LETTERA DA BERGAMO

di CRISTIANO GATTI – Un poco ci hanno giocato le tetre sfilate dei camion militari con sopra le bare. Ma soprattutto ci stanno giocando i numeri. Resta il fatto che negli ultimi giorni ho ricevuto telefonate e messaggi affettuosi da tante persone care sparse in giro per l’Italia. Anche da semplici conoscenti. Tutti mi pongono con dolcezza la stessa domanda: come va lì a Bergamo?

Come va, come va. Io non sono Manzoni, che ha rappresentato in modo così sublime la peste del 1630. Lui però aveva due secoli di distanza, così da poterci studiare e ragionare sopra a mente fredda, con l’occhio del saggio e dello storico. Noi qui ci siamo dentro: dal vivo, in tempo reale. Con tutte le emozioni e le concitazioni del caso.

Questa storia, in fondo, è nata poco più di un mese fa. Una sera, guardando i reportage dalla Cina, mia moglie disse a tavola qualcosa del tipo ma santo Iddio, quella povera gente, pensa come devono vivere, pensa la paura. E pensa se capitasse a noi…

Il 20 febbraio, il primo caso di Codogno. A molti, qui, sembrava lontano. A me sembrò subito in casa: cosa sono 50 chilometri per un virus. Difatti, poco tempo dopo, Alzano e Nembro. A seguire, il resto della provincia.

Attorno, nei primi momenti, la cornice che ormai conosciamo bene: da una parte i preoccupati (come me) definiti più o meno paranoici, ansiosi compulsivi, profeti di sventura, e sopra invece il coro possente degli ottimisti, guidati dai nostri rappresentanti più autorevoli. Il sindaco di Alzano che non vuole chiudere come a Codogno perchè questa è una zona nevralgica per l’economia, come si fa a fermare le attività produttive, con lui autorità molto più in alto, il governatore Fontana per il quale via, questa in fondo è poco più di un’influenza, il sindaco Sala a Milano che suona la grancassa, non possiamo ridurre Milano a un mortorio, hashtag Milanononsiferma, a Bergamo il nostro Gori che non vuole restare indietro e lancia con i commercianti il suo orgoglioso hashtag Bergamononsiferma.

E’ inutile girarci attorno: ci ha fregati la nostra virtù più nota e riconosciuta, l’operosità imprenditoriale. Quel fuoco che abbiamo dentro da generazioni, che ci spinge a fare, a fare, a fare, in ultima analisi per produrre, produrre, produrre, per guadagnare, guadagnare, guadagnare. E’ un po’ forte dirlo, ma non bisogna temere la forza delle parole: la nostra cultura volgarmente detta palancaia, qualcosa che ha a che vedere con l’intraprendenza congenita, ma anche con l’avidità, ci ha impedito di fermarci. Di tirare il freno prima di andare a sbattere. E abbiamo sbattuto.

Come si fa a fermare la locomotiva d’Italia? Come si fa a fermare tutto? Come si fa: visto che non ce l’hanno mostrato i sindaci, ce l’ha mostrato uno stupido virus, come si fa. Per non chiudere qualche paese, adesso abbiamo chiuso il mondo.

Io abito appena sotto le Mura della Città Alta. Ora apro la finestra e dove vedevo tanta gente passeggiare con vista sulla pianura adesso vedo deserto e desolazione. Anche qui fuori, nella città bassa, risuonano più che altro sirene di ambulanze e rombi di camion che spruzzano disinfettanti. Qualche padrone di cane in giro col cane, qualcuno che va a fare la spesa, qualche runner esaltato che proprio non capisce. In generale, però, tanta disciplina. E tanto, tanto, tantissimo senso del dovere, che qualcuno sui media definisce eroismo, ma che qui è semplicemente fare ciò che si deve fare: i medici, gli infermieri, i volontari, tutta una favolosa combriccola che non crolla nemmeno sotto le mazzate del bisogno, della fatica, della disperazione.

Di certo, non si può dire che Bergamo sia la capitale dei flash mob. Qui c’è un solo, corale, assordante flash mob del silenzio. Partecipano tutti spontaneamente. E sta durando ormai da giorni e giorni. Soltanto qualche disegno di bambino ai terrazzi, “andrà tutto bene”, com’è giusto far scrivere ai bambini in questo tempo di buio e di angoscia.

D’altra parte, non è così naturale andare sui balconi a cantare Azzurro quando il lutto è entrato in casa. O l’ha lambita. Non c’è famiglia, si può dire, che non sia toccata. Solo come esempio: io ho salutato tre persone care in una settimana. Non parenti stretti, ma persone care. Come tutte, sono morte nel modo peggiore, supposto ci sia un modo migliore: portate d’urgenza all’ospedale, la famiglia tenuta lontana, la solitudine come compagnia. E da lì la fine, senza una mano familiare per l’ultima carezza, senza una voce per l’ultima parola. I loro cari rivedranno soltanto un’urna, quando sarà possibile.

Ho salutato il pediatra che ha curato i miei figli, il grande dottor Zavaritt, medico e tante altre cose, tra le quali assessore repubblicano all’ambiente quando l’ambiente era ancora tutto da scoprire, ma soprattutto persona di intelligenza vera. E il dottor Lussana, che qui nel quartiere ha speso tutta la vita al servizio degli altri, con umiltà e discrezione, sacerdote di una sola religione, la medicina. E poi il signor Marino, amico di famiglia, banchiere con la passione della campagna, che ogni tanto ci regalava i suoi salami, altro che bio. Nomi che altrove non dicono niente, ma storie preziose, uniche, vere, di una Spoon River che si sta formando ora dopo ora. Sì, avevano ottant’anni, ma se qualcuno si avvicina a dirmelo col tono di questi tempi, dai, tutto sommato muoiono solo gli ottantenni, giuro che sparo. Sarà che per me l’importanza di una vita non si misura in anni.

La verità? La verità è che in questa terra è entrato di prepotenza, senza contratto e senza permesso di soggiorno, un immigrato odioso: la paura. Di fatto è il primo cittadino, più di qualunque sindaco. Nessuno l’ha eletto, ha preso il comando con metodi stalinisti, e non ammette obiezioni. Domina in tutte le case, s’è insinuato capillarmente ovunque, s’è infiltrato da tutte le fessure. Faccio outing: uno dei miei figli soffre da sempre delle allergie primaverili, da un paio di giorni ha cominciato a starnutire, vogliamo credere che sia la solita seccatura. Ma l’idea remota che sta seduta là in fondo, all’ombra del dubbio, quanto meno riesce a smuovere qualche brivido.

Eppure. Eppure Bergamo non cede. E’ in ginocchio, ha le sirene nelle orecchie, ma non cede. Prima o poi il domani comincerà. Anche qui.

Aspettando questo domani, da Bergamo non possiamo non spedire lettere come questa, che servano al resto d’Italia da esempio e da monito. Vorrei che la leggessero in tanti, in tantissimi, tutti: aiutatemi a divulgarla, anche se è lunga e fa a cazzotti con le regole d’oro per chi scrive online, regno della brevità e della superficialità. Ma non mi interessa. Non è tempo per queste sciocchezze.

