MA QUANTO SI DIVERTONO CON LE MANGIATRICI DI BANANE

In Friuli sanno come divertirsi, lo dicono i friulani stessi, ed è una sorpresa, considerata l’austera maschera che di solito viene loro attribuita.

In provincia di Udine si divertono anche con la “Festa degli uomini”, in particolare a Monteprato di Nimis, che dal 1977 vanta il marchio ufficiale e che oggi anno sfida il buon gusto e il politicamente corretto, spingendo in direzione ostinata e contraria rispetto alla brezza dei tempi che corrono.

Quest’anno la fanno anche più sporca del solito, provano a giocare col simbolismo e con il pecoreccio, provano a mischiare le carte, ma la raffinatezza non è la specialità della casa, il simbolo sarebbe la banana retta dal maschio, il pecoreccio le figliuole che si chinano bendate a degustare l’esotico frutto. Il tutto ha anche un nome, “Gara di mangiatrici di banane”.

Ora, si può immaginare quale putiferio ne sia scaturito oltre confine, oltre confine della Festa, subito a tuonare definendo l’evento “denigratorio e sessista”, subito una raccolta firme che lamenta, prevedibilmente, “perché ciò che è festa per l’uomo, o festa dell’uomo, si traduce in una forma di oppressione, denigrazione, oggettificazione e sessualizzazione per la donna e della donna? La risposta, laddove dovesse mancare, desideriamo suggerirla noi: questa gara non è altro che la diretta espressione del contesto culturale in cui è stata immaginata”.

Bella stoccata, inevitabile. In effetti, io rimprovero agli organizzatori anche la mancanza di un certo brio inventivo, si poteva essere un po’meno banalotti. Diciamo che non volendo rinunciare al simbolismo e al pecoreccio, si poteva anche ridere di più facendo reggere la banana a una donzella e indurre qualche villoso energumeno a eseguire l’esercizio. Ma da quelle parti sono tradizionalisti, non vedono di buon occhio certe innovazioni.

Ad ogni modo, l’idea di stare lì in mezzo è piuttosto imbarazzante, la fiera non è fuorilegge sia chiaro, ognuno si diverte a modo suo, solo un po’ ridicola e grossolana, una commedia sexy tra le più volgari e squallide effettivamente.

Quindi van bene gli strali femministi, le saette contro il maschilismo e pure le freccette nei confronti della cultura che continua a inneggiare alla donna oggetto, però in chiusura un sassolino, meglio se appuntito e fastidioso, ce l’ho: le donne, le ragazze che partecipano alla Festa e pure agli squallidi giochetti non sono né minacciate, né obbligate a partecipare, così a occhio pare che si divertano pure, quindi, se possibile, qualche fiammata la vorrei indirizzata anche a loro eventualmente, conniventi e pure gaudenti sembrerebbe.

Poi c’è pure la possibilità che a tutti quanti vada bene così tra l’altro, piaccia o non piaccia, e se va bene a loro francamente che siano lieti come gli pare. Pioveranno critiche che sottolineano come da questa cultura possano scaturire le efferatezze maschiliste alle quali siamo tristemente abituati, ma in questo caso credo la cultura sia veramente di massa, senza distinzione di sesso.

Ora vado a bermi un caffè, un caffè scorretto.

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