MICROCHIP DELLA FELICITA’: Mr. MUSK, SI DIA UN LIMITE

di JOHNNY RONCALLI – Per qualcuno Elon Musk è un pioniere visionario, inarrestabile ideatore di innovazioni tecnologiche. Nella sua testa, presumo, innovazioni che dovrebbero migliorare la qualità della vita su tutto il pianeta. Su tutto il pianeta e oltre, visto che uno dei suoi intenti è pure quello di aprire nuove frontiere extra terrestri, promuovendo il trasporto interplanetario di massa con la sua compagnia SpaceX.

Tra quali pianeti dovrebbe concretizzarsi il trasporto rimane piuttosto oscuro, ma lui certamente possiede informazioni non accessibili a noi poveri mortali.

Per qualcuno Elon Musk è un pioniere visionario, per me più semplicemente un essere pericoloso che ha le visioni.

Da cosa siano generate tali visioni lo ignoro, ma sempre più, negli ultimi tempi, il signor Musk pare divertirsi ad interpretare il ruolo di Dio, nientemeno. Non una settimana da Dio, come nel famoso film, ma un ruolo ben più duraturo, che trova motivazione e giustificazione nel modificare in modo estremo quello che madre natura dispone nel modo suo che noi credevamo egregio, ma evidentemente per lui insoddisfacente.

Una delle sue fisse, una delle sue visioni, ha a che fare con l’impianto di chip nel cervello umano, “interfacce neurali impiantabili” che dovrebbero agevolare le relazioni con le intelligenze artificiali, con effetti e impieghi trai più vari.

L’ultima trovata, e trovata suonerà irriverente alle orecchie del club dei visionari, è l’installazione di un chip nel cervello di una scimmia per farla giocare ai videogiochi.

Inquietante, per i nativi dell’era analogica, ma nulla in confronto al commento che DioElon esprime su Clubhouse, app social privata che da sola meriterebbe un approfondimento. O l’oblio, meglio.

Il commento è stringato, esile, inequivocabile. Quattro parole: <<È una scimmia felice>>.

Un commento che solo Dio può permettersi, solo Dio può arrogarsi il diritto di decidere se e quando un essere vivente sia felice. Con l’inevitabile tarlo del dubbio, perché il Dio che non conosciamo, ma che immaginiamo, vorrebbe che fosse l’essere vivente a dire, a far comprendere se e in quale misura si senta felice. Elon no, Elon lo sa, sa che cosa sia la felicità, quando siamo felici, e se non lo siamo come fare in modo di porvi rimedio.

“Abbiamo una scimmia con un impianto wireless nel cranio con piccoli cavi che può giocare ai videogiochi con la sua mente. Non può vedere dove si trova l’impianto. E’ una scimmia felice. Abbiamo le strutture per scimmie migliori del mondo. Vogliamo che giochino a mind-pong”.

Non bastasse, Elon Musk ipotizza l’utilizzo di questa tecnologia anche per fare il backup della memoria di un essere umano morente, per poter trasferire i suoi ricordi su un nuovo corpo umano o su un corpo meccanico.

L’aspetto più inquietante è proprio l’immotivata presunzione, che trova giustificazione solo nel caso che Elon Musk sia davvero Dio. Possiamo escluderlo?

Pare una valanga irrefrenabile verso un presunto progresso, un presunto progresso che, sappiamo, non sarà arrestabile. Ma allo stesso tempo sappiamo che sarà sempre più difficilmente governabile, concretamente e soprattutto eticamente.

Perché il signor Musk non trovi sufficiente e soddisfacente l’interfaccia tradizionale con la natura, posso solo intuirlo, ma inoltrarsi ulteriormente genera solo imbarazzo.

E poi, se avesse ragione lui? Del resto, chi non sarebbe al settimo cielo sapendo che là fuori c’è Dio che ti guarda, ti protegge e, qualora le cose non andassero per il verso giusto, ha sicuramente pronto un nuovo chip della felicità?

Nel frattempo, lascio spazio al visionario che è in me e immagino il signor Musk, che agilmente passa da una liana all’altra, conquista un corposo casco di banane, scova un anfratto comodo e riparato e si gode il meritato banchetto.

Felice, felice come non lo è mai stato.

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