Piuttosto, dico a tutti: guardateci. Pesate la nostra pena. E considerate che avete una piccolissima fortuna, eppure decisiva: proprio il caso Bergamo. Cioè qualche settimana di vantaggio. Noi avevamo Codogno, ma l’abbiamo ignorato, spavaldi e incoscienti. Voi usatelo, questo vantaggio. Per mettervi al riparo. Non commettete i nostri errori, non fate i faciloni, non pensate “come si fa a fermare tutto”. Meglio fermarci subito e metterci in salvo, che fermarci dopo, per forza, con tanti morti attorno. Purtroppo, abbiamo tutti dentro un richiamo ancestrale vagamente suicida: siamo convinti sempre che a noi non possa succedere. Andiamo anche ai funerali con questa inconscia certezza: succede agli altri, a me no.

Da Bergamo, posso solo lanciare a tutta Italia questo accorato messaggio: non è nuovo, è antico come il mondo, anche se puntualmente ignorato dagli uomini: non c’è niente, proprio niente, che valga la vita. E’ adesso il momento di ricordarlo.

LETTERA DA BERGAMO – 2

 

LETTERA DA BERGAMO – 3

 

LETTERA DA BERGAMO – 4

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124 commenti su “LETTERA DA BERGAMO

  1. GLORIA il said:

    Un resoconto/racconto VERO, VERO, VERO.. dai flash-mob ignorati ai camion con il disinfettante, alla paura, dall’avidità umana che porta sempre a non ragionare, agli amici cari che muoiono soli come altre centinaia di persone contagiate, allo sforzo estremo dei medici e di tutto il personale ospedaliero addetto, agli amici e conoscenti che chiamano o scrivono per avere notizie “dal fronte” …….alla richiesta di “FATE GIRARE/CONDIVIDETE” che tutti sappiano e NON prendano esempio !
    SI, CRISTIANO, LO DIVULGO !!!

    • Maria Grazia il said:

      Davanti ha casa mia a Milano cè un cantiere, arrivano da Brescia un esercito di lavoratori con mascherina ma senza caschi e senza distanza di sicurezza che lavorano dalle 7.30 del mattino fino alle 18.30 di sera e all’intervallo vanno dal panetiere a prendersi il panino per pranzo ma perche non si fermano come hanno fato a Codogno….perché continuano a spostarsi ????

      • Luca Marconi il said:

        Da Nembrese e dopo aver perso mia mamma e mia sorella in terapia intensiva non posso che concordare su tutto… La fame di soldi ci ha portato a questa situazione… Spero almeno che sia un monito per le nuove generazioni e per quelle future

      • Rosa il said:

        Grazie di questo racconto che , senza acredine senza colpevolizzazioni, inutili in questo momento, cerca di mettere a disposizione di tutti un’esperienza dolorosa , perche’ si riesca a contenerne i danni in altre parti del nostro paese. Purtroppo non si è capito fin dall’ inizio il reale pericolo nascosto in questo ” mostriciattolo” subdolo e invisibile che tuttora ci nasconde le sue potenzialità malefiche . Speriamo solo che si riesca davvero a contenere i danni , soprattutto le vite umane , e che Bergamo e tutte le nostre città riprendano vita e continuino a rendere la nostra Italia ancora e sempre ” del mondo la più bella parte .

    • Renato lupoli il said:

      Grazie per questo scritto, non c’è altro da dire, solo sperare che aiuti a far capire il dramma a coloro che ancora, con argomenti speciosi, sono riluttanti a seguire le regole.

      • Silvio il said:

        L egoismo dell uomo non ha limiti , L ingordigia per il denaro , la fame di potere , il voler sempre essere in Cima agli altri ……… ma tutto questo vale la nostra vita ?

    • Attilio il said:

      Visto che sei un bravo medico ci puoi parlare anche della immunidepressione causata proprio a Bergamo e Brescia dalla vaccinazione a tappeto e gratuita degli anziani in Dicembre 2019 contro l’influenza e dei giovani e adulti in Gennaio contro la meningite C? Nessuno si fa domande a riguardo?

    • Giorgio Gabrieli il said:

      Parole bellissime! Ma da parte mia aggiungo con rabbia l’accusa alle istituzioni, ai soloni della scienza medica ed ai politici: vi siete dimostrati incapaci, per ignavia, ignoranza ed incompetenza, a governare una situazione di emergenza che già vi doveva essere chiara considerato quanto stava accadendo in Cina. Vergognatevi

      • roberto il said:

        Onore a Lei da parte di un cittadino di Foggia che può vantarsi di avere amici Bergamaschi da oltre 45 anni e onore ai tanti Nonni che non potranno coccolare più i loro nipotini ed infine rivolgo un’appello ai tanti italiani che non abbiamo vinto i mondiali di calcio se proprio vogliono manifestare scegliessero il Silenzio.
        arrivederci a presto Bergamo

    • Salvatore il said:

      Note scritte col cuore e con il rancore di non avere fatto quello che bisognava fare . Che serva agli altri sindaci per poter salvare qualche vita . Almeno questo gli lo dobbiamo a tutti i nostri caduti in questa battaglia .
      Siamo meno arroganti perché solo con la umiltà posiamo imparare ed andare avanti .

    • Ciao Cristiano, sono una bergamasca trapiantata a Milano dai tempi dell’università, ma tutti i mie affetti, i miei morti, la mia vera casa, sono a Bergamo e dintorni. Grazie per questa testimonianza che mi ha riportato alle mura, alle porte, al Sentierone, al liceo Capitanio, regalandomi una botta di nostalgia per la città che è sempre stata nel mio cuore e che oggi verso spegnersi sera per sera, nei bollettini dei morti che suonano come i rintocchi del Campanone.
      Le tue parole fanno male ma sono anche una medicina. Grazie!

    • Alice il said:

      Grazie signor Gatti…..molto toccante il suo scritto…. è proprio così… l’egoismo umano e l’avidità,il denaro e il potere mietono molte più vittime di qualsiasi altro virus…. peccato che contro quelle un vaccino non potrà mai esistere quindi di vittime c’è ne saranno ancora per secoli e secoli come d’altronde c’è ne sono SEMPRE state….. grazie ancora e arrivederci…..

    • Alberto il said:

      L’epidemie, tutte l’epudemie, si fermano, è così da sempre. Teniamo duro, tenete duro. Dobbiamo esserci quando sarà finita. Saremo più poveri, avremo meno quattrini in tasca, ma potremmo cercare di essere più ricchi in spirito, rapporti umani, amicizie, amore, gusto per la vita, per la natura, per le bellezze naturali, acquisteremo meno merci e in modo meno compulsivo, ma godremo maggiormente di quello che abbiamo. Meno spalancai e più unani!

    • Bernardo Molinelli il said:

      Grazie Cristiano Gatti per questa cruda ma vera testimonianza, purtroppo è nell’essere umano il rifiuto della realtà ed il non capire che il virus cammina e viaggia con le gambe di tutti. Qui al sud in Sicilia persiste una relativa consapevolezza !

    • Grazie Cristiano per la tua splendida lettera, accorata e scritta con maestria, mi hai commossa. Un abbraccio … divulgo e posterò la tua missiva, messaggero d’amore. Rispetto per la vita <3

    • giovanna de canio il said:

      Per la manifesta insipienza e la stolta incoscienza di certi amministratori (“Bergamo non si ferma !!!” era lo slogan sbandierato ai quattro venti) la nostra città è stata posta come l’agnello sacrificale di fronte a questo mortifero virus.
      La solidarietà ricevuta da amici non bergamaschi non placa la mia rabbia: pagherà qualcuno per questa strage annunciata? Credo di no, siamo in Italia…

  2. Davide il said:

    Non ti conosco, attraverso la condivisione di twitter di silvio martinello, ho letto il tuo articolo.

