MENO ENFASI, PIU’ VACCINI: GRAZIE

di JOHNNY RONCALLI – Qui ospedale di Roma, siamo in attesa della formazione di casa, i vaccini si sono allenati bene durante la settimana, il pullman scortato dalle forze dell’ordine dovrebbe arrivare da un momento all’altro. Vi chiederemo nuovamente la linea quando potremo effettuare le prime interviste. Da Roma è tutto per il momento, linea allo studio.

Qui studio a voi Milano, poi a seguire Genova, Torino, Cagliari, Palermo, Napoli. Aggiornamenti dallo studio per la cronaca da Bologna e Catanzaro. Ricordiamo che vi daremo almeno il risultato parziale e finale dai principali ambulatori europei. A voi Milano…..

È fatta, le partite stanno per giungere a destinazione e noi siamo tutti felici e immuni. Lo saremo. Forse.

Comprendo, almeno un po’, il simbolismo della giornata. Comprendo anche che l’occasione faccia l’uomo leggiadro: appena il politico avverte che lo spartito è impostato in chiave di retorica, abbandona ogni esitazione, ogni burocratico legaccio e si fionda imbellettato a favore di telecamera o di cronista.

Non c’è TG che da giorni non accolga i commenti più prevedibili e inutili che si possano immaginare. E <<torneremo ad abbracciarci>> (DiMaio), e <<si apre una fase nuova e c’è un vaccino per tutti>> (Zingaretti), <<il vaccino sia obbligatorio, serve un piano militare>> (Renzi, quello che parlava con i morti e ci invitava a uscire di casa in memoria loro….). E via di seguito tutta la corte.

E poi, <<oggi l’Italia si risveglia>> (Conte), tutti pronti a farlo in diretta TV, previo cerone, l’opposizione naturalmente altrettanto retorica nella ricerca delle falle organizzative con quel fastidioso, malcelato, persistente dubbio sull’efficacia che fa tanto bava di lumaca negazionista. <<Importante educare e spiegare, mai obbligare>>, <<lo faccio solo se è sicuro>>, <<per vaccino precedenza a disabili>> (Salvini). Il malpensante, io, tace sui disabili, sulla improduttività dei medesimi, e in ogni caso nessuno, nemmeno il signor Salvini, ha alzato la voce per favorire test e tamponi agli stessi disabili quando era il momento più critico. E il malpensante tace anche sull’educazione, che spesso non c’è, maleducazione quella sì, e quando all’improvviso viene evocata serve a portare in saccoccia i voti persi per strada.

I vaccini dunque. Questo vorrei, ora: silenzio e all’improvviso un fragoroso sferragliare di pedali, tutti lanciati verso la meta. Basterebbe che i nostri politici leggessero le illuminanti righe del nostro Gervasutti, che spiegano benissimo come si può fare, come si dovrebbe fare. Il prima possibile, siringando giorno e notte, abolendo week-end e feste comandate, per arrivare dappertutto e per tutti.

Inutile negarlo, quante volte i proclami epocali dei nostri politici, le belle parole, i pensieri belli si sono rivelati petali di un fiore di plastica. Non appassisce, ma è finto. E il riferimento ai petali, al fiore, non è casuale.

Servirebbe un decreto, un altro, sì, che imponga al politico il silenzio mediatico per tutta la legislatura. Parlerebbero solo i fatti, avremmo risolto un bel po’ dei nostri problemi relativi all’inquinamento.

Saremo felici di accogliere pure la retorica, per una volta, quando le azioni saranno state pari alle aspettative e alle speranze. Quando davvero sarà tutto alle spalle, allora sarà retorica libera, non perché ci piaccia, ma perché non vi ascolteremo cari politici, talmente desiderosi di rotolarci nei prati e ubriacarci senza ritegno con gli amici fino a notte fonda.

Al lavoro, e meno fronzoli dunque. Dallo studio è tutto.

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