L’OREAL SBIANCA IL BUONSENSO

di TONY DAMASCELLI – È scesa in campo anche l’Oreal. Senza nemmeno genuflettersi ha deciso di cancellare l’aggettivo “sbiancante” che puzza di razzismo e affini. Il “make up” della lingua raggiunge livelli paradossali. Se i francesi temono la reazione della gente di colore, gli svizzeri li hanno anticipati con il divieto di commercializzazione dei famosi Moretti, non sapendo che contengono bianchi d’uovo frustati. Mi torna alla mente Pierfrancesco Pacini Battaglia, uno dei mille di mani pulite, e il suo “Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato!”, poi rivisto e corretto, per evitare ulteriori grane, in «mi hanno sbiancato».

Pure lui dovrebbe pentirsi per l’uso di un verbo che provoca fastidi e allergie. Basta con Angeli negri, Fausto Leali, Canzonissima 1968, basta con i Neri per caso, basta con il Mulino bianco, con l’Omino bianco, con Calimero e Ava come lava, basta con l’olandesina e il bianco che abbaglia. Dovremmo creare un nuovo colore che accontenti tutti.

Come nella barzelletta della scuola del Michigan. La maestra, spedita per porre fine alle lotte tra bambini neri e bambini bianchi, ha un’idea brillante: «Da oggi siamo tutti blu!» e la scolaresca esulta, i bambini si abbracciano, ballano felici ma bisogna riprendere la lezione e, allora, la maestra ordina: «Ognuno al proprio posto, i blu scuro a destra, i carta da zucchero a sinistra». Si replica.

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