    Un articolo scritto con il cuore in mano, a milano si dice “cunt el cor in man”.

    Ecco, così, ti giunga un mio immenso abbraccio a te e a tutti i tuoi cari !

    Scusa se ti ho dato del tu, ho risposto ‘cunt el cor in man”….

  3. Ruggiero Barile il said:

    Caro collega e colleghi ho gia’scritto ,con molta modestia che al più presto compaia un arcobaleno che illumini con i suoi bellissimi colori tutto il mondo senza distinzioni e che spazzi via lo tsunami che ci sta colpendo.sono in mmg spec in allergologia di barletta

  4. Paolo il said:

    Salviamo il salvabile, cinicamente, poi me riparleremo alle elezioni…….e portiamo con noi anche la memoria, quel giorno

    • Emsnuela Calza il said:

      Vero, onesto, lucidamente tratteggia il meglio ed il peggio del DNA lombardo forse, bergamasco certamente. Lo so da una vita, ne porto i segni. Ho cercato di sfuggire ma difficile imparare a sottrarsi a quel che respiri sin dalla tenera eta’
      Senso del dovere, orgoglio, avanti avanti a tutti i costi a trainare il carretto. Ora si respira aria satura. Si ha il coraggio di alzare la testa dal tavolo di lavoro e guardare. Lo stesso spirito ora rivolto più che mai a trainare la vita. Si imparera’ anche a scegliere di godere i laghi, le montagne, di dare valore al tempo per se’. Altre citta’ , regioni stanno imparando dal “modello “laboratoriale
      Mollare adesso non si puo’ ma poi si’ , poi sara’il caso di importare il modello di vita che consente di vivere in modo da poter fermarsi in tempo.

  5. Paolo il said:

    Lucida e appassionata testimonianza!! Complimenti e grazie per l’affettuoso ricordo di Marino, mio padre, morto da solo e non ancora restituitoci…😪

  6. Federico il said:

    Bellissima testimonianza, grazie.C’e’ un momento per ogni cosa e questo è il momento di fermarci, senza assurdi sensi di colpa , concederci il tempo per avere nuovo tempo ,nella speranza di non sprecarlo di nuovo in sistemi di vita dai risvolti patologici.

  7. silvia salami il said:

    Grazie, Silvia!!!!!!
    Parole vere , vissute e reali!
    Ti (e vi ) sono vicina
    perchè in Tv ho visto la situazione di Bergamo!
    Resilienza resistente nela speranza che possa
    per sempre ritornare la Vita donata dal Suo Autore!

  8. Ornella il said:

    Buongiorno, ho letto la sua lettera. Una lettera scritta da una persona che sta provando un immenso dolore di un lutto profondo e intenso. Purtroppo è proprio così. Ad un certo punto della nostra vita se non capiamo il nostro correre affannoso per avere sempre di più..qualcosa di più forte ci ferma..e questa volta ci ha fermato proprio tutti. Io confido che quando sarà tutto passato ci sarà una rinascita in positivo, perché i nostri cari defunti hanno lasciato un segno molto importante….niente è più prezioso della nostra vita, del valore di un abbraccio, di fermarsi un attimo per ascoltarci non con le orecchie ma con il cuore, prego il buon Dio che non ci abbandoni in questo forte periodo di dolore continuiamo a pregare tutti insieme perché la forza della preghiera va oltre di qualsiasi altra cosa.un abbraccio affettuoso.

  9. Annamaria Alvisini il said:

    Un pugno nel cuore….che ti fa tanto male….
    Io ho un caro nipote a Bergamo e la sua famiglia e sono terrorizzata ogni giorno per la vita di questi cari. Infinita pietà per le vittime e le loro famiglie

  10. Francesca il said:

    Buon giorno,ho letto con dolcezza e coscienza il suo testo mi accompagna la sua riflessione e mi aiuta a capire ancora di più che la vita è un bene prezioso. La natura si è ribellata l’uomo con la sua forza del potere di non accontentarsi l’ha stravolta. State vivendo momenti di grande strazio. Porto con me le sue bellissime parole e ne farò tesoro. Prego per Voi e per il mondo intero. Francesca

  11. Marisa il said:

    Grazie x la forza il coraggio e la determinazione nello scrivere questa testimonianza che fa capire :FERMIAMO TUTTO eriprendiamo x mano noi stessi …….certo con fatica ……capisco benissimo…..sono milanese abituata a fare anche quando si potrebbe ……guardare…..il passato non si cancella…..il dolore è tanto ma con forza e coraggio …….AVANTI grazie grazie grazie

  12. Francesca il said:

    Ho la pelle d’oca e le lacrime agli occhi. Io qui a Lodi, colpita al cuore,non cone Bergamo ma comunque assai. Colpita negli affetti: un amico caro di 61 anni e da ieri l’unico fratello in rianimazione a Monza perche a Lodi non c’è posto ( 61 anni). E la paura per i figli che devono andarre al lavoro, per i nipoti che il piccolo me lo portano perché nn possono lasciarlo in casa solo a 5 anni, per la mamma 85 anni che vive con me, non più autosufficiente. E Bergamo nel cuore,perché lì vivono tanti amici cari. Non ho più parole, solo paura e sgomento. Scrivo NOI CE LA FAREMO TUTTI, ma so di mentire

  13. Franca il said:

    L’abbraccio, stretto stretto, non so se per proteggerla o per proteggere me stessa dall’ angoscia che come un fiume in piena sento sempre di più! Grazie da Bologna

  14. Elisa Ciavarella il said:

    Affetti familiari hanno legato e legano una pugliese matura, come me, a Bergamo. Devo riconoscere che nutro ammirazione e forse nutrivo un briciolo di invidia per il benessere che vedevo evidente. Non ho mai messo al primo posto il denaro e per questo per questo non condivido tutta la frenesia per il lavoro a tutti i costi. Ora dico :Bergamo, coraggio, fermezza e riflessione. Auguri

  15. laura il said:

    Cristiano lei appartiene ad una parte d’Italia che è motivo di orgoglio e gratitudine da parte di tutti gli altri. Il cuore produttivo del Paese che è non solo palanche ma piuttosto possibilità di emancipazione, è progresso scientifico e culturale, è cura del patrimonio artistico e umano, è possibilità di migliorare e contagiosamente diffondere benessere sicurezza prospettive. No voi del Nord non siete solo palancai siete coloro che hanno dato una prospettiva al resto del Paese. Anche le persone che avete perso così importanti per voi sono convinta hanno potuto essere così speciali anche forse grazie alla opportunità di essere nati in un luogo produttivo come Bergamo. Dunque la prego non si rammarichi mai di questo. Io ringrazio

    • Marco Locatelli il said:

      Cara Laura,
      condivido appieno la Sua osservazione sull’unica osservazione che, come Lei, non condivido a proposito del toccante articolo di Cristiano Gatti.
      Proverò a esprimerlo in chiaro anche a tutti gli altri.
      Cordialità

  16. Miriam il said:

    Grazie…condivido…e offro una grande preghiera riconoscendo l’importanza dei nostri nonni che hanno costruito l’Italia del dopo guerra che noi nipoti abbiamo goduto senza faticare !!

