LA PAGLIACCIATA

di CRISTIANO GATTI – Tra tutti gli acrobati e i contorsionisti all’opera in questi giorni di consultazioni surreali, non c’è un solo personaggio del circo equestre che si prenda la briga di rispondere a questa banalissima domanda: come fa il governo caduto miseramente sotto i bombardamenti di Renzi, come fa dopo pochi giorni a rinascere tale e quale con il bombardiere Renzi dentro di nuovo. E’ pur vero che l’arte della guerra prevede anche l’eventualità raffinata di farsi amico il nemico più temuto, ma in questo caso sono davvero pochissimi giorni di differenza: cos’è, da una settimana all’altra Renzi cambia testa e connotati?

Anche se i genialoidi della politica cervellotica e cavillosa collocano domande come questa nel settore “infantilismo politico”, nel senso che chi le pone non ha le carte in regola per capire cose più grandi di lui, questa domanda ha un’unica risposta: il Conte-ter, che facciamo prima a chiamare Conter, nasce soltanto se Pd, 5Stelle e Leu accettano – subiscono – tutte le condizioni del bombardiere Matteo. Possono raccontarcela in tanti modi poetici – nuovo patto di legislatura, nuovo esecutivo politico, nuovo cronoprogramma -, ma la realtà è molto più limpida e banale: bisogna cedere al ricatto di Italia viva (anche se dalle percentuali è viva in stato vegetativo).

Così siamo ridotti, tutto il resto è teatrino. Basta seguire le cronache, ora per ora: ad ogni giro d’orologio salta fuori una nuova condizione di Renzi. Vuole un contratto scritto, vuole le teste sul vassoio di Arcuri, Gualtieri, Bonafede, di questo e quell’altro, vuole ripiazzare dentro le sue ragazze tanto brave e tanto carine.

Questo, non altro, è il nocciolo della crisi. Con la domanda irrisolta sempre a incombere senza risposta sopra l’intera faccenda: anche ammesso che la resa a Renzi consenta di rimontare in qualche modo lo stesso governo, chi ci dice che poi Renzi non sia più Renzi? O che sia un Renzi diverso, cioè leale, tollerante, collaborativo, in quell’idilliaco clima d’armonia auspicato da Mattarella?

Gesù diceva: il tuo parlare sia sì sì, no no. E allora, lasciando ai Casini e ai Mastella la parte levantina degli astutissimi volponi di una politica per pochi specialisti, possiamo chiamare le cose così come stanno: il tentativo di restyling, o di lifting, o di illusionismo che Fico sta portando in porto è una solenne pagliacciata. Di tante che la giovane Repubblica ha dovuto sopportarne, questa si candida autorevolmente ad essere la più grottesca di tutte. Casualmente, capita proprio in una delle stagioni più cruente di sempre, tra crisi sanitaria e crisi economica, tanto per chiarire bene quale sia il senso di responsabilità di certi nostri altolocati connazionali.

Sempre i genialoidi della politica sopraffina ti spiegano poi che la soluzione B è comunque già pronta, B come Berlusconi, con Draghi nuovo premier e lo zio di Arcore pronto a votare tutto, purchè lo facciano felice nel suo ultimo desiderio di gloria, fare il presidente della Repubblica. E Salvini, e la Meloni? Quelli sempre là stanno, sempre lo stesso disco: elezioni, elezioni, per affidare a loro la stanza dei bottoni e finalmente risolvere con un colpo di tacco le due crisi, come se tutti noi italiani arrivassimo da Saturno e non li avessimo già visti all’opera in sede di governo, con i risultati che conosciamo.

No, la nostra amata democrazia non se la sta passando bene. L’abbiamo affidata per nostra libera scelta in pessime mani. E questo è il risultato. Poi siamo quelli che parlano accigliati di sovranità offesa quando l’Europa, per coprirci di soldi, vuole ficcare il naso nei nostri maneggi. Eppure. E’ amaro riconoscerlo, ma la giovane Repubblica italiana ha già bisogno di una badante. L’Europa non è di sicuro la migliore: è pedante, petulante, invadente, acida e pure ottusa. Ma è l’unica che abbiamo, l’ultima speranza che ci resta.

Una risposta a “LA PAGLIACCIATA”

  1. Ho la sensazione che lei, egregio dott.Gatti, abbia offeso gli artisti circensi , e soprattutto i pagliacci.
    Persone che esercitano un’arte non certo facile, com’è quella di suscitare meravigliato stupore e sorriso sul volto del prossimo.
    Se non sbaglio grossolanamente , a questi degnissimi uomini (e donne, neanche poche) hanno reso onorevole ed onorato riconoscimento sia in un’Opera teatrale che in un film memorabile due signori a nome Leoncavallo e Fellini. Scusate se è poco.
    Dunque, se si vogliono dire le cose come stanno , senza scomodare Gesù Cristo e le parole sante (ovvio…) che pronunciava, ci si può limitare a riconoscere come le sorti del Paese siano in mani del tutto inaffidabili.
    Ad esagerare , ammesso che lor signori ne abbiano mai sentito parlare, si potrebbe anche ricordare che , di fronte a scempiaggini di caratura planetaria, non guasterebbe la VERGOGNA. Poca eh, non sia mai che possa far male !
    Se poi si vuole proprio fare appello all’unico e vero GIUSTO, quello così apprezzato da finire inchiodato ad una Croce , magari non sarebbe male che quei fenomeni che ritroviamo a ricoprire cariche di governo, o politiche che dir si voglia, ricorressero a quelle macine legate al collo , a mo’ di salvagente ma dagli effetti certamente risolutivi.
    Anche questa, visto l’andazzo, potrebbe essere una soluzione da non disdegnare a priori.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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