L’AZZARDO ESTREMO DELLA FRANCIA: IL TOUR

di PIER AUGUSTO STAGI – È la Grande Boucle, il grande anello, o ricciolo che dir si voglia, ma forse è soprattutto o più semplicemente un grande punto interrogativo, perché si parte tra dubbi e incognite, a fari spenti, verso la Ville Lumiere. Ed è qui il punto, non solo interrogativo: arriveranno i nostri eroi a Parigi? Ah saperlo…

Il Tour si mette in moto, o meglio in bicicletta, alla faccia di tutto e di tutti, come sempre e più di sempre. È il Tour bellezza, e nessuno ci può fare niente, nemmeno il Covid.

Ed è questo il punto, in questo caso di partenza. Nizza, la città della “Grand Départ” tinta di giallo, si trova improvvisamente ad essere “zona rossa”. In verità i francesi sono bravi quanto gli italiani se non di più e dichiarano zona a rischio pandemia il dipartimento delle Alpi Marittime, lasciando fuori fino a lunedì proprio Nizza, giorno in cui il Tour toglierà le tende, e solo da quel momento sarà chiusa. Bravi, non c’è che dire.

A quanto pare, il vero problema per i nostri cuginetti era il clima sessista che si era creato in questi anni, quindi va bene la miss sul podio premiazioni, ma da quest’anno ci piazziamo anche un mister. Ecchediamine! Un ragazzo e una ragazza che con sorriso distribuiranno fiori, ma non baci.

Per il resto il Tour si correrà tra “bolle” create attorno alle squadre (tra corridori e personale non più di 30 persone) e regole davvero ferree, anche per la stampa al seguito. La parola d’ordine sarà: stai lontano da me!

Peccato poi che gli stessi organizzatori si limitino a suggerire agli spettatori di stare a casa, davanti alla tivù, e se proprio non ce la fanno, allora che si muniscano di mascherina, e che la indossino nottetempo (a Nizza sono obbligatorie, anche all’aperto) rispettando il distanziamento, evitando gli assembramenti e lavandosi le mani.

I team sono preoccupati, alcuni irritati, per un protocollo considerato una vera e propria spada di Damocle: con due positivi in una settimana, trovati nel gruppo delle 30 persone entrate da oggi nella bolla, si viene espulsi. In pratica la maglia gialla potrebbe ritrovarsi a casa perché due dello staff sono stati poco attenti o sfortunati. Si cerca una difficile mediazione (la norma severa pare sia stata imposta dal governo nel principio sacro dell’égalité).

Nel ciclismo il “nemico invisibile” è sempre stato il vento, spesso più ostico e carogna della montagna più carogna. Questa volta è identificare questo virus che ha sconvolto la vita. In Francia il bollettino quotidiano dei contagiati ha sfondato quota 6000, e ha fatto scappare a gambe levate molti nizzardi. Da domani un esercito di oltre tremila persone attraverserà la Francia, inseguendo un sogno, quello della maglia gialla, ma la sfida vera è arrivare a Parigi, senza che la corsa venga fermata. Le squadre, in pieno Lockdown, chiesero a gran voce all’Uci, il governo mondiale della bicicletta, il Tour, corriamo solo il Tour. Per la serie: non ci interessa che corse metterete in calendario, quello che a noi interessa è solo una cosa: correre la Grande Boucle. Punto, in questo caso esclamativo.

È solo il Tour a far girare le ruote e l’economia di settore (190 milioni di fatturato, il Giro è solo 40). La stessa sopravvivenza di tante squadre è legata alla corsa più conosciuta e mediatica del mondo. Quindi, costi quel che costi, si corre verso un traguardo che appare lontanissimo, inseguendo una maglia icona, ma i conti prima di farli tra corridori e squadre, bisognerà farli con il vero avversario di quest’anno, il più subdolo e tenace che ci sia, questo Covid che pedala instancabile da mesi e sembra aver rialzato la cresta, costringendo noi tutti a rialzare velocemente le mascherine.

Sarà un Tour che sarebbe piaciuto tantissimo a Marco Pantani, e per usare parole di Roberto Conti, fedele e infaticabile scudiero del “Panta”, come ama chiamarlo ancora, «Tour così ne avrebbe vinti a grappoli…». Tanta montagna, pochissima cronometro: sulla carta una delizia per i passisti scalatori. Un Tour che attraverserà tutti e cinque i massicci transalpini e sarà una vera tortura per i velocisti, difatti quest’anno ce ne sono davvero pochini.

