LASCIAMOCI ANDARE SULLE NOTE DI MORRICONE: “ENNIO” E’ UN CAPOLAVORO DI TORNATORE

Meraviglioso. Semplicemente meraviglioso.

Non riesco a definire diversamente “Ennio”, il docufilm sulla vita di Morricone, al cinema in questi giorni per la regia di Giuseppe Tornatore.

Mai avrei creduto di poter definire “travolgente” un documentario.

Eppure è esattamente questo il termine che meglio incarna la sensazione che ho provato durante la proiezione.

La vita del grande compositore è esaminata tutta, dall’inizio alla fine, e in buona parte è lo stesso Morricone a raccontarsi.

A corredo delle sue emozioni e dei suoi ricordi, c’è la voce di tutto il cinema direi mondiale, perché accanto ai volti noti di attori e registi italiani, non mancano le testimonianze di grandi nomi internazionali, da Clint Eastwood a Quentin Tarantino, solo per citarne due.

Non meno rappresentata è la voce dei musicisti pop, da Joan Baez a Pat Metheny e, sul versante della composizione vera e propria per l’ambito cinematografico, altri due grandi come John Williams (“Guerre Stellari” e “Indiana Jones”) e Hanz Zimmer (“Pirati dei Caraibi”) hanno voluto esprimere tutta la loro ammirazione, riconoscendo in Morricone un precursore e un maestro.

Sembrerebbe facile dirigere un film del genere e farne anche un buon prodotto, dati gli ingredienti di prima qualità come le musiche immortali di Ennio Morricone; invece non era affatto scontato.

Ed è qui che si vede la grandezza di Tornatore, che riesce a imbastire, azzerando spazi ed epoche, un dialogo a distanza fra lo stesso protagonista e i moltissimi colleghi artisti che lo hanno conosciuto.

Una perfezione di ritmo e di tempi scenici che certifica, ce ne fosse ancora bisogno, la bravura del regista di “Nuovo cinema Paradiso”, altra pellicola musicata da Ennio.

Ma di Tornatore non si coglie soltanto l’enorme capacità nel dirigere, emerge anche una modestia che, se possibile, lo eleva ancora di più: in oltre due ore di film, con la colonna sonora più incredibile e indimenticabile di sempre, non si sente mai il tema del “Nuovo cinema”.

Come mai? Dimenticanza? Impossibile: soltanto, io credo, la modestia di un gigante che, avendo firmato anche la regia del documentario, non ha voluto autoincensarsi.

A testimonianza dell’impatto fortissimo di questo film che, si sarà capito, consiglio vivamente di andare a vedere, c’è stata l’emozione della sala che, a conclusione della proiezione, è esplosa in un lungo applauso, quasi che Tornatore, e lo stesso Morricone, fossero lì a sentire.

Da ultimo un appunto sulla logistica di visione: scegliete di andare al cinema, perché un’opera come questa va gustata nella sacralità del silenzio della sala, senza interruzioni domestiche.

Soltanto così la magia si compirà completamente.
 

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