MA CHI E’ LO PSICOPATICO CHE CONSIDERA IL BILIARDINO GIOCO D’AZZARDO

E così tramonta definitivamente la nostra età dell’innocenza, quel poco che ne era rimasto almeno.

Calamità ulteriore, a suo modo, in questa prematura estate già impietosa, veniamo a conoscenza di un decreto del direttore dell’Agenzia Dogane e Monopoli del giugno 2021, che impone a biliardini, flipper, ping pong e biliardi negli esercizi pubblici, dai bar agli stabilimenti balneari fino ai circoli culturali, una tassazione pari a quella in atto per il gioco d’azzardo.

Significa che dal primo giugno 2022 chi vuole dotarsi di tali strumenti di perdizione deve adeguarsi e pagare il dazio, significa che molti, ovviamente e comprensibilmente, preferiscono dimenticare la storia e fare a meno dei suddetti, significa che sarà sempre più difficile scovare un biliardino e improvvisare la partita della vita, in palio magari la coppa del nonno.

Il genio non conosce riposo e non si può frenare, sregolato per natura partorisce le trovate più impensabili quando meno te l’aspetti, anche se abbiamo ormai metabolizzato lo stato d’allerta e difficilmente abbassiamo la guardia.

Un pezzo, e nemmeno un pezzo piccolo, della storia dello svago, della ricreazione degli italiani, ma in fondo un pezzo di storia punto, rischia di scomparire, non per disamore della gente, ma per la stupidità normativa di qualche burocrate rintronato. Niente più frullate con rimbrotto da parte dell’avversario, niente più ganci letali, niente scossoni al tavolo perché non sono scese tutte le palline e del resto, come è facilmente intuibile, trattasi di azioni, l’ultima in particolare, al limite del terrorismo, con la potenziale aggravante dell’imprecazione blasfema in caso di insuccesso.

Il riso amaro è inevitabile, in considerazione del sincero affetto e del legame che ci lega a quel tavolo, a quei rigidi omini che riuscivamo persino a personalizzare attribuendo loro il nome dei nostri campioni preferiti. Però alla fine ci si indigna, porco mondo, perché in tutta questa ridicola vicenda, quello che trovo più assurdo e a sua volta ridicolo, sebbene non sorprendente purtroppo, è il fatto che dalla sorgente, da chi l’ha pensata questa delirante castroneria, alla foce, a chi a emesso il decreto rendendolo attuativo, dal giugno 2021 al giugno corrente, non ci sia stato un essere dotato di senno che abbia timidamente alzato il dito per far notare che forse non era il caso, che forse l’equiparazione non era il caso. Nessuno poi, figuriamoci, che ne abbia intuito l’impatto culturale e storico. A dimostrazione che quella del funzionario pubblico è la figura più inutile, triste e impersonale che possa esistere, una figura che si limita a far applicare, a cascata, senza discernimento, occhi bassi sul modulo da protocollare, che legge ma non intende, anello di una catena che mette in moto tutto e il contrario di tutto.

Ho anche pensato a un anonimo perfido legislatore, vendicativo perché mai nella sua vita è riuscito a vivere un momento di gloria con le mani agganciate a quelle manopole, in difesa o in attacco che sia, e allora che tutti paghino, letteralmente, ma se così fosse potrei quasi comprendere, quasi sorridere davvero. E invece no, si tratta proprio dell’ottuso funzionario pubblico, quanto di più simile al robot possa venire in mente e certo non un robot di ultima generazione, al quale probabilmente qualche dubbio sarebbe sorto.

E comunque un’ultima cosa voglio dire, e la pretendo pure. Se il biliardino viene equiparato al gioco d’azzardo, io esigo che lo siano anche il gioco delle biglie, le sfide a bandierina e pure il nascondino.

E il palo della cuccagna, quello sì equivoco, fin dal nome.

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