Il Re da detronizzare o confermare è un giovane talento colombiano. Si chiama Egan Bernal, e dopo la vittoria dell’anno scorso ha ricevuto pieni poteri dalla Ineos (destinati al Giro Geraint Thomas e alla Vuelta Chris Froome). Ha soli 23 anni, ma è un prodigio ed è per questo che punta al bis e avrà l’aiuto di un altro sovrano, Richard Carapaz, vincitore della “corsa rosa” dello scorso anno. Ma dovrà vedersela con uno squadrone di assoluto livello come la Jumbo Visma che cala i suoi assi: Wout Van Aert (Strade Bianche e Sanremo), Primoz Roglic, Tom Dumoulin oltre a George Bennett (Gran Piemonte e 2° al Lombardia). Poi c’è la Uae del talento Tadej Pogacar, scortato da un Fabio Aru e Davide Formolo.

Sedici saranno i corridori italiani, con il campione d’Italia e d’Europa Giacomo Nizzolo che ha la possibilità di sfruttare la prima tappa per vestirsi subito di giallo e magari provare anche ad arrivare a Parigi in maglia verde, quella della classifica a punti vinta nella storia solo da due italiani: Franco Bitossi e Alessandro Petacchi. Oltre a lui schieriamo gente come Elia Viviani e Sonny Colbrelli, Nicolò Bonifazio e Simone Consonni tutti piuttosto veloci; ma abbiamo anche attaccanti come Alessandro De Marchi, Matteo Trentin e Alberto Bettiol, Diego Ulissi e Davide Formolo, Daniel Oss e Damiano Caruso. Uomini di fatica come Marco Marcato, Dario Cataldo e Diego Rosa. Ci sono anche due passisti scalatori, come Domenico Pozzovivo e Fabio Aru, ma il lucano torna alle corse dopo il gravissimo incidente di un anno fa (schianto contro una macchina), mentre il sardo viene da due anni e mezzo di nulla, e come questo Tour è davvero il nostro più grande punto di domanda. Saprà Aru tornare ai suoi livelli? Tornerà a farsi vedere nelle zone alte del gruppo e della classifica? Arriverà a Parigi, sempre che questo Tour anello o chiocciola che dir si voglia riesca ad arrivarci? Una sola certezza: intanto si parte, a luci spente verso la Ville Lumiere. Forse. Puntini di sospensione.

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Un commento su “L’AZZARDO ESTREMO DELLA FRANCIA: IL TOUR

  1. Fiorenzo Alessi il said:

    Egr. Dott. PIER Augusto STAGI ,
    diciamocela tutta : per lei scrivere di Ciclismo è come l’aria per i polmoni. Indispensabile, anzi di più: vitale.
    Mi aggrego alla santa brigata ai suoi comandi : che si sia pochi, oppure tanti, non ha poi grande rilevanza. Di certo siamo BUONI.
    Dunque, da sportivi e con riguardo del Ciclismo , quello da GRANDEUR , che ti gonfia il petto e soprattutto il portafoglio , quello che all’atto pratico di fronte al permanente rischio Covid , con annessi e connessi, dice risolutamente (ed…Italianamente ?) ME NE FREGO, non diremo mai che questo TOUR DE FRANCE un po’ almeno le scatole ce le ha rotte da tempo.
    Le ha rotte di sicuro a chi, come il sottoscritto, ricorda definizioni del “nostro” GIRO , le miserable TOUR D’ITALIE (è solo doveroso ossequio senza intenti sarcastici per i cugini d’oltralpe, i vostri , io non ho di quei cugini ) , quali…. la GARA PIÙ DURA DEL MONDO NEL PAESE PIÙ BELLO DEL MONDO !
    Non dovremo e non potremo mai permetterci di dirlo che ‘sto TOUR DE FRANCE quanto a BELLEZZA e via andare se la tira manco fosse BELEN, visti i “numeri “ che proprio lei Dott. Stagi , ovvero la TRECCANI dello Sport del Pedale, ci annota con scrupolo e dovizia di particolari.
    Ed allora, W la Grande Boucle, e pazienza se tutto il resto va a ramengo .
    W la France ed i simpaticissimi francisons, di una simpatia come può esserlo una supposta al tritolo.
    Ensemble jusqu’a’ PARIS , allons enfants de la Patrie !
    Se volessi esagerare, o TOUR o morte. C’est la vie, mes amis.
    E che DIO ce la mandi buona
    ( escludo , seppur a malincuore, ogni riferimento alla menzionata soubrette argentina ).
    Cordialmente.
    FIORENZO ALESSI

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