MA PERCHE’ L’ITALIA NEL MONDO DEVE ESSERE SOLO UN RAVIOLIFICIO

Ma perché le istantanee a margine di un qualsiasi summit internazionale che si svolge in Italia sono quasi sempre a base di first lady che fanno la pasta, mangiano la pizza o fanno un giro per negozi griffati?

Poi è chiaro che all’estero l’immagine che hanno del popolo italiano è spaghetti, Armani e mandolino.

Ma non si potrebbe, per una volta, cambiare registro?

Va bene, diamo un contorno a queste affermazioni nate di getto di fronte alla foto (apertura del “Corriere della Sera”) di Jill Biden con un raviolo in mano.

La first lady americana, mentre il marito Joe è volato a Glasgow per la Cop26, è partita, tailleur bianco e giacca rosa in pendant con la mascherina, per Caserta.

Scopo una visita alla base militare americana di stanza lì: prima giro alle scuole medie e, successivamente, preparazione dei ravioli ai 4 formaggi insieme agli studenti.

Al seguito della signora ci sono i giornalisti americani e, evidentemente, anche quelli del “Corriere”. Ed è così che il pomeriggio da massaia della signora Jill Jacobs, origini italiane, precisamente siciliane, per via del nonno emigrante che di cognome faceva Giacoppa, fa il giro del mondo.

E insieme a lei anche noi tutti popolo tricolore, infine identificati come esperti di pasta fatta in casa.

Intendiamoci, va benissimo l’enfatizzazione delle nostre eccellenze locali, perché è vero che in pochi altri posti si mangia bene come da noi; ma qui, lungo lo stivale, siamo anche capaci di altro.

Vantiamo, per esempio, eccellenze scientifiche che non faticano a varcare i confini nazionali: l’ultimo in ordine di tempo è il nostro premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi e, insieme a lui, molti altri se ne potrebbero citare.

Ecco, dato che la signora Jill è un’insegnate ancora in servizio, perché il potente cerimoniale internazionale non ha ipotizzato un incontro proprio col professor Parisi, magari per un discorso sul clima visto il concomitante appuntamento inglese sul futuro del pianeta?

Si obietterà, probabilmente con ragione, che la cosa non era di semplice attuazione: troppo caldo il tema che, oltretutto, è materia già in agenda in Scozia.

Sì, forse; non indaghiamo.

Ad ogni modo credo sia importante, per il futuro, avviare un cambio di passo a proposito dell’immagine delle mogli (o mariti) al seguito dei grandi, pianificando incontri che abbiano uno spessore un po’ più forte rispetto alla mera visita d’arte o al tour enogastronomico.

Poi, se a margine resta il tempo per una cacio e pepe, dato l’appuntamento romano, ben venga.

 

 

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