L’ARTE DI METTERSI IN FILA PER ANNUSARE LA PORNOSTAR

Avete presente quando da piccoli ci sentivamo dire: “si guarda ma non si tocca”?

Bene, in provincia di Napoli – esattamente a Casoria – l’hanno trasformato in “si annusa ma non si tocca”. Protagonista in questione è Valentina Nappi, famosa pornostar campana apprezzata da migliaia di uomini in tutto il mondo. L’evento – se così possiamo definirlo – si è tenuto al “Cam Museum” di Casoria. come tutti i media hanno rilanciato con grande clamore. La Nappi, seduta nuda su una sedia sospesa, ha offerto il proprio corpo ai visitatori che hanno potuto annusarla dove meglio credevano. Avete capito bene. Tanti cani da tartufo a due zampe, arrapati e in fila per uno, per realizzare il loro sogno proibito.

Pare anche che all’odore naturale della pornostar, siano state aggiunte delle essenze naturali preparate dallo Chef Pasquale Trotta, in modo da rendere – così dicono – l’esperienza ancora più sensoriale.

Risultato: è stato un successone. Un vero e proprio sold out, con decine e decine di visitatori pronti a pagare per allungare il loro naso sul corpo della pornostar. Alla faccia della crisi, del reddito di cittadinanza e del prezzo del petrolio in aumento.

Una manifestazione in cui il disagio sociale si è mostrato a tutti con tanto di smoking e gemelli ai polsi. Eppure ci hanno provato in tutti modi a rendere normale questo anormale evento. Con la presenza dello chef, sperimentando la fusione tra cucina e feticismo, con il ruffiano tentativo di considerare tale performance un’arte moderna. La verità è che a Casoria si è materializzata l’ennesima pessima pagina di una società che ha ormai toccato il fondo senza nessuna presa di coscienza. C’è tutto in questa storia: avidità, dipendenza, follia, degrado. Nichilismo.

Chi più chi meno sono tutti responsabili. Il museo per essersi prestato a una trovata del genere. Comprendo l’insaziabile fame di denaro che spinge chiunque ad abbattere ogni barriera e a superare ogni limite, ma un minimo di etica sarebbe sempre gradita. Valentina Nappi per aver vanificato nel giro di qualche ora anni e anni di lotte per i diritti verso le donne, affinché non venissero considerate oggetti da usare, trofei da mostrare. E infine anche i visitatori, che di certo non hanno regalato una gran pubblicità al genere maschile.

Al Cam Museum si è materializzata un’orgia olfattiva che ha messo in risalto le problematiche di una società che non ha più un briciolo di autocontrollo. Prima gli uomini – per dare quiete ai loro desideri sessuali – pagavano per andare a prostitute e lo facevano in rigoroso silenzio, senza dare nell’occhio. Oggi pagano per annusare i piedi e le zone intime del loro idolo pornografico, facendolo in maniera sfacciata, quasi con orgoglio e facendosi riprendere dalle telecamere. Nessun pudore, nessun imbarazzo: tutto orgogliosamente sui social. Uomini di tutte le età con la bava alla bocca, schiavi del porno e da ciò che ne deriva. Soggetti che vivono di trasgressione e che faticano a tenere a bada i loro istinti al punto tale da ammucchiarsi per un’annusata.

Che brutta fine hai fatto, mia cara umanità. Se vogliamo fare un sunto di quanto accaduto a Casoria, potremmo dire che la signora Nappi ha affittato il suo corpo, il museo i suoi locali e i visitatori hanno pagato con la loro dipendenza cronica. Ci hanno guadagnato tutti, tranne in dignità. Questa sconosciuta.

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