LA MENTE IN GABBIA

di JOHNNY RONCALLI – La mente schizza, senza freni.

Ognuno costretto nella propria torre d’avorio o nel quadrilatero dal quale normalmente cerca di fuggire, a scelta. Solo il movente non convince. In attesa di un segnale che disponga in altro modo, l’umore se non le abitudini, tutti sanno che non c’è scorciatoia questa volta. L’orizzonte si può immaginare, a piacere, ma ora è celato, non sappiamo quale alternanza di luci e colori lo svelerà.

Le ore passano tra sintomi allarmanti, sintomi ignorati, sminuiti o ingigantiti. I sintomi del contagio, i sintomi del proprio corpo. E ancor più della propria mente.

Accendo la tv. No, aspetto. L’accendo dai, sentiamo. No, dopo. Leggo. Leggo. Leggo. Un colpetto di tosse. Oddio. Vediamo un film. Bene. Non c’è qualcosa di più allegro? Mi sento un po’ accaldato, possibile? Faccio un po’ di ordine in casa, ma servirebbe una mente più libera.

Vado ala finestra allora. Vediamo che succede. Guarda un po’, la merla numero tre sta iniziando un nuovo nido sulla magnolia. La signora del secondo piano stende i tappeti. Chissà Aurelia che fa, non la vedo. Ci vorrebbe uno scossone, qualcosa che ravvivi le ore, le giornate, le settimane. Ci vorrebbe un urlo, anche di notte va bene. Qualcosa che dia la scossa alla mia finestra sul cortile. Anche un’ammazzatina, va bene, un cannocchiale poi lo troviamo. Una bella indagine fai-da-te per svagarci.

Ma che dico, farnetico. Sarà la febbre? No, no, calma. Ordine. Da capo.

Torno a leggere allora. E torna la mente, ingovernabile, alle pagine di Albert Camus, “La peste”, amaro specchio, incredibilmente fedele, dei giorni che stiamo vivendo e lucido viaggio…

…aspetta, aspetta, guarda, la signorina del terzo piano sta per entrare nella doccia!

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