E’ L’AGRICOLTURA IL NUOVO PETROLIO DEGLI EMIRATI

Gli Emirati Arabi Uniti vengono considerati esclusivamente come una regione dove il petrolio ha miracolosamente prodotto benessere, se non lusso sfrenato e eccessi di ogni tipo.

Questa visione si fonda su dati oggettivi, le esportazioni del greggio rappresentano di gran lunga la voce più importante dell’economia emiratina, ma il governo locale ha da tempo avviato una politica di sviluppo alternativo che ha come denominatore comune il rispetto per l’ambiente e la sicurezza e sovranità alimentare.

Ciò che sembra un paradosso è invece una realtà con cui bisognerà prima o poi fare i conti.

Il governo ha dato il via a una serie di iniziative che porteranno gli Emirati ad essere il primo Paese del Golfo “carbon neutral” entro il 2050.

Gli Emirati Arabi Uniti producono energia solare ai costi più bassi al mondo. Ospitano tre dei più grandi impianti solari su scala internazionale, tra cui il Mohammed bin Rashid Al Maktoum di 77 chilometri quadrati e il parco fotovoltaico Al Dhafra Solar, che sarà in funzione da quest’anno, con quattro milioni di pannelli solari per elettricità sufficiente per circa 160.000 abitazioni. Hanno investito oltre 40 miliardi di dollari in progetti nazionali di energia pulita e partecipano a progetti nelle energie rinnovabili in 70 paesi impegnandosi per quasi 20 miliardi di dollari.

Il principe ereditario ha recentemente affermato che il giorno in cui verrà estratto l’ultimo barile di petrolio, gli Emirati festeggeranno perché già pronti per le sfide future.

Sul fronte alimentare, il Consiglio di Sicurezza Alimentare degli Emirati ha approvato la creazione di un nuovo sistema per affrontare gli impatti potenzialmente negativi del riscaldamento del pianeta sui sistemi alimentari del Paese, con l’obiettivo di sostenere la sicurezza alimentare negli Emirati Arabi Uniti nel contesto dell’aumento delle temperature globali.

Il governo locale addirittura considera il settore agricolo ed alimentare uno dei motori più promettenti per fornire vantaggi agli Emirati Arabi Uniti e più in generale all’economia della regione mediorientale.

Una testimonianza diretta di questa nuova politica viene fornita da un’azienda agricola biologica, che produce prodotti naturali ad Abu Dhabi.

Khalid Bin Butti Al Shamsi, proprietario dell’azienda Mazaraa Farm Shop, un cinquantenne laureato in economia aziendale negli Stati Uniti ed in possesso di un dottorato di ricerca in Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, conseguito all’Università di Catania, ha iniziato la sua attività nel 2000, secondo le pratiche dell’agricoltura biologica certificata, attestazione attribuitagli nel 2007 da un importante ente internazionale.

L’azienda agricola biologica si estende su una superficie di 55 ettari, dove vengono prodotti 70 tipi di ortaggi, frutta, erbe aromatiche, pollame, latte, miele, carne etc.

L’azienda dispone inoltre di circa 2 ettari di serre, che contrariamente all’utilizzo che viene fatto nelle nostre zone, servono a raffreddare le temperature elevatissime che si raggiungono nel periodo primaverile estivo in quelle zone.

Il problema dell’approvvigionamento idrico, che nelle zone desertiche è un fattore limitante, è stato affrontato per tempo dal governo locale, che si è dotato di dissalatori e depuratori di modernissima concezione, infrastrutture che per noi europei rappresentano un sogno di là da venire.

L’azienda, che ho avuto il piacere di visitare, rappresenta un vero modello di agricoltura sostenibile, dove ogni elemento naturale non viene trascurato, quasi come un esperimento (riuscito) di agroecologia.

Nessun uso di prodotti di sintesi, rispetto per la terra e per gli animali: un equilibrio delicatissimo, ma perfettamente preservato.

Pratiche colturali tradizionali vengono abbinate a nuovissime tecnologie.

Inoltre, l’azienda è aperta ai cittadini che possono raccogliere direttamente quanto acquistano e anche farlo cucinare in loco: un vero e proprio esempio di mercato a centimetro zero.

Recentemente l’azienda è stata visitata dallo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan (nelle foto sotto), Principe ereditario di Abu Dhabi, che complimentandosi con il titolare, ha posto l’accento sulla necessità che la sua nazione possa garantirsi una sovranità alimentare, indispensabile per affrancarsi dalle importazioni di cibo che si fanno sempre più difficili e costose.

Un principio che dovrebbe far riflettere i nostri governanti.

Ovviamente gli Emirati dipendono quasi interamente dall’estero per quanto riguarda l’approvvigionamento di alcuni mezzi tecnici per l’agricoltura, di strumenti e macchinari, ma di questo passo siamo sicuri che colmeranno velocemente questa lacuna.

Ci rimane nella mente questo sorprendente esempio di sostenibilità alimentare e negli occhi l’immagine delle centinaia di pappagalli che arrivano nel tardo pomeriggio nella “Mazaraa Farm” per cibarsi dei semi di girasole coltivati solo per loro.

Chi lo fa da noi?

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