  17. Anna il said:

    Quello sguardo leggero che non è leggerezza frivola ma che si lega alla speranza in questo tempo di non tempo mi ha resa sprovveduta e spiazzata. Non cede alla disperazione il mio sguardo ma alla paura nello scoprirci impotenti arresi alle nostre fragilità . Tutto troppo in fretta il tutto troppo enorme sfigura la nostra umanità allora il tutto chiede coraggio che ora oggi ci vuole in piedi pronti vigili.

  18. Paola il said:

    Io ti scrivo dalla Liguria
    Non mi viene da dire che ammiro la tua forza e spero che con questo messaggio tu riesca a trasmetterla a tante persone….dopo il dolore la pena la differenza, ci rialzeremo…ma sta a noi deciderlo….e speriamo questo dolore possa servirci a rivedere la qualità della nostra vita, a rivalutare i valori importanti..
    Grazie e ancora grazie

  19. Anavi il said:

    Cosa c’è da commentare adesso!
    Tanti colpevoli-nessun colpevole?.
    A posteriori è facile dire tutto .
    Certo è che anche gli uomini di scienza sono stati colti impreparati rispetto a questa cosa nuova ed eccoci qui a commentare con i se o con i ma . Però indietro non si torna e si deve marciare tutti verso una unica direzione senza polemiche.
    Per chi non deve prendere decisioni gravi che stravolgono la vita di un paese è facile alzare il dito ma nessuno , e se c’è alzi la mano , avrebbe mai immaginato una simile “guerra” che, guarda caso, non l’hanno provocata le armi nucleari bensì un invisibile “virus “ che se n’è fregato e se ne frega dei confini e passa indisturbato cogliendo tutti impreparati!
    Stiamo imparando sul campo a combattere questa battaglia che ci costerà tantissimo e speriamo che di fronte alle macerie abbiamo tutti imparato qualcosa……..
    Adesso dobbiamo solo fare quello che ci viene chiesto da giorni e giorni senza se e senza ma e riflettere bene su questa testimonianza così nuda e cruda ma reale.

    • Giovanni il said:

      Vero, siamo stati colti impreparati … ma non abbiamo saputo far tesoro dell’esperienza altrui, ci siamo spaventati di fronte alle scelte da fare.
      Ma CE LA FAREMO.

  20. Antonio il said:

    Ti ringrazio per questa lettera piena di dolore e di di speranza. Posso solo dirti che almeno qui a Bologna hanno preso un po’ più di coscienza del problema. Anche se qui la parola d’ordine è obbedire al partito. Chi si è messo contro che è stato il sindaco di San Lazzaro che ha subito chiuso il centro sociale più grande della provincia è stata subito attaccata da merola e lei l’ha mandato a quel paese. Risultato? San Lazzaro pochi infettati mentre medicina dove il il sindaco ha messo in isolamento una intera città. Tutto è partito da un centro sociale tra anziani. Chi aveva ragione? Però sia sulle TV locali e sul resto del carlino ho sentito dire. Bravo sindaco di San Lazzaro avevi ragione tu. Cmq vi sono vicino nel vostro dolore. Conosco bene Bergamo.

  21. Vita plescia il said:

    Tutto quello che lei scrive e l’espressione di tutto ciò che penso….siete grandi che Dio vi aiuti io pregherò per voi

  22. Monica il said:

    Graze per queste accorate parole…da bergamasca e grata n Toscana tanti anni fa ho il cuore e il pensiero a tutti voi..vi stringo in un forte, virtuale abbraccio di calore, certa che i bergamaschi sapranno rialzarsi con forza e maggiore saggezza.❤️

  23. Commovente quanto hai scritto con quella drammatica leggerezza che contraddistingue gli scrittori di valore: quelli che sanno raccontare il dramma riuscendo a vederlo da lontano, proprio per questo rendendolo ancor più pregnante. Nella mia vita ho lavorato soesso in cantiere con i bergsmaschi: il lavoro per loro non coincide col guadagnare, ha un valore in sé.

  24. Sara il said:

    Grazie mille per aver scritto questa lettera, nei miei occhi mille immagini della mia vita su e giù da Citta Alta, da sola in compagnia, spero di rivedere e risentire tutto questo. Grazie ♥️

  25. Stefano il said:

    Grazie Cristiano per queste parole drammatiche ma allo stesso tempo meravigliose.
    Sappi che noi vi siamo vicino ogni giorno e ci sentiamo una sola comunità. Farò girare la tua lettera per quanto mi sarà possibile fare per poter svegliare quelli che ancora pensano come dici tu “a noi non può succedere”.
    Tenete duro.
    Un abbraccio forte da Città di Castello.
    Stefano Andrei

  26. renato calliva il said:

    Commozione ed Emozione per un racconto che fa pensare e riflettere e che speriamo sia di monito a tanti strateghi da strapazzo.

  27. Alessandra il said:

    Non trovo le parole per descrivere l’emozione che ho provato leggendo questa lettera!!! La porterò a conoscenza di tutti amici familiari e conoscenti sperando che tutti riescano a convincersi che l’unica soluzione per arginare in parte il problema è rimanere a casa!!!

  28. Carla il said:

    Corrisponde perfettamente al mio pensiero, più passa il tempo e più aumenta la mia angoscia e il pensiero per i miei cari che riesco a vedere solo virtualmente e poi…sono allibita e demoralizzato nel dover constatare l’ignoranza e l’indifferenza che ci hanno portato a questo punto. Si, finirà ma quando, chissà se siamo veramente arrivati al picco…Non lo, me lo auguro e spero tanto di poter rivedere ancora tutti i miei cari, amici e conoscenti.

  29. Francesco il said:

    Grazie, ora ho le lacrime agli occhi, ma grazie già sapevo, ma ora la mia consapevolezza è totale. Un abbraccio forte 🤗

  30. Roberta Martinelli il said:

    Vero tutto, ma fermarsi quando nessuno di noi sa se è contagioso e per quanto – a che serve? Ci sono cose che non si possono fermare, e sono le più a rischio. Medici, infermieri, inservienti, cuochi – ma anche negozianti, commessi, netturbini, corrieri. E Senza tampone continueranno a lavorare, tornare nelle loro case – dove anche ci sono malati che non possono esser ricoverati e vanno accuditi: quasi sempre non diagnosticati, perché non tamponati. Per me il pezzo che manca è quello, e senza tutto il resto è inutile

    • Christian il said:

      Sono d’accordo con lei penso che fermare tutto sia un utopia come vivono poi le famiglie ?o allora se si ferma tutto si ferma proprio tutto,mutui fatture di gas elettricità etc sospese finché l’emergenza non finisce..

  31. Marisa il said:

    Bellissima lettera, è tutto vero, anche io ero molto ottimista, all’inizio, adesso mi vergogno, e prego che nella mia regione, Lazio, non succeda, ma soprattutto per i paesi non attrezzati.

  32. Giovanni il said:

    Giovanni da Ascoli vorrei solo abbracciarti per far capire ai potenti cos’è la vita è come dovrebbero guidare un popolo per non indurlo nel pianto disperato che lo porta a gridare dalla finestra una verità scottante. I potenti sono utili a scaldare le poltrone e derubare i saggi lavoratori.

  33. Antonio il said:

    Una ‘rappresentazione” pacata ma forte della superbia dell’uomo, di potere e non, e della dignità dell’uomo che conserva i valori antichi ma fondamentali del rispetto, del bene e dell’amore comune. Con tutto il cuore un Augurio perchè su Bergamo e tutto il mondo possa diffondersi e “durare” l’arcobaleno della gioia, della serenità e della Vita.

