LA TRISTE FESTA DI UNA CERTA NAPOLI

di CRISTIANO GATTI – A Pechino sono tutti col fiato sospeso per un nuovo focolaio di Covid. I tedeschi hanno il terrore dei mattatoi. Noi ancora non apriamo le discoteche, e comunque le stesse partite di calcio si giocano a porte chiuse, in una danza di protocolli da mal di testa.

Dentro questa cornice, le immagini della Napoli in festa per la vittoria di Coppa Italia. Di una certa Napoli. Ho seguito a suo tempo la baldoria dopo lo scudetto di Maradona, posso facilmente testimoniare che non c’è il minimo paragone. Neanche a parlarne.

Eppure, fossero stavolta anche solo cinquemila gli accatastati, come hanno detto, questa nuova baraonda suscita inevitabilmente censure e sdegno. Salvini ne approfitta subito per chiedere sarcasticamente dove diavolo fosse lo sceriffo De Luca. L’Oms grida la sua indignazione, dandoci degli incoscienti. E gli italiani in generale, anche se non sono juventini, osservano con un evidente senso di rabbia. Uscendo dalla lunga stagione del distanziamento e delle mascherine, dei pistolotti feroci contro la vergogna della movida, l’ammasso napoletano non può passare sotto silenzio. Difatti è l’argomento del giorno.

Come sempre, la tentazione di concedere a Napoli, a una certa Napoli, tutte le attenuanti generiche e l’affettuosa indulgenza legate alla sua anima picaresca, alla sua tradizione intimamente pop, anche stavolta si presenta puntualmente. Da sempre siamo abituati a concedere qualcosa in più a Napoli, perchè Napoli è Napoli. Quello che non è tollerabile a Crotone e a Udine, molte volte è più tollerabile a Napoli. Perchè Napoli è Napoli.

Però stavolta è difficile. Molto più difficile. Se quelle scene le avessimo viste a Milano o a Chieti, non avremmo mezze misure, con i tempi che viviamo. E non può essere diversamente neppure per Napoli. Anche se Napoli è Napoli. Tra parentesi, i precedenti reali ci sono: la movida dei Navigli milanesi, certo, ma anche tutti quei torinesi ammassati sui gradini della Gran Madre per assistere al passaggio delle Frecce Tricolori. Al tempo del Covid, subito la condanna dell’Italia intera. Cioè a dire di una popolazione che da mesi sopporta i limiti e le privazioni anticontagio, cercando di non sgarrare.

E allora tolleranza zero. Indulgenza zero. Attenuanti zero. Anche se il Napoli ha battuto la Juve, anche se il Napoli non alzava trofei da un bel po’ di tempo, anche se a Napoli vogliamo tutti bene perchè è Napoli, la festa per la Coppa Italia resta quello che è: uno sfregio alla dignità e al senso civico di un Paese provatissimo dalla pandemia assassina. E un velo pietoso va steso velocemente sulle parole del sindaco De Magistris, “è il contagio della felicità”: un’altra occasione persa per farla finita con la demagogia populista, l’ennesima.

Che poi fossero solo cinquemila su diversi milioni, come sono pochissimi quelli che vanno sullo scooter senza casco con la moglie gravida e tre bambini piccoli, questo conta molto, anzi è decisivo. Ma forse proprio per questo la prima a indignarsi, oggi, prima ancora dei Salvini che la buttano in speculazione politica, dovrebbe essere proprio la Napoli civile. La Napoli migliore. Per come conosco Napoli, io non ho il minimo dubbio che sarà così.

Un pensiero su “LA TRISTE FESTA DI UNA CERTA NAPOLI

  1. Fiorenzo Alessi dice:

    Egr.Dott. Cristiano Gatti,
    Chiedo anticipatamente perdono , e se servisse sono pure pronto ad una sana fustigazione, con annessa razione di terapeutico cilicio, ma non riesco proprio , neppure sforzandomi , a condividere le sue ragionate e pur ragionevoli censure.
    Mi gira per il capo, come una fastidiosa mosca , una domandina: se fosse stata la Signora Bianconera a vedersi arridere la vittoria dalla sorte (molte, troppe volte) amica , siamo così risolutamente convinti che tra quei milioni di sudditi, pardon , di tifosi non ne avremmo trovato , scorrendo tutto il Bel Paese , qualche migliaio di “esultanti ravvicinati “ ?
    Capisco, più o meno , che qualche anima bella, pia ed irreprensibile possa vedere il Diavolo (per carità, non mi riferisco al pedatorio MILAN ) , ovvero il maledetto e malefico virus , in qualsiasi condotta che non tenga in gran conto quel che resta dei cd. precetti Covid19 . Non parliamo , poi, di cosa possa dirsi di manifestazioni di …manifesta esultanza , per di più connesse a deprecabili e contagiosi eventi sportivi di calcistica derivazione.
    Ma la “tolleranza zero” riserviamola a ben altro : di veramente riprovevole, censurabile e, soprattutto, criminoso ce n’è in giro una quantità industriale.
    Ad essere obiettivi, e realisti, anche di altrettanto , e forse più , contagiosa di un bastardo virus.
    Quanto all’indulgenza, teniamocela di scorta per quando ci servirà. Non si sa mai che possa tornarci utile.
    A tutti , senza distinzioni di bandiera.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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