LA SPOCCHIA FRANCESE SCALA IL MONTE BIANCO

di GHERARDO MAGRI – E’ scoppiata di nuovo la guerra geografica tra Francia e Italia sul confine più nobile per noi: il Monte Bianco. Portateci via tutto, ma non la montagna più alta in Europa, nostro orgoglio nazionale, maestoso teatro naturale delle più eroiche imprese dei migliori alpinisti (Bonatti in testa) e spettacolare esempio di turismo d’alta quota con la nuova funivia Skyway, che porta lassù a Punta Helbronner, 3.466 metri, ai piedi del ghiacciaio del Gigante.

Perché i cosiddetti cugini ci vogliono scippare pezzi di montagna? Stiamo parlando, per la verità, di una porzione importante del massiccio, non proprio della vetta.

La contesa è sui confini e sui (presunti) accordi sottoscritti nel passato. L’Italia fa riferimento al trattato fra Regno di Sardegna e Impero francese e alla successiva convenzione esecutiva, datati 1860 e 1861, che fissavano il confine sullo spartiacque naturale della catena. Loro, invece, considerano validi gli accordi sanciti con l’armistizio di Cherasco nel 1796, dopo la prima campagna di Napoleone in Italia e fatti valere in modo unilaterale nel 1865, considerando il Monte Bianco di Curmayeur nel loro territorio. In sostanza, i francesi hanno considerato carta straccia gli accordi presi a Torino, pur di far valere le decisioni del secolo precedente, quando il piccoletto corso imperversava in Europa. Come se le lancette dovessero tornare indietro nel tempo, a loro piacimento. Se anche noi dovessimo utilizzare questo metodo, in funzione delle potenze degli imperi e del machismo storico, la Gallia sarebbe stata una provincia romana che marcava confini solo a est, perché geograficamente immersa nel vero Impero.

E non scomodiamo altri casi famosi di dispute mondiali, come quella per la Gioconda, tanto come esempio.

La polemica si ravviva negli ultimi anni, la “grandeur” non si arrende, perbacco. Soprattutto si scatenano piccole scaramucce nell’imporre regole su terreni altrui, fin dal 2015. L’ultima di qualche giorno fa. La scintilla scatta a causa di due provvedimenti emessi dal Ministero della transizione ecologica (?) francese per salvaguardare certe specie protette, ovviamente a loro dire da applicare anche sulla porzione italiana del Monte Bianco. Il progetto era stato presentato addirittura da Macron (non ha altro a cui pensare?) a febbraio 2020, fotografato e intervistato pomposamente in occasione della visita al ghiacciaio Mer de Glace.

Per replicare agli spocchiosi transaplini, noi ci affidiamo alla nota spietatezza e forte personalità del nostro ministro degli esteri, che esprime “forte disappunto”.

Ho come l’impressione che l’affondo dei galletti sia stato programmato volutamente durante il suo dicastero. A questo punto non ci resta che sperare di spuntarla in qualche modo dei nostri, oppure, più prosaicamente, fare ciò che ci viene più congeniale: insabbiare abilmente l’antipatica querelle, una volta per tutte.

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