  34. Angela il said:

    Cristiano, non manca niente nella tua lettera di quello che passa nella mia mente e nel mio cuore in questi giorni… e mi riecheggia il salmo 120 “Alzo gli occhi verso i monti (Bergamo?): da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore,…” insieme ai Bergamaschi!
    Grazie!

  35. Stefano Laroveree il said:

    Non ho parole, perché la mia commozione va ben oltre. Sono un uomo del sud che ama la vostra terra e la rispetta. A Bergamo ho tanti (scusate, avevo tanti amici) ora sono rimasti in pochi. Ho anche mio figlio giovane carabiniere che sta’dando l’anima per aiutare chi soffre. C’è la famiglia della sua ragazza che son bergamaschi. Ho il cuore lì e la mia preoccupazione è altissima. Spero che finisca tutto presto, per poter tornare ed abbracciare tutti. La sua lettera mi ha commosso e ha aumentato in me la voglia di abbracciarvi tutti e stringerci. Coraggio c’è la faremo uniti.

  36. Elena il said:

    Buongiorno,
    E del “dio calcio” che., incurante di ogni campanello, ha continuato a far giocare partite? Proprio l’Atalanta, per esempio…
    Certo, la FIGC e L’UEFA erano cieche e sorde, ma anche i 22 giocatori e i loro preside ti/allenatori se ne sono fregati… Eppure non era un lavoro prioritario il loro… Han fermato scuole e attività, ma il “dio calcio”, non si è fernato…. Ponetevi delle domande, anche su questo, non solo sul resto….
    Poi, per forza, ci siamo dentro tutti. Preghiamo e resistiamo!

  37. Alberto il said:

    Grandi riflessioni e una delusione giustamente non celata. Adesso usiamo tutto ciò per far spazio al mola mia… ottimismo non dimentichiamolo…

  38. Antonio il said:

    Qui ha Palermo i primi due casi con virus sono stati alcuni bergamaschi in vacanza, li abbiamo aiutati coccolanti anche con dolci non gli abbiamo fatto mancare niente. Questa è la vera Italia. Forza Forza ne usciremo

  39. Attilio il said:

    Bergamo e Brescia. Possiamo parlare tra le concause, oltre che dell’operosità di questa gente, anche di alcune circostanze che pochi conoscono e che differenziano queste province da altre non meno laboriose? La vaccinazione a tappeto degli anziani fatta in Dicembre contro l’influenza stagionale e quella fatta a Gennaio su bambini e adulti contro la meningite C esattamente in queste due province non c’entra nulla?
    Buon lavoro.

  40. Patrizio Bernardi il said:

    Grazie signor Ctistiano,
    Condivido tutto ! Ma soprattutto grazie di cuore per le Parole che servono anche a noi qui nel vicino Canton Ticino, dove siamo in tanti con parenti nella Bergamasca. Mola mia Birghem !

  41. Mattia Sangaletti il said:

    L’abbraccio di un caro che non ce più vale molto di più di tutti i soldi e averi del mondo…che riposino in pace tutti i nostri guerrieri che non ce l’hanno fatta…

  42. Raffaele il said:

    Bellissima testimonianza. Spero serva a tutti. Da uomo del sud che vive in Toscana da 25 anni, desidero esprimere tutta la mia ammirazione per il modo in cui state affrontando questa catastrofe. Nella consapevolezza che in Toscana, e ancor meno, in Campania, non potremmo mai essere all’altezza

  43. Pia il said:

    Ciao ti ringrazio per ciò che hai scritto e che condivido. Bisognava chiudere tutto prima è vero, ma credo che la grande operosità dei bergamaschi vada ben oltre il senso del profitto. Io sono comasca e come a tutti voi mi hanno inculcato un fortissimo senso del dovere. Bisogna fare fare fare. Quando cresci così la tua dedizione al lavoro e importante è il risultato del tuo operato ti riempie e rende orgoglioso. Non è il denaro ció che rende operosa la nostra gente ma la cultura del fare. Ora tutto si é fermato in un modo molto doloroso . Molta gente è in prima linea e non riusciremo a ringraziarli abbastanza. Noi invece chiusi in casa dobbiamo imparare a essere anche senza il ‘fare’. Dobbiamo Immergerci nella preghiera e imparare ad attendere. Mi ha straziato e mi strazia vedere la situazione di Bergamo spero ogni giorno che sia raggiunto l’apice e cominci la discesa di questa angoscia. Bergamo è bellissima la sua gente che io considero nostra merita la primavera. Crediamoci e preghiamo perché ciò sia. Un grande grande abbraccio.

  44. Marco Locatelli - BG il said:

    Caro Cristiano,
    ho apprezzato (ancor più da bergamasco) la sua struggente testimonianza, che condivido tranne che per una delle sue conclusioni.
    “la nostra cultura volgarmente detta palancaia, qualcosa che ha a che vedere con l’intraprendenza congenita, ma anche con l’avidità, ci ha impedito di fermarci”.
    Personalmente credo non si sia trattato di avidità, ma di congenita Laboriosità, accompagnata dalla coscienza che si sta combattendo una guerra su più fronti: quello sanitario, quello economico e quello dell’astensione da comportamenti rischiosi per l’incolumità altrui. Anche in democrazia non sono le truppe a dover decidere né strategia né tattica.
    I Sanitari si prodigano in prima linea, con commovente generosità ma anche in quanto nelle proprie responsabilità; gli altri Lavoratori hanno o avevano (quelli che avrebbero potuto continuare a lavorare, purché in ragionevole sicurezza) il compito di non lasciare collassare l’economia, che dà e darà sostentamento a tutti i sopravvissuti del “day after”: ci accorgeremo presto che molte imprese che sono state fermate non avranno la possibilità di essere riavviate come se nulla fosse successo; il resto della popolazione avrebbe dovuto dare il suo diligente contributo auto-confinandosi nel perimetro di casa, limitandosi ai contatti con i propri congiunti precettati sugli altri due fronti di guerra.
    La responsabilità di decidere ogni provvedimento, fino a gradi progressivi di serrata, non era certo delle api laboriose, ma delle diverse pseudo “api-regina” della politica, che è mancata completamente: a livello più regionale che non comunale o nazionale, visto che la Sanità dipende dalle Regioni e che (come dimostrano i provvedimenti presi autonomamente da Veneto, Emilia-Romagna ed altre Regioni) queste avevano anche la potestà (tranne disporre dell’Esercito e delle forze di polizia) di decretare tutto quanto hanno invece atteso fosse deciso a Roma, pur lamentando che “laggiù” non facessero mai abbastanza e fossero sempre in ritardo. In particolare la nostra Regione Lombardia, la più esposta, con il suo Governatore non ha avuto il coraggio di fare scelte nella propria sfera di responsabilità e potestà, solo per mero calcolo politico: lasciare che fosse qualcun altro a fare le scelte necessarie ma impopolari presso il proprio presunto bacino elettorale. Il risultato è che sono state omesse iniziative che, se fossero state assunte più tempestivamente su base locale, forse avrebbero scongiurato la serrata dell’intero Paese cui siamo giunti.
    P.S. Aggiungo una piccola appendice al pur positivo commento della signora Ciavarella, che non ha “mai messo al primo posto il denaro“ e per questo non condivide “ la frenesia per il lavoro a tutti i costi”. Cara matura amica pugliese, al primo posto qui a Bergamo non è il denaro, ma il senso di responsabilità anche verso il lavoro; quella stessa responsabilità che è mancata in occasione della recente transumanza da Milano al Sud d’Italia di migliaia di nostri connazionali e suoi conterranei, e che manca spudoratamente ai vergognosi 150 dipendenti della A.S.L. di Crotone (ancora alle sue latitudini), autentici disertori che si sono messi in malattia (con tanto di falso certificato medico) all’approssimarsi del virus.
    E’ lusinghiero che Lei sia ammirata per il benessere che qui è stato costruito, anche con il contributo di parecchi non lombardi, ma non è necessario invidiarlo: basta imitare i comportamenti collettivi e provare a costruirlo, ovunque.

