LA RICETTA COLAO: FUMO DI LONDRA

di GIORGIO GANDOLA – Manca l’algoritmo per definire chi vince il campionato di calcio (troppo originale) e poi c’è tutto. Dopo due mesi di clausura nell’attico di Londra, Vittorio Colao ha condiviso con la sua task force e poi con il premier Giuseppe Conte il piano per far ripartire l’Italia. Un dossier di 6 sezioni, 46 pagine, 121 slide e 102 idee che in queste ore viene letto, compulsato, sezionato, criticato, storicizzato più o meno come i dieci comandamenti portati a valle da quel tipo con la barba alcune migliaia di anni fa. Sfogliarlo è come ripassare il libro di ricette della nonna Severina per sapere se il vitello tonnato necessitava dei capperi oppure no.

Mettiamoci comodi, Colao è un manager preciso e non dimentica nulla. Per vedere finalmente un’Italia da Fase 3, con i muscoli scolpiti e pronta allo sparo dello starter dopo la lunga convalescenza, bisogna puntare su tre obiettivi: «I brand sono turismo, cultura e tecnologia».

Il commentatore da bar finge sorpresa sulla parola brand (lui preferisce il cognac) anche se ricorda che quei temi li aveva già sentiti da qualche parte. Turismo perché l’Italia è la grande bellezza, cultura perché in Italia c’è il 70% delle opere d’arte mondiali, tecnologia perché oggi il mondo è iperconnesso e anche a Zagarolo hanno i loro bei problemi.

La partenza è un classico, vediamo se il piano decolla a pagina 10. «Imprese e lavoro sono il motore dell’economia, infrastrutture e ambiente il volano del rilancio». Qui l’osservatore neutrale comincia a grattarsi la pera perché anche a lui, tornitore Brambilla che legge la Gazzetta tutte le mattine sul bancone dei gelati, sembra di poter dire che senza lavoro gli affari non girano e la lavastoviglie nuova non si compra. Un po’ più difficile conciliare il tunnel del Brennero nel quale si schiantò Toninelli con parchi, laghi e pianure incontaminate come piacerebbe al Movimento 5 Stelle. Ma non per niente Colao è Colao e lui no.

Più ci si addentra nel dossier, più ci si trova davanti a una tesina di maturità dove è facile prevedere le risposte. La famiglia? «Fondamentale in una società più inclusiva ed equa». Istruzione e ricerca? «Sono fattori chiave per lo sviluppo». E come la mettiamo con la burocrazia, moloch fatiscente che paralizza la crescita? «La pubblica amministrazione dev’essere alleata di cittadini e imprese». E il cancro sociale dell’evasione fiscale? «Prorogare i condoni, agevolare il ritorno dei capitali dall’estero». Applausi. Quando lo diceva Giulio Tremonti era un crimine.

C’è qualcosa di scontato e rassicurante nel piano della task force più pubblicizzata dai trecento alle Termopili: come con Pinocchio, ti sembra di averlo già letto. Come con Pretty Woman, ti sembra di averlo già visto.

Giù la maschera. Sono 30 anni che l’italiano medio si sente snocciolare da ministri, portaborse, docenti universitari, economisti con il master ad Harvard, leader di movimenti, cognati a Natale, allenatori di pallavolo invitati nelle università, ospiti di Fabio Fazio e vicini di ombrellone il piano di Colao. Non vogliamo arrivare al grido liberatorio di Fantozzi davanti alla Corazzata Potemkin perché siamo ancora ai titoli di testa, ma già abbiamo sensazioni di smarrimento mentre Tv e giornali celebrano le pitagoriche scoperte. In tutto questo perfino il messia della Fase 3 ritiene di dover spegnere qualche entusiasmo esagerato:  «Non sarebbe neanche giusto nutrire aspettative miracolistiche sul nostro pacchetto».

Ora il librone dei sogni è sulla scrivania di Conte e fra qualche giorno esiste il ragionevole sospetto che finirà nell’ultimo cassetto della scrivania di Conte. Per tre motivi. Il primo: tutti conoscono il finale. Il secondo: da nessuna parte c’è scritto dove si prenderanno i soldi per realizzare anche solo una delle 102 idee. Il terzo, Colao ha inserito la frase perfetta per farselo bocciare: «È necessario rinviare le tasse».

Comunque il lavoro è stato consegnato, l’applauso è arrivato e gli italiani sembrano più sereni, perché grazie all’uomo di Londra potranno immaginare un’Italia «più forte, resiliente ed equa». Con una spolveratina di parmigiano, ma c’è chi preferisce la rucola. Allo Stelvio la neve è troppo farinosa. E da lunedì, per favore, bisogna mettersi a dieta.

Un pensiero su “LA RICETTA COLAO: FUMO DI LONDRA

  1. Orfeo Benaglia dice:

    Tutti questi super lavori, super lineeguida, super rapporti, super iidee, super consigli fanno una brutta fine. Troppe cose tutte insieme quando è già un’impresa realizzarne due o tre.
    Pochi obiettivi chiari e raggiungibili.
    E tenuti d’occhio affinché si realizzino per davvero. Si lavora per grandi. Raggiunto un obiettivo si passa al prossimo. Tutto insieme chi controlla per davvero il lavoro fatto.
    Va a finire come per gli stanziamenti di miliardi di euro. Chi controlla il vero dal falso.

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