MAGARI NOI MADRI AVREMO NOSTALGIA DEL LOCKDOWN

di ELEONORA BALLISTA – Con la campagna vaccinale che sembra avere preso ritmi discreti, ci avviamo, pur con cautela, alla risoluzione di una pandemia che ci ha tenuti in ostaggio per un tempo che all’inizio del 2020 sarebbe stato difficile persino ipotizzare.

Poco più di un anno fa, erano i primi di febbraio, una sera come tante ero a casa, a cena con la mia famiglia. Una cena normale, durante la quale, ad un certo punto, abbiamo cominciato a discutere di alcuni progetti.

Una delle mie figlie, 17 anni, stava programmando con le amiche la sua prima vacanza al mare da sola; la sorella più grande parlava già del viaggio di maturità con i suoi compagni di classe: meta stabilita Ibiza; mio marito, sempre impegnatissimo col lavoro, pianificava una lunga stagione primaverile di golf che lo avrebbe tenuto occupato per molti fine settimana; dlucis in fundo, all’inizio di giugno, cadeva un evento inevitabile ma che, diciamolo, avrei scansato volentieri: il mio cinquantesimo compleanno. Un passaggio, con tutto il suo carico di celebrazioni comprensive di pranzo, fiori e palloncini a forma di numero (i più insopportabili), che avrei letteralmente dovuto subire perché è troppo difficile, e forse anche un po’ ingrato, dire “no grazie” alla famiglia che vuole festeggiarti.

Durante quella cena ricordo di avere fortemente desiderato una bacchetta magica che mi permettesse di mettere in stand-by la mia vita per un po’, giusto il tempo di prendere fiato.

Una sospensione che mi avrebbe permesso di dormire senza l’ansia di sapere le mie figlie fuori casa la sera o in viaggio per vacanza; che mi avrebbe regalato un po’ più di tempo con mio marito e, infine, che avrebbe avuto come benefica conseguenza il congelamento della festa di compleanno, senza dover dare spiegazioni e con la certezza che, dato lo stop indipendente dalla mia volontà, nessuno si sarebbe offeso per questa mia idiosincrasia alla celebrazione dei cinquant’anni.

Una settimana dopo quei pensieri è arrivata la pandemia. La sospensione immaginata, anche se in un altro modo, senza bacchetta magica.

Quando ho raccontato questa storia alla mia famiglia sono stata squadrata come si farebbe con una strega, anche piuttosto potente, e il commento è stato: “Adesso però basta eh, non pensare intensamente più niente, per carità”.

Lo ammetto, la concomitanza tra quel pensiero, del tutto personale, e lo stop generale della vita del resto degli esseri umani lascia perplessa anche me. Ma giuro che non intendevo prendermi una pausa tanto lunga, peggio ancora così tragica e globale.

Adesso che il vaccino è realtà e che tutti quanti, piano piano, ci stiamo proteggendo, sembra di intravedere la luce in fondo al tunnel e presto torneremo a uscire.

Le mie ragazze ricominceranno a programmare la loro vita da giovani, come è giusto che sia, e io me ne farò una ragione. “Mamma, ti sei riposata abbastanza. Mettiti il cuore in pace perché noi, appena si potrà, usciremo”, sì, giusto. Mio marito si è abituato al lavoro da casa e credo che continuerà ad alternare l’impegno “smart” a quello in ufficio e di questo io sono contenta perché potremo fare la pausa caffè di metà mattinata, insieme, in cucina. Quanto al festone di compleanno per i 50 anni, si dice “passato il giorno, gabbato il santo”, e quindi, da quel punto di vista, l’ho scampata.

Ecco perché, in fondo, di quest’anno di lockdown riuscirò a ricordare anche qualcosa di positivo.

Ma quest’ultimo pensiero è inconfessabile, indicibile, quasi blasfemo se si pensa al danno generale che la pandemia ha provocato su mille fronti e al numero enorme di morti.

Eppure io sono certa che nella sfera intima di molte signore come me, pensieri simili, ancorché irriferibili, sono affiorati.

Ed è proprio a loro che mi rivolgo dicendo: “Coraggio, in effetti ci siamo riposate abbastanza ed è ora di tornare alla vita di prima, coi pro ma anche con i contro, pensando che se da un lato, per oltre un anno, abbiamo dovuto sopportare una clausura forzata, dall’altro abbiamo guadagnato un certo numero di notti tranquille”.

 

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