LIBERA L’ULTRAORTODOSSO CHE E’ IN TE

di ALBERTO VITO (sociologo e psicologo) – Chi mai si vedrebbe una serie televisiva in cui tutti parlano una lingua praticamente sconosciuta in Italia e con abitudini quotidiani antiquate e certamente inusuali? Eppure la sfida degli autori di “Shtisel” si basa su questo paradosso. E la serie, di cui da poche settimane è visibile la terza edizione, anche da noi gode di un successo straordinario.

Si tratta di una produzione israeliana che racconta le vicende di una famiglia (Shtisel è appunto il cognome) che vive a Gerusalemme, nel quartiere dove risiede la comunità degli ultraortodossi haredim.

La descrizione delle sue vicende è realistica e poetica. La serie è stata considerata innovativa anche dal punto di vista politico, in quanto, senza prendere nessuna posizione di parte, ma semplicemente descrivendo questo mondo apparentemente chiuso, ottiene l’effetto di avvicinarlo al mondo esterno.

Gli haredim hanno regole molto rigide (ad esempio, non usano internet, vestono in modo prestabilito e la suddivisione tra uomini e donne è rigorosa), ma sono pur sempre un microcosmo che ha continue relazioni di scambio con la moderna società odierna di Israele, tecnologica e progressista.

Il confronto tra la pressione della modernità e il rispetto delle tradizioni ataviche è una delle chiavi di maggiore interesse del programma. La serie, in yiddish e sottotitolata in italiano, piace a chi abbia voglia di conoscere le tradizioni ebraiche (e il suo successo conferma il notevole fascino esercitato dalla cultura ebraica nel mondo occidentale), e piace agli ebrei che godono di una rappresentazione realistica e affettuosa.

Altro paradosso: probabilmente piacerebbe anche agli ultraortodossi, se solo potessero avere la tv, che invece è sostanzialmente sconsigliata (nella prima serie, uno degli aspetti più gustosi è il racconto dell’anziana nonna che, ricoverata in un ospizio, inizia a vedere di nascosto e si appassiona a “Beatiful”, tra la disapprovazione di tutti).

La serie racconta le vicende esistenziali di questa famiglia, guidata da un anziano e burbero rabbino vedovo, con un figlio con vocazione artistica e un’altra figlia alle prese con problemi matrimoniali e di gestione dei figli adolescenti. Si tratta di una famiglia che i terapeuti potrebbero definire “multiproblematica”, in quanto le succede un po’ di tutto e le varie tappe del ciclo di vita sono spesso problematiche.

Il segreto del successo risiede probabilmente nel fatto che i personaggi, apparentemente così distanti, alla fine, sono uguali a tutti noi: amore, lutto, disgrazie, conflitti, corteggiamenti e rifiuti, in effetti, sono sempre gli stessi, a qualsiasi latitudine. Le questioni esistenziali più importanti sono quelle che viviamo tutti. Ed è facile l’identificazione, per ognuno di noi, con uno degli Shtisel…

 

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