  45. Angelo Gatti il said:

    Condivido in pieno il pensiero espresso.
    Siamo di fronte ad una situazione inimmaginabile fino a poco tempo fa. Ci cambierà tutti, spero in meglio.
    Uniti ce la faremo!

  46. Antonietta il said:

    Non c è molto da aggiungere ! Da pugliese che vive a Bergamo da quasi 50 anni vivo con immenso dolore il ricovero urgente di tanti amici e conoscenti ma anche di ragazzi suo 40 anni che sono in terapia intensiva!ForzazBergamo ce la faremoforse cambieranno un po i nostri stili di vita ma non verrà mai meno la combattività di una popolazione avvezza a sacrifici e a sapersi rialzare …..un abbracioo

    • Maria il said:

      Ciao Antonietta anch’io salentina trapiantata a Firenze condivido. pienamente . sono commossa e ciò rispecchia esattamente il mio stato d’animo.Giu

      sto bisognava intervenire prima, incuranti di ciò che stava succedendo in Cina,hanno cercato di chiudere il recinto dopo che i buoi erano già scappati. Ti abbraccio e abbraccio tutta l’umanità che sta soffrendo. Maria

  47. Daniela il said:

    Vi sono vicina con la preghiera Bergamo mi è sempre stata nel cuore da quando sono venuta come turista ho conosciuto gente meravigliosa e le sono diventata amica.Forza siete delle grandi persone e c’è la farete.Vi abbraccio forte forte

  48. Andrea il said:

    Bellissimo articolo, l’ho letto con il cuore in gola a tutta la mia famiglia, nonni e figli. Spero che qualcosa del tuo messaggio sia arrivato, perché possiamo tutti fermarci un attimo a pensare, e a cercare di costruire un mondo migliore, che ce ne venga data la possibilità. Un abbraccio

  49. Regine Anderwer il said:

    Caro Signor Cristiano,
    Mi domando se quando sarà tutto finito, noi avremo imparato qualcosa? Lo spero tanto.

  50. Marco Arturo Sternieri il said:

    Caro Cristiano, mi permetto di chiamarti così anche se non ci conosciamo, il problema è che purtroppo quando tutto questo finirà, chi detiene il potere ci farà credere che dobbiamo recuperare il PIL perduto quindi, invece di ripartire stando prestando più attenzione alla qualità della vita, ci convinceranno che bisogna mettere da parte l’attenzione all’ambiente, il rispetto delle norme della sicurezza sui posti di lavoro, destinare più risorse alla scuola e più chi ne ha più ne metta. Così saremo tutti più determinati a raggiungere i risultati lasciando da parte il buon senso

  51. Donatella il said:

    Di momenti bui noi italiani ne abbiamo vissuti tanti…le guerre…la spagnola….il terrorismo…le alluvioni…i terremoti…hanno migliorato il nostro egoismo, il voler superare l’altro…apparire ad ogni costo buttando a mare la nostra dignità. Solo riscoprendo valori semplici come la solidarietà e dando importanza alla bellezza…alla cultura…e premiare chi dedica la sua vita per migliorare l’umanità….e migliorare a volte significa fare un passo in dietro e non sempre solo in avanti. Speriamo che questa sia la volta buona….

  52. Rita il said:

    Grazie per la sua testimonianza.Coraggio non arrendiamoci ! Ho mio marito e mio figlio entrambi ” anestesisti e rianimatori” so cosa rischiano ma ce la fatemo!

  53. Silvia il said:

    Condivido il pensiero di Marco Locatelli riguardo alla responsabilità della Regione Lombardia. Provo tanta rabbia al pensiero che ancora oggi non si prevedono tamponi per chi inizia e finisce la quarantena. Provo rabbia al pensiero che non si sono fatti i tamponi a chi non presentava sintomi tra i vicini e i parenti di chi era risultato positivo. Il modello sud coreano e cinese non ha insegnato nulla?

  54. Silvia il said:

    Io provo rabbia al pensiero che ancora oggi la ragione Lombardia non prevede l’obbligo del tampone dopo la quarantena per verificare se si è diventati negativi. Provo rabbia nel sapere che non si sono fatti, e non si fanno, i tamponi ai parenti e ai vicini di coloro che sono risultati positivi, anche se asintomatici. Provo rabbia e sofferenza…

  55. Angelo Giulio il said:

    Gentile Cristiano,
    dal Salento e precisamente dalla Lecce Barocca e da tutti i Salentini, sono sicuro e certo che, giungano migliaia di attestati di qualsiasi genere….con un unico obiettivo :
    RIMETTIAMO LA BARRA A DRITTA,OGNUNO FACCIA BENE IL COMPITO ASSEGNATO.
    Hai ben descritto la situazione pregressa ed attuale.
    Desidero evidenziare un semplice episodio ,tra i tanti  ragionamenti ed accadimenti dal Nord al Sud , da Cittadino Italiano che
    ascolta e prende atto di quanto è accaduto :
    Abbiamo assistito ad un tira e molla in merito allo svolgimento delle partite di calcio Serie A.
    A Lecce si è disputata la partita di calcio Lecce- Atalanta (01-Marzo 2020) con oltre 20.000 spettatori e grazie al buon senso dei sostenitori organizzati della Squadra Ospite ,si sono presentati solo 150 Tifosi Bergamaschi.
    Il grosso della tifoseria (migliaia)hanno avuto il buon senso di non venire.
    Pensiamo quale focolaio abbiamo evitato.Migliaia di famiglie in giro per la nostra splendida città, nei nostri alberghi,nei B&B,nei ristoranti,nelle chiese,nei pub,nei musei,nei parchi, nei negozi del centro storico etc etc.
    Tutto è scivolato via …..qualche battuta.
    Attenzione, questi sono episodi che evidenziano grande Improvvisazione,una mancanza totale di visione e di prospettiva che non è di buon auspicio per il futuro della nostra Nazione.
    Quindi occorre RIMETTERE DRITTA LA BARRA….e tutto quello che non è stato , ed era piu logico fare IN TEMPO DI PACE (  Misure economiche per La Sanità necessarie per essere veramente competitivi,e non tagli continui per pareggiare il Bilancio della regione x ,etc etc
     )SIAMO COSTRETTI A FARLO IN TEMPO DI GUERRA grazie ai miliardi trovati…..e alla visione LUNGIMIRANTE della EUROPA che ha in un colpo solo ha detto SI alla massima flessibilità del PATTO di STABILITÀ.
    I miliardi ci sono e di conseguenza erano disponibili ……anche prima.
    PECCATO, avremmo sicuramente un numero diverso tra quelli dei decessi.
    Sono sicuro e certo che risolveremo positivamente con la forza di volontà di TUTTI  e con una ĢUIDA TUTTA A DRITTA.
    UN ABBRACCIO LUNGO 1.000 KM

    ANGELO GIULIO

  56. Sergio il said:

    Stringe il cuore capire quanto abbiamo sbagliato a sentirci invincibili. Speriamo di superare questo dolore imparando qualcosa di ciò che vale davvero. Grazie per la tua lettera Cris e un grande abbraccio 🤗

  57. Giuliana il said:

    Ho letto con “il cuore in mano” questa lettera,che stamperò e porterò con me nel portafoglio,come si fa con la foto di una persona cara. Bravo hai fatto benissimo a scrivere,grazie!

