L’ARROGANZA DEI VIROLOGI E QUELLA DI IBRA

di GIORGIO GANDOLA – Quando l’autorevolezza dei ministri scende sotto il livello di guardia, serve un volto di prestigio. Quando anche i virologi si perdono nel rumore di fondo della polemica tv, serve un testimonial vincente. Quando il lanciafiamme non funziona più e il vaccino non funziona ancora, sul terrazzo più alto del reame in pericolo si affaccia lui, Zlatan Ibrahimovic. Il messaggio è semplice («Mettetevi la mascherina»), l’espressione è quella dello sfrontato che ha appena segnato una doppietta nel derby, il tono è quello del bullo che può fare la voce grossa. Perché lui, il Covid, lo ha sconfitto.

Il video di Ibra sul nuovo Pirellone, che guarda Milano come se fosse il custode del castello, baluardo psicologico contro il contagio che stringe d’assedio la metropoli, ha un forte effetto evocativo. Come al solito lui buca lo schermo e non ha bisogno di troppe parole: «Il virus mi ha sfidato e io ho vinto. Ma tu non sei Zlatan, non sfidare il virus. Usa la testa, rispetta le regole. Distanziamento e mascherina, sempre. Vinciamo noi». Non lo dice con i numeri di Borrelli, non lo ripete con il surrealismo di Arcuri. Lo scandisce col punto esclamativo e basta. Ibra è fatto così.

La seconda ondata si differenzia dalla prima anche in questo, stanno sparendo gli esperti ufficiali. Dopo mesi di debolezze, incertezze, errori e chiacchiere, uno Stato in crisi di credibilità politica è costretto ad affidarsi a testimonial che nulla hanno di istituzionale per convincere i più riottosi fra gli italiani a rispettare le regole. Prima Chiara Ferragni e Fedez incaricati dal premier Conte di convincere i giovani in età da movida, poi Federica Pellegrini inviata speciale (suo malgrado) sul fronte della malattia, adesso Ibrahimovic che ha raccolto un invito della Regione Lombardia per sensibilizzare tutti sulla necessità di non fare i fenomeni. Non è più il caso e non è più un caso.

Anche il virus può perdere se lo si affronta con le dovute cautele. Certo, noi non siamo Zlatan e lui tiene molto a sottolineare la differenza fra esseri soprannaturali e comuni mortali con la prosopopea del marchese Del Grillo. Però distanziati e mascherinati possiamo farcela. Il messaggio arriva diretto, quasi un imperativo. Un assist di testa per Rebic.

L’operazione enfatizza un’ovvietà, ormai conosciamo a memoria il vademecum che rappresenta il punto di partenza e d’arrivo della scienza. Ma tutto ciò detto da lui, con quella faccia da caratterista di un film di Kusturica, pare uno scoop. Di sicuro più efficace di quello di un direttore di giornale come Massimo Giannini, che ha contratto il virus, ha scoperto che negli ospedali la gente soffre e ci ha scritto sopra un reportage dal fronte.

Quaranta secondi e tre frasi, l’editoriale di Ibra. Che nel suo mestiere è pure anziano ma nessuno provi a dirglielo senza adeguato distanziamento. Mascherina e sguardo da guerriero, braccia conserte: l’Highlander protegge la città. Grazie, bella storia. Ma con tutto il rispetto ci rassicura di più l’ospedale in Fiera. Che a un certo punto sembrava inutile (a detta di qualche buontempone) quanto Zlatan due anni fa. E invece in questa partita rischia di essere perfino più decisivo di lui.

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