LA TRISTEZZA D’ESSERE DONNA A MIO RISCHIO E PERICOLO

di ELEONORA BALLISTA – Le donne detestano sentirsi dire “te la sei cercata” perché rivendicano il diritto di andare dove vogliono, quando vogliono, vestite come pare a loro, senza per questo dover essere molestate, aggredite, ammazzate. Un diritto sacrosanto. Non fosse che purtroppo viviamo in un mondo dove la molestia, l’aggressione e l’omicidio, troppo spesso femminicidio, sono all’ordine del giorno.

Anche a me piacerebbe moltissimo dire alle mie figlie adolescenti: “Vai pure dove vuoi, vestiti come meglio credi”, invece sono sempre pronta a dire: “Mi raccomando, fai attenzione. State in gruppo tu e le tue amiche. Non tornate troppo tardi. Se non ti accompagna nessuno viene a prenderti papà”.

E mi piacerebbe sapere quante altre mamme come me fanno le stesse identiche raccomandazioni. Perché è certamente condivisibile l’idea di una società nella quale le donne possano vivere senza timori, sarebbe un sogno. Ma è ancora un’utopia. E intanto che proviamo a cambiare le cose dalla base, partendo dall’educazione al rispetto spiegato a tutti i bambini, maschietti compresi, fin dalle prime condivisioni sociali come le scuole elementari, noi femmine dobbiamo proteggerci, dobbiamo sopravvivere. È triste, lo so. Ma tant’è. E nascondersi o non voler vedere la oggettiva realtà delle cose è ipocrita, oltre che tremendamente rischioso.

Quindi sì, purtroppo dobbiamo ancora fare attenzione a dove andiamo, a come ci vestiamo e a come ci poniamo verso l’altro sesso. E chi ritiene questa una visione “medievale” è liberissima di fare, dire e indossare ciò che vuole per andare dove vuole. Ma purtroppo lo fa a suo rischio e pericolo. Ancora oggi, nel terzo millennio.

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