  58. Ciao Cristiano, sono una bergamasca trapiantata a Milano dai tempi dell’università, ma tutti i mie affetti, i miei morti, la mia vera casa, sono a Bergamo e dintorni. Grazie per questa testimonianza che mi ha riportato alle mura, alle porte, al Sentierone, al liceo Capitanio, regalandomi una botta di nostalgia per la città che è sempre stata nel mio cuore e che oggi vedo spegnersi sera dopo sera, nei bollettini dei morti che suonano come i rintocchi del Campanone.
    Le tue parole fanno male ma sono anche una medicina. Grazie!

  59. LuisaMoraschini il said:

    Sono bresciana,il mio paese confina con la provincia bergamasca ,anche qui la situazione è grave. Volevo dire che si ci rialzeremo,ma pagando un prezzo troppo alto,i nostri morti non torneranno,la tristezza la paura ci accompagneranno per sempre.Anch’io mi ripeto “non mollare mai, ce la faremo,ma con la morte nel cuore è difficile!

  60. Federico il said:

    Signor Attilio, le rispondo anch’io, come medico.I vaccini non portano a immunodepressione.Non creda a tutte le scemenze che circolano in rete, ma si fidi, in questo settore, solo dei medici.Grazie!

  61. Ladisa Marta il said:

    Ciao Cristiano, io vivo a Bari quindi possiamo dire che nonostante siamo tutti Italiani abbiamo sempre avuto visioni della vita differenti. Sara’ una questione del dna , da noi si lavora per vivere non abbiamo la frenesia di barattare la vita individuale e familiare x il dio denaro. Cerchiamo di avere una vita degna di questo nome, inoltre abbiamo anche sempre fatto in modo tale che I nostri figli avessero una formazione scolastica ottima. Quanti laureati sono partiti per il nord dei nostri figli, tantissimi, come dicevo prima il dio denaro non deve e non puo’appropriarsi di tante vite. Il tuo dolore è il nostro Forse ora non ci chiameremo piu’polentoni o terroni. Saremo semplicemente Italiani senza distinzioni di alcun genere. E come tutti I medici e infermieri dobbiamo combattere questa catastrofe che ci è piombata addosso, sempre con tutta la nostra forza e volonta’.

    • Marco Locatelli - BG il said:

      Gentile Marta,
      Le rispondo da Bergamo e, se vorrà, avrà modo più sopra di leggere i miei apprezzamenti al bell’articolo di Cristiano Gatti (è stato pubblicato alle 13.31 del 22 Marzo), con una sola piccola osservazione che fa anche al caso Suo.
      Lei dice che siamo tutti italiani (e io concordo assolutamente) però che abbiamo visioni differenti della vita, “forse per questioni di DNA”: se per questo, già Lei non troverà mai nessuno col suo stesso DNA… ; la Sua osservazione può inoltre aprire facilmente a pericolosi “distinguo” di “razza”, quindi è controproducente anche ai soli fini del Suo stesso ragionamento .
      Trovo francamente un po’ supponenti tutte le Sue osservazioni, quasi a presupporre un (malcelato) giudizio di superiorità morale che Lei ascriverebbe a sé e ai suoi conterranei.
      Confido riesca a comprendere quello che sto dicendo, senza polemica.
      Vorrei precisarLe che nessuno, “qui da noi”, ha la frenesia di barattare la vita per il Dio-denaro. Ritengo inoltre sgradevole e inopportuno che Lei vanti la sedicente “ottima formazione scolastica” che dalle Sue parti vi premurereste di assicurare ai vostri figli, quasi a sottolineare che così non si vorrebbe fare a Bergamo: ergo avremmo, tra gli altri, un (disperato) bisogno dei tantissimi vostri laureati partiti per il Nord.
      Concordo che investire in cultura sia sempre un’ottima scelta per ogni famiglia, purché non si traduca solo nel puro perseguimento del fatidico “pezzo di carta”, o in uno svogliato parcheggio di sfogo alla disoccupazione, in alternativa al “darsi da fare” in attività lavorative che solo agli ignoranti appaiono meno importanti perché di minor “prestigio sociale”; al mondo, però, fortunatamente non c’è solo spazio o bisogno esclusivamente di laureati.
      Sono peraltro laureato, per convinta scelta, e nel corso della mia carriera di Dirigente industriale ho selezionato ed assunto centinaia di persone, tra cui molti altri laureati: sono quindi abituato a valutare la preparazione (anche culturale) delle persone, ben aldilà delle valutazioni scolastiche, evidentemente più “generose” al Sud che non al Nord (altrimenti non mi saprei spiegare come mai troppi pur apprezzabili laureati meridionali -che ho conosciuto di persona- non sappiano esprimersi correttamente in italiano, o anche solo utilizzare i congiuntivi); al posto Suo non mi azzarderei quindi ad aprire un fronte che contrapponesse il Sud al Nord anche su questa tematica …
      Se davvero vuole che ci si cominci a considerare tutti solo italiani, e non “Terroni” contro “Polentoni”, provi ad informarsi meglio prima di esprimersi improvvidamente e da qualunquista: si legga anche solo i commenti di chi probabilmente meglio di Lei conosce le realtà di Bergamo e delle Province del Nord, per esempio quelli della Signora Laura (pubblicato alle 08.22 del 22.03.20) o della Signora Pia (ore 13.22 del 22.03.20), o dei tantissimi altri che esprimono partecipato cordoglio, apprezzamento e vicinanza.
      Le lezioni proviamo a trarle da questa esperienza ma, se proprio vogliamo anche darle, i giusti soggetti cui indirizzarle sono quelli che avevano la Responsabilità di decidere (in quanto preposti al governo del Territorio) quello che non hanno voluto decidere, pur avendo la potestà di decidere, non facendolo per puro calcolo politico.
      Un qualunquista delle mie parti (purtroppo ne abbiamo tanti anche qui da noi, di cui uno pericolosissimo, capace di far danni ogni volta che apre la bocca) Le potrebbe in aggiunta anche ricordare, crudelmente, che i vostri brillanti laureati vengono al Nord non in missione umanitaria o per far cultura, ma perché al Sud, pur con tutto il ben-di-Dio di cui disponete, non sapete fare Impresa né ribellarvi alle vessazioni della delinquenza organizzata, ma preferite avvalervi e confidare sull’assistenzialismo di Stato, peraltro possibile (finché dura) solo grazie alle tasse sui redditi prodotti al Nord, che piaccia o meno.
      Buona Fortuna a Lei e ai Suoi Affetti.

