LETTERA A BRIATORE

di CRISTIANO GATTI – Signor Briatore, glielo dico subito, inutile girarci tanto attorno, sono uno di quelli che nei vostri giri billionari definireste con ghigno di disprezzo poveri sfigati. Sono un perdente. Uno che dunque nei mesi del Covid furibondo è vissuto nell’angoscia, davanti a tutti quei morti prossimi o distanti, ma che anche adesso, in questi mesi di relativo sollievo, non ha smesso un attimo di temere, prendere precauzioni, mettersi la mascherina, evitare ammucchiate. Magari è vero che il peggio è passato, ma nel dubbio meglio uno scrupolo in più: con uno scrupolo in meno, si vede poi cosa succede.

Non tema: noi perdenti non viviamo di vittorie e sconfitte, non vediamo la vita come un campo di gara, competizione e agonismo non ci interessano molto. Abbiamo un’idea tutta particolare del successo, inutile star qui adesso a farla lunga su questo. Per cui, a questo punto, non cadiamo facilmente nella tentazione di ridere della sua disgrazia, meglio, della sua storica figuraccia, come un Johnson in sedicesimo, prima tracotante davanti al virus e ai fifoni come noi, poi ricoverato in ospedale, nel suo caso sotto le premurose cure dell’amico Zangrillo, un altro del giro stupendo che non ne può più di noi perdenti.

No, non ridiamo del suo ricovero. Il rispetto, prima di tutto. Non so se questa parola le dice qualcosa. Neppure siamo qui a recitarle proverbi in serie, ben le sta, chi è causa del suo mal pianga se stesso, eccetera eccetera. Il libro dei luoghi comuni non lo apriamo nemmeno per lei. Tanto meno ci passa per la testa di coltivare sotto sotto un meschinissimo senso di rivincita, dopo averla ascoltata tutta l’estate con i suoi berci da imprenditore perseguitato. Non riusciremmo a godere del suo ricovero anche solo per un motivo semplicissimo: assieme a lei, teorico dei negazionisti, risultano malate decine e decine di incolpevoli lavoratori del suo locale, costretti a pagare il clima allegro e provocatoriamente trullalero, senza quelle noiosissime e paranoiche precauzioni di noialtri sfigati, che lei da gran califfo ha instaurato nel suo regno di lustrini e bollicine.

Niente, nessuno vince e nessuno perde, in questa storia. Diciamo soltanto che il virus, come con Johnson e con tanti altri bullisti della prima ora, non guarda in faccia a nessuno. Saltando tutte le nostre fisime umane, è andato diritto per la sua strada, facendo strage senza criteri classisti, infettando chiunque gli capitasse a tiro, recentemente infierendo sui più disarmati di ultima generazione, che non sono gli anziani delle Rsa, ma gli idioti della bella vita, ammucchiati soprattutto in Sardegna.

E’ un fatto, non una malignità: tutte le foto che voi del bel mondo, calciatori per primi, avete mandato in giro sui social per documentare quanto foste liberi e felici, senza mascherine, senza paura, senza paranoie, tra un torneo di padel e una partitella di calcetto, tra un brindisi all’happy-hour e quattro salti al Billionaire, tutte queste foto da beati impuniti si stanno tramutando in una Spoon River del nuovo contagio, a dimostrazione di come tutto sommato questa epidemia non sia poi così passata, come andate dicendo seccatissimi a ruota di Salvini.

No, signor Briatore: come lei può testimoniare personalmente, non è passato proprio un bel niente. Il Covid non è archiviato in una brutta pagina della nostra storia: fa parte ancora del nostro presente e tutto fa credere che farà parte pure del nostro futuro, almeno del più imminente.

Per cui, senza offesa, accetti almeno questo, da noi perdenti e sfigati: quando uscirà da lì, si metta la mascherina anche lei. Sempre. Come tutti.

E’ vero che nel suo caso c’è un congruo investimento in lifting da tutelare (NELLA FOTO, IL PRIMA), un vero peccato dover nascondere il lavoro di rifacimento, ma creda, di questi tempi è il male minore. Certo, proprio così: nella vita arriva sempre il momento in cui bisogna scegliere tra forma e sostanza. Stabilire una gerarchia, in questo caso decidere sostanzialmente se sia più importante la salute o il fatturato.

Noi perdenti e sfigati l’abbiamo scelto subito, senza neanche tanto pensarci, tanto tempo fa. Eppure, di certo questo non ci mette al riparo da niente. Tanto meno dal Covid. Dal ridicolo, però, almeno da quello, sì.

 

7 pensieri su “LETTERA A BRIATORE

  1. Giovanna dice:

    Mai un commento così preciso e sincero…senza sfottò ma con l’arguzia e l’intelligenza necessaria a FAR CAPIRE e soprattutto FAR PENSARE non solo l’oggetto ma tutti i negazionisti come lui……….

  2. Dongiovanni Cristina dice:

    Gatti senza una grinza, grande soddisfazione e grande la citazione di Spoon River, anche se a me vengono più in mente i muppets.

  3. lucilla dice:

    il virus, come la morte, non guarda in faccia a nessuno. Con il virus magari riuscite a scamparla pagando reparti no Covid di ospedali consenzienti ma alla morte no, non sfugge nessuno. E le andrete incontro nudi perché non s’è mai visto nessuno preparare la valigia colma di averi. Il ricordo invece rimarrà, anche il suo, per poco. E non penso per meriti…….

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