LA PANDEMIA DEL CIBO TRUFFA

di PAOLO CARUSO (agronomo) – Due notizie questa settimana hanno provocato un’ondata di giustificato allarme tra i consumatori, ovvero il maxi sequestro di 4.447 tonnellate di passate e concentrati di pomodoro, etichettati come “100% italiano” o “100% toscano” nel deposito Italian Food spa del Gruppo Petti in provincia di Livorno, e il blocco della nave Sagittarius, destinata al pastificio De Cecco, davanti al porto di Bari, contenente 250mila quintali di grano statunitense contaminato da carie del grano.

La prima notizia ci segnala, secondo quanto dichiarato a Fanpage dal colonnello dei Carabinieri, Luigi Cortellessa, quella che potrebbe essere la più grande frode alimentare mai scoperta in Italia: passate e concentrati infatti erano miscelati a pomodori provenienti da Paesi extra-Ue. Il produttore si è giustificato affermando che era merce “Destinata per il confezionamento di prodotti a marchi terzi e all’esportazione fuori dall’Italia”, come se questo lenisse il problema.

La seconda invece, testimonia, finalmente, che a controlli accurati sulle navi di grano provenienti dall’estero, probabilmente conseguono azioni di sequestro o blocco: trasportare il grano in condizioni di sicurezza sanitaria per migliaia di km, a bordo di navi, è un’impresa quasi irreale. Il quantitativo di granella trasportato (250.000 q.li) e oggetto del blocco equivale al raccolto di frumento su una superficie di più di 6.000 ettari, come 100 aziende cerealicole medie in Italia.

Questi accadimenti sono soltanto le punte di un iceberg che trova residenza soprattutto nella grande industria agroalimentare italiana, che per essere competitiva e concorrenziale a livelli di prezzi deve escogitare artifici quasi sempre illegali, che si rivelano nocivi per la salute dei consumatori.

I due avvenimenti citati, in realtà, sono indicativi delle due tipologie di inganno più diffuse ai danni dei consumatori, ovvero: la frode sanitaria e la frode commerciale.

Con la frode sanitaria si ha la probabilità o la certezza di procurare un danno alla salute dei cittadini, di rendere potenzialmente o sicuramente nocive le derrate alimentari.

Le frodi commerciali, invece, comprendono tutte le azioni fraudolente sugli alimenti o sulle loro confezioni che, pur non determinando concreto o immediato nocumento per la salute pubblica, favoriscono illeciti profitti a danno del consumatore.

Di diverso tenore è la contraffazione, ovvero la produzione ex novo di un alimento con la sola apparenza della genuinità, in quanto prodotto con sostanze diverse, per qualità o quantità, da quelle che normalmente concorrono a formarlo. In realtà si tratta di una vera e propria falsificazione, poiché si attribuiscono a un prodotto caratteristiche qualitative e quantitative non rispondenti al vero.

Specialmente in epoca di Covid, una delle voci di spesa più significative per le famiglie è rappresentata dall’alimentazione, ma la profonda crisi che viviamo induce ad acquistare più con il portafogli che con la ragione. Spesso il basso prezzo è la stella polare che si segue per riempire il carrello, ma, sfortunatamente, al risparmio non corrisponde qualità.

Tutto ciò scatena una corsa alla riduzione dei costi che condiziona le scelte dell’industria agroalimentare anche a livello di approvvigionamento della materia prima. Le importazioni selvagge di prodotti a prezzi stracciati da paesi esteri, dove il livello di sicurezza alimentare è l’ultimo dei requisiti e il costo di produzione non è minimamente confrontabile al nostro, costituiscono la migliore garanzia per la loro corsa al guadagno.

Dobbiamo a tutto ciò la frequente scoperta di carni conservate in pessimo stato o senza indicazioni di tracciabilità, di prosciutti ottenuti da animali nutriti con rifiuti speciali, di formaggi avariati e “rigenerati”, di oli di semi che magicamente diventano oli extravergine d’oliva, di vini che nascondono la materia prima che li ha generati, di latticini color “puffo”, eccetera.

Come recitano alcuni antichi detti,  “il vino si può anche fare con l’uva e l’olio con le olive”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il cibo contaminato produce annualmente 420.000 morti. Lo stesso cibo che è causa anche di 1 persona malata su 10.

