LA POLITICA DEL FUNERALE SOCIAL

Le foto vicino alla bara di David Sassoli che i nostri politici si sono precipitati a postare sui loro social dicono molto. Più di ogni altra analisi o considerazione, dicono perché David Sassoli stava ben oltre il loro livello medio.

Dicono che il politico medio italiano inevitabilmente deve esserci, deve farsi immagine innanzitutto. A qualunque costo. Teme che l’italiano, che considera stupido, non vedendolo immortalato non lo consideri degno.

Essere o apparire dunque? Apparire, sempre e comunque.

Un frequentatore dei social commenta, scrivendo che prova un enorme fastidio, pur comprendendo le buone intenzioni. Beato lui, io non le comprendo per il semplice motivo che non le vedo.

Va bene tutto, pur di apparire, apparire concepito come l’unico parametro del consenso, consenso di sé stessi, non certo di un’idea o di un ideale. Che sia il papa, un calciatore, il cantante, il filantropo, l’attore, sicuramente scaramantici va bene pure il ladro, la prostituta, il diavolo, la sposa, il gobbo, il monaco e lo scemo e andrebbe bene pure il morto, pur di apparire. Meglio se morto di giornata, o quasi. E infatti.

E poi proprio i funerali pare stiano diventando lo spazio privilegiato per l’esibizionismo, a giudicare anche dal funerale romano della rappresentante di Forza Nuova con la svastica sulla bara.

Nel caso siate pronti a indignarvi, cari politici, vi tranquillizzo, non vi sto assimilando ai nazisti. Vi sto assimilando agli stolti, se ancora questa parola è riconosciuta e ha un senso.

Io c’ero, dovete ricordarcelo per forza. Ma sappiatelo, presenzialisti dell’immagine sempre e comunque, c’eravamo tutti, e anche se voi non ci avete visti, noi abbiamo visto voi. E una volta esaurite le lacrime avete voluto ricordarci che eravate là, come se la vostra presenza fosse qualcosa da tramandare e preservare, o di cui tener conto all’approssimarsi del voto.

Bastava un quaderno con un pensiero e un nome in calce una volta, per testimoniare alla famiglia la presenza, o meglio la vicinanza, la partecipazione, il cordoglio, come si diceva. Ora non più, serve il ritratto e tutto il mondo deve sapere.

Così, cari (si fa per dire) Letta, Conte, Cirinnà, Boldrini e compagnia, questo è. E non cercate di spiegare, giustificare, contestualizzare. Sarebbe troppo, sentirsi dire che non abbiamo compreso l’intento, che siete stati travisati o peggio, che non era quello che intendevate comunicare.

Proprio questo è il punto, non dovevate comunicare nulla, esattamente come chiunque di noi quando partecipa a un funerale. Di tutto abbiamo voglia, tranne che parlare, comunicare, e se ce l’abbiamo, sicuramente affidiamo i nostri pensieri ai nostri cari, ai pochi intimi. Ma capisco, il silenzio è un’arte a voi estranea.

La vostra arte funeraria, così la chiameremo, è la più macabra delle danze.

 

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