LETTERE A MANCINI – 6

di CRISTIANO GATTI – Caro ct Mancini, a noi italiani basta molto meno per sentirci orgogliosamente i migliori del mondo, per riesumare quel patriottismo pret-a-porter che non compare mai quando dobbiamo fare dell’Italia un Paese civile, rispettoso delle regole, culturalmente evoluto. Figuriamoci se non basta una finale degli Europei, conquistata eliminando la Spagna.

Non dimentichi però che esiste un’Italia minore e minoritaria che non si stanca di cercare un minimo di equilibrio e di verità. Proprio questa Italia che non conta nulla non può non ammettere che stavolta ci è andata davvero di lusso, perchè persino questa Spagna di ultima generazione, nemmeno lontana parente della squadra imbattibile di anni fa, ci ha messi in croce. E’ comunque una festa di popolo, la gente si butta nelle fontane e rischia la variante Delta facendo ammucchiate esaltate, ma se si guarda la partita non possiamo raccontarcela: stavolta non meritavamo.

Casualmente, a noi però non interessa la partita. Cioè, parliamo di gioco e di tecnica quando l’Italia è squadra bella, magari contro la Turchia, allora sì diventiamo tutti esteti estatici, senza risparmiare aggettivi, la squadra più imprevedibile, incasellabile, indescrivibile, fuori dagli schemi, spregiudicata e garibaldina, come disse Sconcerti “la più bella degli ultimi 50 anni” (io ancora mi chiedo dove sia stato l’ottimo Sconcerti negli ultimi 50 anni). Se ci gira bene, puntiamo tutto sul made in Italy del nostro spettacolo unico e impareggiabile, sul gioco d’alta scuola che scaravolta in modo rivoluzionario lo status quo del momento.

Poi però arriva la Spagna, che su quel piano lì ci umilia, e allora torniamo finalmente noi stessi: conta il risultato, poche storie, il bel gioco è una poesia per poveracci, alla fine chi vince ha sempre ragione. E nessuna partita meglio di questa semifinale ci rappresenta meglio, noi e la nostra tradizione, noi e i nostri valori, noi e la nostra cultura: un grandissimo contropiede, sì, quel fossile che alzando la cresta dicevamo di avere rinnegato e sotterrato, un perfetto contropiede da manuale e da cineteca, ispirato da un geniale Donnarumma con rilancio rapidissimo, ed ecco che ancora una volta la vecchia Italia fa bingo.

Certo c’è il pareggio della Spagna, tra noi e la qualificazione, ma poi arriva il famoso fattore C di cui parla sempre persino Arrigo Sacchi, un maestro che davvero ha costruito il suo mito e la sua scuola solo sul gioco, e di nuovo siamo tutti in piazza a strombazzare, grazie a rigoristi e portiere acconci allo scopo.

Tutto è bene quel che finisce bene, ci piace dire. Abbiamo vinto noi e il resto non conta, ci piace chiosare. La morale della storia, per noi, ancora una volta, è questa: il migliore dei trionfi arriva al 96′, con un rigore rubato o con una botta di gluteo, dopo che gli avversari ci hanno dominati. Stavolta non è andata proprio così, però ci siamo avvicinati. Sicuramente, si sbiadisce un po’ il film che ci eravamo costruiti dell’Italia miss Europa, la più bella e la più sexy, che incantare il mondo fa. Abbiamo messo in campo una squadra rocciosa, ma non bellissima. Tenace, ma non spettacolare. Un’Italia vecchio stampo e vecchia maniera, niente a che vedere con l’idea e la suggestione della nuova Italia di Mancini che seppellisce il vecchio con la grande bellezza.

Niente di scandaloso, italiani siamo e italiani restiamo. Basta saperlo. Basta accettarlo. Ma perchè nessuno adesso si deprima, conviene guardarci indietro, come sempre: proprio a Wembley noi abbiamo giocato e vinto la partita più italiana di sempre, 14 novembre 1973, amichevole, l’Inghilterra come al solito ci assedia, ma all’86’, con uno dei pochissimi contropiede concessi alla nazionale di Valcareggi, Capello arriva con le sue ginocchia valghe e butta dentro la ribattuta del portiere, su tiro di Long John Chinaglia. E’ la prima volta che l’Italia riesce a battere i maestri inglesi nella loro chiesa, li batte con il più sublime capolavoro all’italiana.

Nessuno mai si è vergognato di quella vittoria, così come nessuno adesso si pone problemi per come abbiamo buttato fuori gli spagnoli. Allora come oggi, conta il risultato. Guardare il gioco, guardare la partita, non è per noi. Non ancora, non sempre. Tant’è vero che da noi i Sacchi, gli Zeman, i Gasperini passano sempre per dei mezzi svitati. Con quelli si va poco nelle fontane azzurre. Dai retta, porta a casa la vittoria e il resto è fuffa.

LETTERE A MANCINI – 1

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