Come arginare questo fenomeno? Sicuramente la tecnologia potrebbe essere un valido aiuto, ad esempio la cosiddetta “blockchain” può diventare un valido alleato per tracciare il cibo in tutti i suoi passaggi, da un punto di vista geografico, tecnico e perché no, anche etico.

Un altro contributo potrebbe essere fornito dalla nostra capacità di scelta: mercati dei contadini, acquisti diretti, attenta letture delle etichette (sempre che affermino la verità), conoscenza diretta del produttore, eccetera, possono rappresentare un buon viatico per ridurre questo problema.

Certo, l’obiezione che viene sollevata riguarda il prezzo più alto che si deve sostenere, ma come era solito affermare il giornalista e scrittore Pollan: “Il cibo a basso prezzo è un’illusione. Non esiste. Il vero costo del cibo alla fine viene pagato da qualche parte. E se non lo paghiamo alla cassa, lo pagano l’ambiente e la nostra salute”.

E anche i produttori onesti…

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3 commenti su “LA PANDEMIA DEL CIBO TRUFFA

  1. Il mio amico Giorgio quando scoprì dalla tv che il mitico olio Carli che a casa su si usava da oltre cinquant’anni, era fatto con olive straniere, non ci voleva credere. Cadeva per lui uno dei pilastri della cucina italiana e familiare.
    Portò sul lavoro un libro antico ricevuto in regalo da Olio Carli, consegnato a domicilio, nel quale c’erano consigli di tutti i tipi. Quello più interessante era come far smettere a una chioccia di covare. Per dire.
    La frustrazione di Giorgio ci divertì, con conseguenti sberleffi.
    Questo articolo sulla passata di pomodoro Petti è stato per me come l’olio Carli per Giorgio.
    Sono almeno dieci anni che vado in vacanza vicino Suvereto, il paese dove ha sede la Petti e sono dieci anni che al supermercato compriamo passata di pomodoro Petti.
    Tra le più care, però è buona, si sente che ha il profumo di quei posti, caspita è proprio buona.
    Oggi lei caro Paolo Caruso distrugge un atro mito nel modo più brutto: la verità.

  2. Rosario Palazzolo il said:

    Cosa è rimasto di sincero nei prodotti molto sbandierati del 100% di produzione italiana? Trovi un prodotto come le olive che vengono reclamizzate in terre centenarie di una volta, per scoprire che poi arrivano olive e olio dal Marocco dove il disciplinare non ha nulla uguale al nostro; magari i proprietari degli uliveti sono italiani che ad onestà vedono solo il denaro realizzabile con gli affari. Latte, prosciutto, pane,frutta,ortaggi e verdure. Finanche le fragole con dimensioni gigantesche ma al gusto buone, dove i pesticidi fanno da padroni. E i pomodori e i pomodorini coltivati in idrocoltura nel paese dei tulipani che pensano alla consistenza della buccia perchè non vengano attaccati dai batteri esterni che li dete-riorano durante i km di trasporto
    (non km zero). Quando sono sul banco del mercato al consumatore fa più attenzione il prezzo ridotto che giustamente si cerca. Il prezzo dei coltivatori diretti sul banco dei mercati è tre o quattro volte superiore, saranno pure buoni per forza con tale costo. Ho riscontrato che tra nord e sud il favore va al sud dove il piccolo contiene i prezzi e che entrambi non credo paghino tasse aggiuntive alla vendita.

  3. Mario Apicella il said:

    Non capisco le affermazioni che indicano il prezzo del supermercato inferiore a quello dell’acquisto diretto. la grande distribuzione per l’ortofrutta bio ricarica di 4-5 volte quello che paga al produttore senza poter garantire tracciabilità sapore e produzione locale che i mercati bio garantiscono. Si dimentica poi che il consumatore è stato educato da subrette televisive che lo hanno abituato al fuori stagione, senza mai fermarsi sulla genuinità di nulla. L’industria è schiava di un ideologia che tutto pervade per cui la materia prima è solo un mezzo di produzione e i clienti sono solo persone da confondere. LE LEGGI CONSENTONO DI TUTTO E DI PIù E I CONTROLLI SCARSEGGIANO. Intanto dall’Unione Europea arriva la deregolamentazione dei nuovi OGM con la politica, sponsorizzata dalla Bayer, che applaude e finti scienziati che si tuffano nel nuovo barattolo di marmellata fingendo di operare addirittura a b’vantaggio della biodiversità e dell’agricoltura biologica. In un sistema agroalimentare così compromesso meglio farsi amico qualche bravo agricoltore

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