LA STUPIDA LEGGE DELLA BORRACCIA

di PIER AUGUSTO STAGI – Siamo alla degenerazione totale, una deriva in cui le famiglie non insegnano più nemmeno le basilari regole della buona educazione, non dico del galateo. Il vaffa digitale è seguito costantemente da un vaffa analogico, quindi reale. Il vaffa laico alternato ad uno religioso. Non si onorano né il padre né tanto meno la madre, figurarsi il nonno, gli zii e le autorità politiche e religiose.

Siamo ad un capolinea pericoloso e non è un caso che si stiano moltiplicando leggi e leggine per mettere un freno, dal “body shaming” (deridere una persona per il suo aspetto), al cyberbullismo per arrivare al “catcalling” (molestie per strada, apprezzamenti un po’ coloriti o spinti alla donna).

Insomma, basterebbe l’educazione minima, sarebbe sufficiente una famiglia, ma visto che ormai siamo alla deflagrazione più totale, occorrono leggi come il ddl Zan (di Alessandro Zan, deputato del Pd), per far fronte alla “omotransfobia”, il cui provvedimento, se approvato, istituirebbe il carcere per chi commette atti di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità. Insomma, leggi o disegni di legge su tutto, perché di fatto non c’è più niente.

In compenso, tanto per citare un caso davvero singolare, nel ciclismo li vogliamo educande, sensibili e pronti a raccattare anche le stagnole che avvolgono i panini al latte. Storicamente e antropologicamente sport rude, sport per uomini forti e di resistenza, ma oggi si cambia: prima della bicicletta occorre il Folletto, per fare le pulizie. Al Giro delle Fiandre corso domenica con alcune nuove disposizioni varate dal governo mondiale della bicicletta (UCI), abbiamo toccato con mano. Li abbiamo visti all’opera, il provetto presidente di giuria con i suoi zelanti accoliti. Con un regolamento in mano, non sanno distinguere un’azione da cartellino rosso da una sciocchezza da ammonizione. Non è consentito dal regolamento? Bene, porre rimedio, please. Senza pietà.

I corridori devono rispettare il galateo del buon ciclista: postura in sella corretta, quindi le mani sul manubrio e il posteriore sulla sella (giustissimo!). Stesso discorso per lo smaltimento dei rifiuti, che devono avvenire solo nelle “green zone”: chi trasgredisce, a casa!

E a casa è finito per davvero lo svizzero Michael Schär, che in pratica da solo, senza nessuno attorno, ha avuto la malaugurata idea di gettare la sua borraccia in regalo a dei tifosi a bordo strada. La giuria, grazie al Grande Fratello, cioè alla televisione che queste corse di prima grandezza ormai le trasmette integralmente, ha visto, preso nota e provveduto a mandare immediatamente sotto la doccia il corridore elvetico. Stessa sorte è toccata anche alla nostra Letizia Borghesi, sempre per lancio di borraccia fuori dalla “green zone”, con un’ammenda superiore a quanto avrebbe guadagnato in caso di vittoria.

Siamo alla follia, evidente. Va bene ammonire chi getta una borraccia in un prato, ma addirittura arrivare ad espellere chi le getta ai tifosi è quantomeno esagerato, sproporzionato, financo antistorico, per uno sport come il ciclismo che della borraccia come feticcio e reliquia ha costruito narrazioni infinite.

Ma ormai siamo in un mondo così, dove nessuno più si preoccupa di insegnare le regole minime della buona convivenza, salvo pretendere che i simboli dello sport, in questo caso i ciclisti, non solo usino gambe e braccia per le loro prestazioni sportive, ma vadano anche di gomito. Nel senso di pulire, tenere ordinato, anche in corsa. E chi sgarra, paga pesantemente. Buttate la borraccia? A casa! E per castigo tutti a lavare i pavimenti con il moccio Vileda e a spolverare le librerie con l’insuperabile Swiffer! E dire che un tempo nel ciclismo c’era solo l’autoscopa…

(Mezzo adibito a raccattare i corridori attardati e, quindi, ormai fuori corsa).

 

Sulla questione borraccia, tanto per farci la bocca meno amara, consiglio di leggere quanto scritto dal corridore svizzero Michael Schär, proprio il pioniere squalificato domenica al Giro delle Fiandre per aver gettato la borraccia ai tifosi in un tratto in cui per le nuove regole era vietato farlo. Dovrebbero leggerlo anche le zucche dure della giuria, incapaci di buonsenso, ma che lo facciano ho davvero poca fiducia. Meglio che ce lo gustiamo tra noi.

«Lo ricordo come se fosse ieri. I miei genitori hanno accompagnato me e mia sorella a vedere il Tour de France del 1997 nel Giura. Siamo andati sul percorso e abbiamo aspettato lì per ore in mezzo alla folla. Finalmente è arrivata la carovana pubblicitaria e abbiamo preso tutti dei dolcetti. Più tardi sono arrivate le prime moto della polizia e l’elicottero sembrava sospeso su di noi.

