LA “SETTIMANA ENIGMISTICA”, CAPOLAVORO SURREALISTA

Nel 1962, quando smisero di contarle, erano 205. Dopo, sono diventate “innumerevoli”, aggettivo dall’impiego perfetto, meritevole di un “1 – orizzontale”, magari sotto la definizione “incalcolabili, illimitate”. Si parla, è chiaro, delle imitazioni vantate dalla “Settimana Enigmistica”, che al traguardo dei 90 anni di età rimane, a dispetto dei tentativi di imitazione e di chi li pratica, una rivista inimitabile.

Che cosa manca agli imitatori? La stessa maestria nel confezionare rebus, cruciverba, anagrammi, palindromi sillabici e scambi di vocali, ma anche l’atmosfera che pervade le sue 48 pagine. Un mondo incantato, gozzaniano, dove “piccole cose di cattivo gusto” ci circondano rassicuranti: la pagina della Sfinge, le risate a denti stretti, l’edipeo enciclopedico, lo strano ma vero e il quesito della Susi. Tutte al loro posto, settimana dopo settimana, sempre uguali a se stesse, eppure inafferrabili perché prigioniere, appunto, di un incanto.

Ho sempre pensato che la “Settimana Enigmistica” sia un eterno eppure sempre nuovo capolavoro surrealista. Pensate alle scenette dei rebus: neppure Dalì e Buñuel sono mai arrivati a creare uno scorcio nel quale convivessero un re, un capitello dorico, due ostriche e una bussola. E soprattutto, mai sono riusciti a immergere il tutto in un’aura di statica placidità, in un’eterna mattina di primavera nella quale tutto sembra normale perché tutto è assurdo ma niente è in conflitto.

La “Settimana Enigmistica” ci riesce da 90 anni, refrattaria com’è ai cambiamenti, giustamente preoccupata di tener ben chiusa la finestra della redazione, così da evitare che una folata dei tempi moderni possa spazzar via gli incastri e le parole crociate senza schema, le spigolature e l’angolo del buonumore. Un mondo da proteggere con la massima cura perché noi si sia certi di trovare, ogni settimana almeno per qualche ora, un porto sicuro. E’ un luogo dove i protagonisti delle vignette hanno nomi come Gustavo e Genoveffa e incrociano tra loro una battaglia dei sessi ostinata ma essenzialmente incruenta, laddove il maschio è invariabilmente pigro e incapace e la femmina autoritaria e assillante. Beati loro che hanno quei problemi: noi, qui fuori, non ci capiamo più niente, sappiamo di avere delle tribolazioni ma quali esse siano non è chiaro per nessuno.

Rischierebbe troppo, la “Settimana Enigmistica”, ad aprire la finestra del suo mistero. Pensate che fine potrebbero fare le definizioni che si incastrano alla perfezione in verticale e in orizzontale, ogni lettera al suo posto, ogni soluzione unica e insindacabile. Oggi qualcuno tirerebbe fuori un premio Nobel rintronato per sostenere che la risposta a “fine della strada, due lettere” non è affatto “da”. Viene in mente la simpatica ostinazione di Diego Abatantuono in “Vacanze di Natale 90”: “Attraversa Torino, due lettere… Rappresentante: lo scrivo piccolo, ci sta”.

No, è questo un mondo troppo tumultuoso e smodato per la “Settimana Enigmistica”, la quale deve la sua longevità anche a un costante esercizio di moderazione. Per festeggiare il compleanno, ha pubblicato un numero speciale: 56 pagine e non 48. Un bello sforzo, ma non uno sforzo eccessivo e dunque volgare, sbrodolato. Solo otto pagine in più ma con la certezza assoluta che si tratta di pagine curatissime, senza refusi e sbavature, in perfetta armonia con quel mondo fatato e improbabile che, in letteratura, trova un equivalente forse solo in Wodehouse.

Speriamo dunque che la “Settimana” sappia proteggere la sua piccola ma accogliente casa per almeno altri 90 anni e anzi di più. Semmai, sarebbe il mondo qui fuori a beneficiare di qualche influsso da essa proveniente. Forse sta già accadendo. Pensate ai virologi e alle loro dichiarazioni: non li vedreste bene sotto il titolo “Le ultime parole famose”?

 

 

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