L’OLANDESINA CAROGNA

di GIORGIO GANDOLA – L’aveva già fatto, aveva già detto un NO tutto maiuscolo. Di dare soldi a vanvera a una grande nazione spendacciona del Sud, l’Olanda non aveva alcuna intenzione già nel 1500, quando si chiamava Province Unite, con un nome da banca ricca che anticipava tempi e tendenze. E non ne poteva più di pagare tasse alla Spagna per finanziare crociere in America o in Columbia, vai a capire dalle cartine e dai piedistalli senza statua. Il problema fu risolto all’olandese: ottant’anni di guerra, incendi e massacri, poi la libertà. Da allora, Madrid è lontana.
Altro che cucchiaio di Totti, altro che spinello libero, papaveri multicolori, cieli notturni di Van Gogh e mulini a vento dove c’era il mare. Letteratura. Quelli del calcio totale non sanno neanche cosa sia il folclore con il quale li stiamo sommergendo. Loro si sentono un grande popolo erede di un grande impero, che andava dall’Europa all’Indonesia, alle Antille. Così per sport furono i primi ad arrivare a New York (che non si chiamava Nuova Amsterdam a caso). Commerciavano come i signori della Serenissima, avevano i forzieri pieni di denaro, furono fra i pochi a sfidare la marina britannica (bruciarono il porto di Londra) e alla fine della Seconda guerra mondiale provarono a tornare nelle colonie del Far East liberate dai giapponesi.
Gli americani risposero con la consueta gentilezza: «Fuori dai piedi, porteremo noi i soldi a casa vostra». E l’hanno fatto, lo stanno facendo; quel mezzo paradiso fiscale che oggi è l’Olanda viene ricompensato anche dalle nostre aziende. Non per niente Fca, Mediaset, Luxottica hanno portato lassù i libri contabili. Se l’Europa è capace di uniformare la lunghezza dei cetrioli ma non i sistemi fiscali, non è colpa loro. Questa è l’Olanda con la quale abbiamo a che fare, questa è la gente che ha votato Mark Rütte per spararci in faccia i suoi NO. E comunque un Paese dove un pittore sottovalutato si taglia un orecchio per sfregio va preso sul serio.
Ottant’anni di guerra agli spagnoli. È pur vero che nei 90 centimetri di libreria Ikea a disposizione dell’italiano da bar digitale certe vicende lontane non ci stanno, ma se ciò che accadde è nel nostro Dna, è possibile che si ripeta. Come diceva quello? «La prima volta come tragedia e la seconda come farsa». Quindi eccoci qui, al Recovery Fund, all’helicopter money del comandante Giuseppe Conte che non decolla senza quei 175 miliardi davanti ai quali il governo sarebbe disposto ad andare ad Amsterdam in mutande arancioni. Ma gli olandesi continuano a dire NO senza troppi problemi: sfidarono i cannoni del re di Spagna, possono resistere una vita ai colpi di pochette del nostro premier e della sua armata Brancaleone.
Non hanno tutti i torti perché, mentre loro hanno un debito pubblico al 60%, il nostro ha sfondato il tetto del 155%. Quindi per la legge della reciprocità, chi di luogo comune ferisce, di luogo comune perisce. Ed ecco gli italiani mafiosi, mangiaspaghetti a tradimento, impegnati ad abbronzarsi sulle spiagge della riviera romagnola, sempre a piangere miseria e a cercare di lucrare con espedienti (riecco quella maledetta partita vinta all’italiana e chiusa col cucchiaio), incapaci di mettere via un euro. E qui casca l’asino olandese, qui hanno torto loro.
Il ragionamento si fa serio e toglie margini proprio ai banchieri batavi, perché se il debito pubblico ci penalizza, quello privato ci fa sembrare la California. Le famiglie olandesi hanno il 200% di debito sulle spalle, di fatto le cicale sono loro. Mentre i risparmi degli italiani sono i più alti d’Europa. Questo dimostra che un po’ ci marciano, anche loro sono prigionieri dei pregiudizi. Senza contare che se credono nell’Europa e ritengono che debba avere un futuro, oggi devono convincersi a staccare un assegno (non in bianco, neppure un italiano si fiderebbe di altri italiani) anche in nome della solidarietà. Perché non si è mai vista una comunità senza un minimo di redistribuzione dopo una tragedia epocale come una pandemia. Non può esistere un’Unione Europea fondata sui parametri contabili e non sulla comunione d’intenti.
È vero, siete calvinisti, protestanti e un po’ usurai, ma anche voi avete avuto bisogno degli altri. Nel 900 degli Stati nazionali (concetto démodé dentro la melassa globalista), girava un motto: «Per invadere l’Olanda basta bussare, così i tedeschi non devono imparare la lingua». Ci state trattando come se l’orecchino di perla alla ragazza di Vermeer l’avesse rubato un italiano, poi venite a fare windsurf sul lago di Garda. Cercate in fondo alla bisaccia della storia un pizzico di umanità e mollatela come Baruch Spinoza faceva con le lenti e il pensiero. Si può essere migliori, nella vita.

Illusioni che tutto questo accada? Molto poche. Quando guardava Oriali umiliato da un tunnel, anche Cruijff era un cinico.

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