  62. valter il said:

    Non ci sono parole adeguate per commentare una lettera così toccante…bisogna solo riflettere. Grazie della testimonianza

  63. Simona il said:

    Lettera vera, da bergamasca posso sottoscrivere che è proprio così, ma ci si dimentica di tutte quelle persone che sono costrette a lavorare alacremente x garantire a noi la sopravvivenza vendendo generi alimentari, senza potersi tutelare con adeguati precauzioni, ma a loro rischio e pericolo!!! Perché le mascherine sono introvabili! Sono molti! Il sistema è al collasso! Si deve provvedere a fare la spesa rischiando tantissimo.
    In molti aiutano facendo la spesa X le famiglie/ anziani deboli perché non c’è la possibilità della spesa a domicilio!! E sono madri di famiglia a loro volta! Ne vogliamo parlare di questa situazione?
    Qui è veramente una situazione al limite!

  64. Cosimoc il said:

    Caro fratello, le tue riflessioni inducono a pensare che la capacità dei bergamaschi si è ritorta contro la popolazione del vostro territorio. Ma nella società di oggi è molto difficile imporre qualcosa a chiunque oltre il fatto che si è sottovalutato il pericolo. Adesso è più facile accettare le nuove misure cautelari perchè si è capito la pericolosità del virus . Adesso oltre a fare tutti la nostra parte invochiamo la misericordia divina affinchè ci aiuti a liberarci da questo flagello io pur essendo di palermo soffro molto x questa situazipne che tante morti e sofferenze ha causato a voi bergamaschi che ammiro ed a cui sono legato con grande affetto. E spero che le cose possano migliorare al più presto. Un affettuoso e sincero abbraccio.

  65. Alberto il said:

    Fuor di polemica. Senso di responsabilità come quello delle decine di migliaia di lombardi scappati nelle case di vacanze in Liguria, toscana,Emilia ecc. alla vigilia della chiusura? Andando a fare gli untori in quei territori e rendendo lì più difficile il contrasto all’epidemia.

  66. Franco il said:

    L’equilibrio e la serietà di questi interventi sono di rarissima fattura. Grazie Cristiano per aver presentato qualcosa senza urlare e con l’umiltà di chi non vuol dare soluzioni immediate e globali ai problemi di questi giorni. Un abbraccio e forza Bergamo. Io sono emiliano e anche noi soffriamo.

  67. Pietra il said:

    Io nel mio piccolo ti mando un forte abbraccio e che questo tuo messaggio possa essere utile ad altri per fare capire la gravità della situazione

  68. virginia Barone il said:

    io abito in Argentina e condivido tutto, Forza in questi momenti di stupore, pure e` arrivato, restiamo a casa, invio a voi tutti il mio saluto a voi tutti con un amen, per benedizione, scusa se non scrivo bene non ho avuto istruzione scolastica del italiano, soltanto leggo ed mi lancio a scivere

  69. GIOVANNA CANAVESI il said:

    Grazie
    Racconto lucido e commovente nello stesso tempo che mi alleggerisce della fatica di scrivere io… Verrà di nuovo il tempo in cui la penna mi riprenderà la mano, logorroica come me…
    Volevo solo condividere una dolcezza meravigliosa raccontami da una cognata meravigliosa (è in prima linea in ospedale, in terapia 2, esattamente come mia nuora a Monza in oncologia, suo fratello in terapia intensiva e tanti altri, amici, parenti…ex alunni…).
    I pazienti non sono “soli”, sono senza parenti. Ci sono però gli operatori che, nonostante siano in tensione costante, nonostante abbiano turni spaventosi, trovano lo spazio/luogo-tempo di essere PRESENTI.
    Mia cognata mi ha detto, mentre io, al sicuro nella mia casa, avevo lacrime inutili che scorrevano: Ieri ho accompagnato un signore, tenendolo per mano. Tutto qui…Ho accompagnato un signore…
    E poco dopo… c’è un ragazzo che si sta un po’ riprendendo. Prima non ho voluto disturbarlo ma ora che sta meglio gli ho raccomandato di chiamare la moglie…
    Quante persone ricche di umanità stanno vicine ai nostri amici, parenti, conoscenti…
    Grazie ancora per la sua lettera

  70. Enzo il said:

    GRAZIE sig. GATTI, non ci sono commenti da fare solo dirle GRAZIE ed ancora GRAZIE per questa sua perla che mi tocca il cuore e mi fa stare vicino a lei e tutti i suoi compaesani. Abbraciandola virtualmente le auguro ogni bene pregando che possiamo tutti uscire al più presti da questo incubo.

  71. Anita angela Valli il said:

    mi dispiace x la sua perdita e la situazione di Nembro paese che ho nel cuore!
    Condolianze e Coraggio!

  72. francesco il said:

    dopo aver letto tutto compresi i commenti mi sento gli occhi umidi e le guance bagnate . Cerco di trovare parole adatte a un piccolo commento anche da parte mia cerco le parole e non le trovo cerco le persone i medici gli infermieri che hanno dato la vita per questo virus venuto da lontano e che corre attraverso le montagne il mare e le pianure perché la paura , il potere , la caparbietà ,la stupidaggine, l’ignoranza , il
    menefreghismo, piccoli uomini di potere pur di mettersi in luce hanno fatto morire migliaia di persone innocenti lavoratori di questo mondo degni di essere ricordati ed ancora non è finito. Un grande abbraccio a lei e famiglia con affetto . Francesco

  73. Paloma Pernas il said:

    Peccato che a Madrid non abbiamo sfruttato la “piccolissima fortuna” di cui Lei parla e che ci si ammali e si muoia praticamente come nel Nord Italia, nelle mie amate Bergamo, Brescia, Padova, Venezia, etc. D’altronde, non si poteva improvvisare un sistema sanitario smantellato ai tempi della crisi e da ben prima. Con un personale preparatissimo ed eroico ma ahimè esiguo, per non parlare delle attrezzature nettamente insufficienti per questa emergenza. Complimenti per il Suo articolo. E tutta la nostra solidarietà fraterna.

  74. Corrado il said:

    Caro Bergamasco, sono un Romano Romanista, uno di quelli che spesso nel calcio e nella politica abbiamo dato il peggio di noi per infierirci, spesso eravate in minoranza ma Vi ho sempre temuto e ultimamente uscivate anche da Vincitori e che vincitori “la Dea”, vi stava proprio appropriato, il sogno infranto anche per noi, quella squadra incorporava, scusate incorpora in pieno il Vostro spirito… alcune volte lasciate fare agli altri il primo passo per la Vostra esuberanza ma non perdete la Vostra tenacia la forza, non mollate mai e poi scaltri pieni di se magari anche arroganti fate e dite la Vostra.
    Un domani vorrei mischiarmi a Voi, mangiare della polenta con del Vino Vostro e sentirmi un po’ delle Vostre storie da buon amico.
    A presto Corrado

  75. Ana Marina Burón il said:

    Purtroppo nessun paese voleva adottare le dure misure, ma necessarie, per controllare la diffusione del virus. Pensavamo che fosse qualcosa che succedesse solo in Cina e ammalasse i cinesi e che noi fossimo liberi da questa malatia.
    Però in un mondo globale, dove tutti quanti si muovono e viaggiano in un tempo veloce da un paese all’altro, era prevedibile che il virus avrebbe viaggiato con la stessa rapidità.
    Adesso ci siamo fermati, bloccati e, soprattutto, senza conoscere il finale di questa incredibile situazione.
    C’è una domanda che dobbiamo farci: come sarà la società che verrà domani quando sarà finita la quarantena?
    Avremo imparato che siamo parti di una natura che ogni tanto ci mette di fronte a uno specchio per farci vedere la nostra debolezza e fragilità?

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