LE QUOTE ROSA FRIGNONE CHE NON SI SENTONO PIU’ DALLA PARTE GIUSTA

Nel fragore generale di questo uragano del destra-centro, un particolare spazio se lo sta prendendo la furibonda reazione femmina. A quanto pare, la vittoria della Meloni, più che all’America, all’Europa, ai mercati, va indigesta alle donne. Per meglio dire: alle vippesse donne.

E’ un fenomeno tremendamente singolare: nell’epoca delle quote rosa, del MeToo e di tutto quanto il resto, in altre parole del preteso (e giusto, e doveroso) riscatto della donna, a reagire nei modi e nei toni più veementi sono proprio le donne contro una donna, la prima donna tra l’altro a diventare capo del governo.

E’ un baccano infernale, dalla sponda femmina. Basta girare tra social e media per cogliere il frastuono delle afflitte. Tra le altre, scelte a caso. Sabrina Ferilli posta su Instagram: «Il treno viaggia in orario», col tabellone fotografato dall’attrice alla stazione, avviso cui aggiunge «Nuova era», chiari richiami ironici al mito della puntualità dell’Italia mussoliniana. Luciana Littizzetto, anche lei in chiave sarcasmo: «Indecisi se fare il cambio di stagione o il cambio di Nazione». “Faccia da lunedì», scrive Vanessa Incontrada nel selfie in bianco e nero che la immortala, imbronciata, sul divano di casa. Nessuna ironia, toni (melo)drammatici quelli di Kasia Smutniak, con una scritta bianca su fondo nero: «A ottobre indietro di un’ora, oggi di un secolo». Francesca Michielin, conduttrice (o conducente) di X Factor, su twitter lancia senza mezze misure la sua chiamata alle armi, probabilmente solo in senso figurato: «Inizia la resistenza».

Richiamano senza problemi la Resistenza, vogliono riparare all’estero come gli esiliati dei tempi cupi, sognano di cambiare nazionalità. Anche se poi solitamente non parte mai nessuno. Caso mai è sempre vero il contrario, ci vogliono venire e ci vogliono stare, in questo inferno italiano (vedi proprio l’esempio della spagnola Incontrada).

Certo a prima vista ha tutta l’aria di una passionale difesa della democrazia. Vorrebbe magari essere così. Ma diciamolo: è molto difficile prendere tutto per buono e per sincero. E’ fatica immaginare queste nuove suffragette nelle vesti dell’Agnese, la magnifica e valorosa Agnese de “L’Agnese va a morire”, grandiosa testimonianza di Renata Viganò, uno dei più grandi libri sulla Resistenza vera, dura, sanguinosa.

Purtroppo, è innegabile il sospetto che ci giochi il panico per il traumatico cambiamento delle regole del gioco. Il sospetto cioè che non ritrovarsi più nella parte giusta scateni qualche comprensibile isteria. Questa bella gente è abituata ad avere assunzioni, a dirigere Tg, a farsi finanziare film, mostre, concerti solo perchè bene infrattata nella parte giusta. E sappiamo cosa si intenda in Italia per parte giusta: non un singolo emblema politico, ma la cappa di chi detta i tempi con la sua pretesa egemonia culturale, meglio, la sua superiorità culturale. E poi sempre la stessa gente che ama la democrazia quando vince chi piace, se invece vince l’avversario questa democrazia non è poi così poetica. E allora vanno capite, povere gioie: è un big bang mica da ridere, questo trionfo della trucida Meloni. Una tra l’altro che non sa neanche come si porta il tacco 12, quando si va sul red carpet alle mostre del cinema.

Davanti a tanto strazio, a questo assordante coro di prefiche, non è facile trovare le parole giuste. Forse, si può azzardare solo un timido consiglio: provino da domani a deporre per qualche tempo Instagram e Twitter, rassegnandosi a camminare sulle proprie gambe, senza aiutini, senza i privilegi della parte giusta, dei circolini giusti, degli ambienti giusti.

Se non si ricordano come si fa, se magari non l’hanno nemmeno mai imparato, possono chiedere in qualsiasi momento qualche dritta alle italiane (e agli italiani) che da tutta la vita, ogni giorno, fanno esattamente così. S’ingegnano in proprio, rischiano in proprio, faticano in proprio. Vincono e perdono in proprio. In altre parole, le italiane e gli italiani che non erano dalla parte giusta prima e non sono dalla parte giusta nemmeno stavolta. Perchè una parte giusta non l’hanno mai avuta. Perchè una parte giusta non l’hanno mai voluta, e tanto meno l’hanno mai cercata.

Un pensiero su “LE QUOTE ROSA FRIGNONE CHE NON SI SENTONO PIU’ DALLA PARTE GIUSTA

  1. Cristina Dongiovanni dice:

    Non darei mai un voto a destra, la mia idea del mondo non me lo permette in nessun modo. Trovo la Meloni molto furba ma anche intelligente. Dunque facciamola lavorare, vediamo che sa fare, cosa sa costruire e cosa sa distruggere. Diamole almeno il tempo, quello che stanno facendo le “colleghe” femmine contestatrici al momento è una cosa che ci viene sempre bene: fanno correre la lingua perché cercano il consenso . L’Italia non è di destra e lo sanno bene, muovono le gonne per alzare la polvere della dissidenza. Io sono certa che la Meloni confermerà quello che penso, ma voglio che lo faccia lei, sto aspettando che tolga la maschera per capire se sotto c’è un viso che almeno le assomiglia, e tra le cose che non potrò vedere soprattutto voglio scoprire che riuscirà a fare di buono. Sulla questione del lavorare invece di twittare non saprei, non so che facciano tutto il giorno le colleghe.

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