LE MASCHERINE DEI “NEW FONZIE”

di MARIO SCHIANI – Diciamolo: quei “tutorial”, abbondanti su YouTube, sono troppo pedanti. Disinfettarsi prima, disinfettarsi dopo, non toccare questo, non tastare quello. Per certi precisini le mascherine chirurgiche, oggi indispensabili per presentarsi in pubblico come un tempo era la redingote, sono strumenti di protezione sanitaria e come tali vanno indossate secondo indicazioni rigorose; per molti italiani sono invece occasioni per sfoggiare la creatività che ci ha reso famosi nel mondo. Per i primi, si tratta di utensili forgiati per uno scopo e uno scopo soltanto, per gli altri sono un po’ come strumenti musicali: c’è un sistema ortodosso di suonarli, nessuno lo discute, ma ciò non implica che alla fantasia sia negato il permesso di volare e se qualcuno si attiene alle regole, qualcun altro può benissimo interpretare la mascherina come Jimi Hendrix la chitarra, e chissà che cosa ne verrà fuori.

Va moltissimo, ho notato, la mascherina ammainata sul collo. A prima vista si direbbe un tentativo di nascondere il doppio mento, ma guardar bene è più l’affermazione di uno stile, di una tendenza che potremmo definire “new Fonzie”. Equivale, insomma, al colletto alzato del giubbotto. La mascherina sul collo va quindi sempre accompagnata da un accessorio fondamentale: la disinvoltura. Il termine esatto sarebbe in realtà “sprezzatura”, quel misto di scioltezza e trascuratezza che, per sembrare naturale e casuale, ha bisogno di ore e ore di preparazione.

Sempre in voga, inoltre, la mascherina periscopio: quella che permette alle narici di attingere liberamente all’aria fresca. L’ha sfoggiata, di recente, Gianni Morandi, attirandosi le critiche dei fondamentalisti. Anche qui, non si tratta di distrazione o di ignoranza. Il naso libero corrisponde a uno “statement” preciso: senza negare l’importanza della protezione, da cui la mascherina portata sulla bocca, il soggetto afferma anche la volontà di continuare a presentarsi nel mondo a viso aperto, lanciando anzi il naso nella tempesta come la prora della nave tra i flutti.

Da segnalare poi l’aggiustatore di mascherine. Costui (o costei) è un perfezionista. Non è mai contento di come la mascherina aderisce al volto e dunque interviene di continuo ad apportare piccole modifiche, così come lo stilista insegue la modella tirando un lembo dell’abito e alzandone un altro fino al limite estremo dell’entrata in passerella. L’aggiustatore punzecchia mille volte la fascetta flessibile che aderisce al naso, rincalza la parte inferiore al mento, si assicura con un dito che il laccio elastico sia perfettamente calzato alla base delle orecchie e, in generale, allarga, allunga, tira e molla senza sosta l’accessorio prescelto.

Se ci fate caso, a lato della strada uno strano individuo osserva l’aggiustatore con una smorfia ironica sulle labbra: è il mascherinista-fumatore. Costui è molto selettivo nell’inserimento di veleni nel suo organismo: Covid-19 no, cancerogeni derivati dalle sigarette sì. L’atto del fumare necessita, è noto, di una certa libertà: il fumatore sgancia dunque la mascherina da un orecchio e lascia che penzoli liberamente dall’altro. Il suo gesto ha qualcosa di epico: ricorda il pilota ai box che allenta il sottocasco, il ciclista che si libera dell’elmetto protettivo. La sigaretta, in fondo, è il premio a una fatica, a una missione compiuta, ed ecco che la mascherina penzolante resta lì a ricordarci quei momenti di audacia.

Bisognerebbe infine dedicare un capitolo alle mascherine patriottiche, a quelle impreziosite dai loghi delle squadre di calcio e da altri segni grafici di appartenenza. Questa è però una storia diversa: dalle griffe ai tatuaggi, molti sentono il continuo bisogno di nuovi spazi per affermare in pubblico la propria identità.

Sono certo che se i “precisini” non ci si metteranno di mezzo, gli italiani troveranno molti altri modi fantasiosi di indossare la mascherina e al diavolo il rischio di contagio. Se vi ricordate, ci riescono anche quando vogliono dare il buon esempio. Il governatore lombardo Fontana suscitò un certo interesse quando volle dare prova di un’interessante tecnica alternativa: indossare la mascherina dalla sommità della testa. Le critiche dei “puristi” furono tali che una seconda dimostrazione fu rapidamente cancellata: quella in cui Fontana mostrava come infilare l’accessorio dai piedi, proprio come si fa con le brache.

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