L’UOMO CHE MORI’ 164 VOLTE

di SERGIO GHISLENI – Gli Alpini non dicevano che uno di loro era morto. Dicevano: è andato avanti. Quando “va avanti” un grande attore o attrice pensiamo: che pena, adoravo quell’attore o quell’attrice; e 9 volte su 10 invece siamo innamorati di uno o più dei personaggi che aveva interpretato. Sul defunto Max von Sydow l’habitué di Cannes, Venezia o del Sundance Festival potrebbe scrivere solenne-e-minacciosa-mente “chi non ricorda il giovane magnifico MvS, tragico biondo cavaliere de Il Settimo Sigillo?”.

Detto che noi comuni mortali abbiamo tutti pieno diritto di non ricordarlo, si può però aggiungere che per chi non ha mai visto quel film di Bergman può essere ora di vederlo. Quella pellicola del 1959 puntò un fascio di luci di cento colori – e sì che era in bianco/nero – sul tema eterno dell’inquietudine esistenziale, dell’horror vacui, di ciò che più angoscia la nostra specie da quando abbiamo uso della ragione. Altro che virus, guerre, Armageddon climatici o perfino nucleari.

Se alla memoria di Max von Sydow resterà appiccicato il ruolo del cavaliere nordico che sfida a scacchi la Morte (e perde, come tutti, ma la porta ai supplementari e anche ai rigori), ad altri attori che “vanno avanti” non resta appiccicato nulla di memorabile. Per un von Sydow che Bergman rese inconsolabilmente mortale come cavaliere Antonius Block, ma immortale nel personaggio e nell’interpretazione, c’è però qualche maglia nera della celluloide che ha stravinto per quantità e contrappasso. Uno così, che pochissimi avranno presente, non ha mai convinto nemmeno la giuria del festival di Spinetta Marengo (peraltro prestigiosissimo, se esistesse) ma ha un record di mortalità sul set da premio Oscar: su 173 lungometraggi nei quali ha avuto almeno una particina, è “morto” (quasi sempre ammazzato) in 164.

Cercatelo: si chiamava Frank Braña, al secolo Francisco Braña Pérez (1934-2012). Apparve, tra l’altro, nella celeberrima trilogia del dollaro di Sergio Leone. Sì certo, era solo un tipico “secondario” di un genere nel quale s’è visto di tutto e di più. Spaghetti a parte, quasi tutto trash-western in stato puro. E registi e sceneggiatori con lui non avevano pietà: praticamente, non finiva un film in piedi. Nove sopravvivenze su 173 film: se von Sydow-Block è Mito, Frank Braña a modo suo è perlomeno una leggenda.

Perché poi, alla fin fine, avrebbe detto il principe De Curtis/Totò che “Ollivùd o non Ollivùd, alla fine la livella ci mette tutti in fila”. Proprio come Max von Sydow/Antonius Block e i suoi compagni di ultimo viaggio, che “vanno avanti” in fila, teste basse, dietro a messere la Morte, falce in pugno, negli ultimi fotogrammi de Il Settimo Sigillo. Non perdetevene uno, dei fotogrammi di quel capolavoro. Da render obbligatorio a scuola, si diceva una volta. Anche se qualcosa mi dice che certi signori piuttosto influenti, residenti in uno staterello della destra Tevere, e con molti amici molto influenti un po’ dappertutto, non sarebbero molto d’accordo.

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