L’OFFERTA SPECIALE CHE UMILIA I CONTADINI

di PAOLO CARUSO (agronomo) – E’ di questi giorni l’offerta su scala nazionale di una catena della Grande Distribuzione Organizzata che, anche se solo per un giorno, “vende” angurie a 1 centesimo al chilo. L’offerta compare nella prima pagina di un volantino su cui è specificato che alla filiera agroalimentare è stato corrisposto il giusto prezzo, mentre la differenza di valore rispetto al prezzo di acquisto verrà integrata dalla catena di supermercati. Sulla carta, quindi, nessuno sfruttamento della posizione di forza del gruppo rispetto ai produttori agricoli. Ma funziona veramente così?

Sfogliando i volantini pubblicitari delle catene della grande distribuzione, capita frequentemente di imbattersi in mirabolanti offerte di prodotti alimentari a prezzi che sfidano la razionalità e l’etica.

Spesso ci chiediamo come sia possibile che prodotti trasformati, quali ad esempio le passate di pomodoro, vengano offerti a un prezzo inferiore rispetto a quello del prodotto fresco che troviamo sullo scaffale.

La realtà è molto complessa e probabilmente trae origine da una perversione consentita a questi grandi gruppi della distribuzione, che, approfittando di un vuoto legislativo, mettono in atto un meccanismo di acquisto conosciuto come “aste al doppio ribasso”, che sarebbe più opportuno definire come “aste al doppio capestro”.

Questa diavoleria non è altro che un’asta elettronica inversa, che la grande distribuzione utilizza per rifornirsi di diversi prodotti, soprattutto pomodoro, olio, legumi, conserve, latte…

Ai fornitori, le centrali d’acquisto della GDO chiedono – con un avviso di solito inoltrato tramite e-mail – di proporre un’offerta per la vendita di ingenti quantitativi di prodotto. Una volta raccolte le proposte, lanciano una seconda asta nuovamente al ribasso, partendo dal prezzo inferiore raggiunto durante la prima.

Nel lasso di tempo di pochi minuti, su un portale web il venditore viene obbligato a rivaleggiare furiosamente con altri competitors per aggiudicarsi la commessa.

Non è difficile immaginare che i produttori, nel timore di vedere invenduto il proprio prodotto, soprattutto quando si tratta di merce deperibile, e di non poter far fronte a spese sostenute, svendano la merce sottovalutando i problemi che a catena si presenteranno.

Spesso chi si aggiudica l’asta si spinge talmente in basso con il prezzo che, per garantirsi un esiguo margine, deve rivalersi a sua volta sui produttori da cui acquista la merce. A cascata, questi ultimi devono trovare il sistema in grado di coniugare prezzi di produzione e prezzi di vendita, spesso tralasciando la garanzia dei diritti fondamentali ai lavoratori agricoli. In tal modo, il meccanismo delle aste al doppio ribasso contribuisce ad alimentare fenomeni di sfruttamento del lavoro e di caporalato.

Il meccanismo dell’asta sta legittimamente alla base di moltissime attività imprenditoriali, basti pensare alla pubblica amministrazione che per le proprie forniture ne fa ampio ricorso, ma ad essere eticamente discutibile è il prezzo a base d’asta che spesso è spudoratamente incongruo.

Per evitare questo, il legislatore si era mosso redigendo un disegno di legge al Senato, che imponeva il divieto di vendita sottocosto dei prodotti agricoli e agroalimentari.

L’esame del disegno legislativo, già approvato dalla Camera la scorsa estate, era stato avviato dalla commissione Agricoltura a Palazzo Madama all’inizio del 2020, salvo poi interrompersi per l’emergenza Covid durante la fase delle audizioni.

Il tema, come abbiamo visto, è rimasto di stretta attualità: occorre necessariamente limitare le speculazioni nel settore ortofrutticolo, prevedendo anche misure di sostegno ad hoc per le filiere etiche.

Un aspetto che colpisce negativamente di questi volantini è lo svilimento del frutto agricolo, utilizzato come specchio per le allodole e incurantemente trattato come qualsiasi altro prodotto. L’attività agricola, che ricordiamo essere il “settore primario” per eccellenza, è definita tale perché ci consente di avere qualcosa a tavola tutti i giorni: gli attori di questo comparto, i contadini, svolgono la loro attività in condizioni non agevoli, con sacrifici inenarrabili, spesso strangolati da una burocrazia opprimente e per giunta costretti a fare i conti con rischi atmosferici che minano la loro serenità emotiva ed economica.

Lasciare che i frutti del loro lavoro vengano adoperati come esche per offerte super-economiche appare offensivo per la dignità, e suona come una ingiusta condanna a restare le ultime ruote del carro. Starebbe ai consumatori capire che dietro un prezzo incongruo si nascondono iniquità e speculazioni che possiamo evitare solo scegliendo consapevolmente: la politica fatta con il carrello.

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