Proprio questa atmosfera elettrizzante del gruppo che si avvicinava a noi stava cambiando per sempre la mia vita. Sono rimasto impressionato dalla velocità e dalla facilità con cui i ciclisti potevano guidare le loro biciclette. Non volevo nient’altro nella mia vita che diventare io stesso un ciclista professionista. Da questo momento in poi ho seguito solo questo sogno.

Oltre a questa “folgorazione”, quel giorno ho ricevuto una borraccia da un professionista. Questo piccolo pezzo di plastica ha completato la mia dipendenza dal ciclismo. A casa quella borraccia mi ricordava ogni giorno qual era il mio sogno. Ho pedalato ogni giorno con la mia borraccia gialla del Team Polti e ne ero orgoglioso. Lo sottolineo, ogni giorno.

Ora sono uno di quei professionisti che pedalano davanti a spettatori felici. Nei momenti tranquilli della gara tengo sempre la mia borraccia vuota finché non vedo dei ragazzi a bordo della strada. E allora la lancio delicatamente in modo che possano prenderla in sicurezza.

Due anni fa ho regalato una borraccia a una ragazza che era sulla strada. I suoi genitori mi hanno detto che la ragazza non solo è stata felice della borraccia quel giorno, ma ne parla ancora, ne parla sempre. E forse un giorno anche lei diventerà ciclista.

Questi sono i momenti per cui amo il nostro sport. Nessuno potrà mai portarceli via. Siamo lo sport più accessibile, l’unico che regala borracce lungo la strada. Una cosa semplice, come semplice è il ciclismo».

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4 commenti su “LA STUPIDA LEGGE DELLA BORRACCIA

  1. Rino Civardi il said:

    Propongo un’azione comune e ben organizzata. Ad un certo punto della corsa, tutti i corridori ad un segnale prestanilito dovranno buttare la borraccia a bordo strada. In questo caso saranno tutti squalificati e finisce la corsa?
    PS: anch’io conservo una borraccia che fu gettata da Franco Ballerini e ne vado orgoglioso.

    • Giuseppe bagliani il said:

      È uno degli obbiettivi per cui andiamo per ore ad aspettare i ciclisti , li onoriamo al loro passaggio e li abbracciamo per la loro fatica e la gioia che ci danno! Noi facciamo degli “ appostamenti” nelle zone di salita, dove la velocità è bassa e dove si può correre a piedi vicino a loro al grido di “borraccia, borraccia” ,,,, e molti di loro tolgono la mano dal manubrio per farci il prezioso regalo! E che regalo! Insomma un rito, un motivo che ci porta ad amare questo sport , a mettere la borraccia conquistata in bella vista nella nostra casa! Quando mai una borraccia è rimasta abbandonata?Promoviamo qualcosa affinché questa barbara stupida regola venga abrogata!

  2. Marco Rasera il said:

    È un mondo fantastico, no comment…. Invece meravigliosa, romantica, l’elegia delle righe di Schär: non seguo il ciclismo ma leggendolo ero lì, con lui, a prendere quella borraccia, a sognare.

  3. Fiorenzo Alessi il said:

    Egr. e Caro Dott. Pier Augusto STAGI,
    Lei tocca temi sociali. Se qualcuno s’azzardasse a sorridere , pensando che stia scherzando, spero si ricreda.
    Di certo riguarda la società la grave malattia dell’ipertrofia normativa . Peggiore di quella prostatica. Si tende a regolamentare tutto per legge, dimenticando il buon senso. Non parlo solo di un corretto uso del cervello, fondamentale accessorio di cui tutti si è naturalmente muniti , sempre più spesso degradato ad optional . Mi riferisco a quel modo, semplice quanto appropriato , di affrontare il quotidiano ragionando con poche “regole”, ma di agevole applicazione e di certa esecuzione. Altrimenti, per conosca I PROMESSI SPOSI, siamo ancora alle grida di Manzoniana memoria. Con annessi e connessi.
    Argomento “sociale “ è anche lo Sport , CICLISMO od altro che sia, ed il rapporto con gli appassionati, i cd. tifosi. Il “cavallo d’acciaio ” (ora carbonio, titanio, ed ogni altra evoluzione tecnica del caso) ha un rapporto indissolubile con i suoi aficionados. Praticanti o meno che siano.
    A stare per ore a bordo strada , con qualsiasi tempo, per vedere i propri beniamini in quei pochi secondi di veloce passaggio , o si è dei pazzi , di sicuro in libera uscita, o degli innamorati , comunque pazzi.
    Che anelano dissetarsi dalla sorgente della loro inguaribile passione.
    Privarli anche di una BORRACCIA d’acqua , prescindendo da valutazioni per certi versi giuridiche ed interpretative, è un grave sintomo dell’incapacità di distinguere e capire la differenza, sostanziale, tra spettacolo sportivo ed amore per il Ciclismo.
    Non va bene, non va bene davvero.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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