L’INSEGNANTE ESPERTO E’ UNA BOIATA PAZZESCA

Nessuno più di me apprezzerebbe la meritocrazia nel mondo della scuola: da almeno trent’anni vado domandando che si facciano robuste distinzioni tra docenti capaci e laboriosi e fannulloni immedicabili. Ho scritto centinaia di articoli e perfino un libro sulla spinosa questione: inutile dire che si è trattato di lettera morta, sia perché la mia voce conta meno che zero, sia perché le orecchie di chi avrebbe dovuto sentire sono foderate di bambagia.

Sia come sia, almeno dapprincipio, la notizia del progetto d’introdurre una classifica di merito nel sistema educativo italiano è risuonata come un coro angelico presso la mia vecchia anima esulcerata: tuttavia, una vocina dentro di me – la solita vocina dell’esperienza – mi sussurrava: non ti fidare, vedrai che è il solito pacco. E, infatti, di pacco si tratta. Perché il premier ottimo massimo Draghi sarà anche un fenomeno come economista, ma di scuola ha dimostrato di non capire proprio niente. O, almeno, lo hanno dimostrato i disutili che, a nome suo, hanno concepito questa bella trovata dell’”insegnante esperto”, inserita come venenum in cauda nella cosiddetta legge “Aiuti bis”.

Ma vediamo di capire un po’ in cosa consista tutta la faccenda: innanzi tutto, l’individuazione di questo fantomatico “insegnante esperto”. Va da sé che qualunque insegnante, dopo anni e anni di cattedra e di burocrazia si possa definire “esperto”: questo qui, però, è un esperto speciale. Tanto speciale da essere uno per ogni scuola e non di più: ottomila in tutto. L’esperienza di questa specie di superdocente dovrebbe derivare da un percorso di nove anni, dico nove anni, di formazione: alla fine, il fortunato si beccherà, più o meno, trecento euro netti in più in busta paga.

E, adesso, vi spiego perché si tratta di una boiata sesquipedale. Prima di tutto, perché la formazione scolastica è quanto di meno formativo si possa immaginare: lezioni di roboante docimologia, pappardelle inutili su esperienze didattiche inefficaci, pistolotti monografici di nessuna scienza, laddove occorrerebbero poderose iniezioni di contenuti. Tra l’altro, la maggior parte di queste desolanti esperienze formative è affidata a rettori in pensione, esperti giubilati, sindacalisti a riposo: insomma, i soliti amici degli amici, che, con questo trucchetto, continuerebbero a sbafare a ufo, come hanno fatto per tutta la vita, anche dopo l’età della suddetta giubilazione.

In secondo luogo, questo pannicello caldo (e differito di nove anni) consente di glissare sulla vergognosa retribuzione dei docenti, il cui contratto è da tempo scaduto e per i quali si parla di aumenti di venti euro al mese: ingolositi da quei miserabili 5.650 euro all’anno, dopo tre trienni di noia e di tempo perduto, i professori faranno a botte per essere i prescelti. Con rivalità e divisioni prevedibili, che mineranno il già precario rapporto tra colleghi, di ruolo, precari, supplenti e così via.

Infine, un simile sistema permetterà di nascondere il gigantesco problema della selezione e della formazione del corpo docente: gli aberranti criteri di assunzione, i concorsi sbagliati, truccati, truffati, l’inesistenza di una preparazione seria da parte delle università, il penoso livello culturale della maggior parte delle nuove leve.

Insomma, si va avanti sulla strada della chiacchiera, della fuffa, del didatticismo, mentre molti professori confondono Dante con Boccaccio. Xe pezo il tacon del buso, si dice in Veneto: e questo sembrerebbe proprio il caso. In materia di scuola, il grande Mario Draghi si è dimostrato un Renzi qualsiasi.

2 pensieri su “L’INSEGNANTE ESPERTO E’ UNA BOIATA PAZZESCA

  1. Ermete Trismegisto dice:

    Concordo appieno, professore. Soprattutto per quanto riguarda gli attuali corsi di aggiornamento, dove un “formatore” ripete meccanicamente la definizione di “competenza” per poi invitare i fortunati convitati a elaborare una UdA in équipe.
    Non parliamo poi di certi colleghi a cui servirebbe più un corso di recupero che un corso di aggiornamento…

  2. Patrick dice:

    Io credo che questa pessima trovata del ‘docente esperto’ inciderà pesantemente sull’ego già ipertrofizzato di alcuni insegnanti.

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