MELONI-SALVINI, IL DERBY SENZA GOL

di DON ALBERTO CARRARA – Meloni e Salvini si stanno facendo la guerra. Un derby nella loro zona politica. È la “rincorsa reciproca”, secondo una delle tante definizioni giornalistiche. Salvini sta rifondando l’Italia perché governa, ma sta perdendo colpi perché non è all’opposizione. La Meloni sta portando da sola la bandiera gloriosa dell’opposizione, ma sta perdendo colpi perché non può vantare meriti per la valanga di miliardi che arrivano dall’Europa. Così Salvini governa ma si diverte a fare opposizione e la Meloni fa opposizione ma si lamenta perché non può studiare le migliaia di pagine dei dossier da inviare a Bruxelles. È la rincorsa reciproca, appunto. Sul filo del coprifuoco, la linea del Piave che i due si contendono e si strappano a colpi di aperture sempre più ampie e sempre più pretese.

Di fronte al ripetersi di queste scene, noi romantici cittadini d’altri tempi e d’altri luoghi, ci divertiamo (oddio, non proprio, ma insomma) a tornare alle antiche radici da cui tutto dovrebbe discendere. E ci ricordiamo che noi umani abbiamo assolutamente bisogno di politica perché l’uomo è politikòn zôon, come Aristotele buonanima ci ha definiti: l’uomo è un “animale politico”. Dunque ci realizziamo pienamente solo nella polis, la città, la comunità.

Da questi elementari ricordi liceali discende una scala etica ovvia. I politici sono al servizio della politica e la politica è al servizio dell’uomo, che si realizza solo come politikòn zôon. Solo che la scala etica spesso si rovescia. Avviene che i politici non servono la politica ma si servono della politica e la politica non serve l’uomo ma si serve dell’uomo. È la morale alla rovescia.

Un elemento che rivela in maniera chiara il rovesciamento della morale politica è questo. I politici non si confrontano con i problemi, ma si confrontano con i politici. La politica spesso diventa un immenso ring dove ci si confronta tra simili e si perde il senso della realtà. Se si deve sopprimere il coprifuoco non dovrebbe dirlo Salvini, ma dovrebbero dirlo medici e sociologi. E se si deve discutere si dovrebbe discutere sui dati offerti dai medici e dai sociologi. Invece succede che sono i politici a voler dettare il dafarsi agli esperti. Morale alla rovescia, appunto.

Immagino già l’obiezione a considerazioni così scontate. Non tutta la politica è così. Certo. Ma governi hanno governato e crisi di governo hanno avuto luogo perché quella logica illogica si è affermata. Questo è il guaio. I politici contano perché seguono quella logica e i buoni politici sono messi ai margini. Figuriamoci i poveri cittadini.

Post scriptum. A proposito. Si è notato come si parla spesso della “gente” (“la gente è stanca”, “la gente vuole uscire”, “la gente vuole essere libera” e via dicendo) e si parla poco di “cittadini”? Di noi, cioè, che abbiamo certo il diritto di rivendicare la libertà nostra di uscire, ma anche il dovere di rispettare la libertà degli altri di non ammalarsi?

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