MAI DIMENTICARLO: IL RISCHIO ZERO NON ESISTE

di ALBERTO VITO (sociologo e psicologo) – Non esistono attività che non comportino un rischio. La credenza nel rischio zero è quello che gli psicologi definiscono un “bias cognitivo”. La psicologia cognitiva ha dimostrato come sia impossibile per gli esseri umani adottare un pensiero esclusivamente razionale. Infatti, noi spesso utilizziamo una modalità alternativa di funzionamento mentale: il pensiero intuitivo, che ha diversi vantaggi, tra cui la velocità d’azione e il ridotto sforzo per l’apprendimento. Tuttavia, adottare tali scorciatoie mentali comporta anche qualche svantaggio: di tanto in tanto cadiamo in errore e questi sono appunto i “bias cognitivi”, credenze sbagliate.

Ad esempio, prendere un treno, guidare l’auto, viaggiare in aereo, sono tutte attività che si portano sempre appresso un rischio, sia pur minimo. Tuttavia, altro errore, tendiamo a dimenticare come anche non fare una determinata attività comporti l’assunzione, consapevole o meno, di una quota di rischio.

Quindi, per venire all’attualità, sia vaccinarsi che non vaccinarsi comporta dei rischi.

In Italia, il rischio di contrarre il covid19, per chi non lo ho già preso, è piuttosto alto. Il rischio di finire in ospedale è molto più basso. Il rischio di morirne, ancora più basso. Il rischio di subire effetti letali dal vaccino è ancora infinitamente più basso.

Dopo di che, ciascuno di questi rischi è influenzato da molte variabili: comportamenti responsabili, età, patologie pregresse, modalità di somministrazione dei farmaci, appropriatezza clinica e ancora tante altre.

Ma dovremmo ricordare sempre che il rischio zero non esiste. Occorre poi aggiungere che esistono anche motivazioni emotive inconsapevoli che ci spingono a credere all’ipotesi rassicurante che possano esistere comportamenti non rischiosi.

Tutto ciò, ovviamente, non significa che non vadano fatte indagini rigorosissime per ridurre i rischi legati alle somministrazioni del vaccino, comprendendo quali condizioni cliniche siano più rischiose, quali categorie vadano maggiormente protette, ecc., ecc.

Altro tema attiguo molto interessante è quello della percezione del rischio, da parte degli individui e della collettività. E qui, in termini sia politici che comunicativi, sicuramente sono stati commessi errori molto gravi. In tal caso, non è un rischio, ma una certezza: sarà ancora più difficile per tutti essere razionali.

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