LA NATURA SPOMPATA (DA NOI)

di PAOLO CARUSO (agronomo) – Pochi giorni fa è stato pubblicato il rapporto “The Economics of Biodiversity: The Dasgupta Review”, commissionato nel 2019 dal ministero dal Tesoro del Regno Unito a Sir Partha Dasgupta, professore emerito di economia all’Università di Cambridge. In uno dei suoi passaggi più significativi il rapporto recita che “in economia, la natura è un punto cieco che non può più essere ignorato dai sistemi contabili che dettano le finanze nazionali e dai responsabili delle decisioni che vi stanno dietro”.

La Dasgupta Review è uno studio attesissimo dalla comunità scientifica, economica e politica e rileva anche che “l’umanità ha collettivamente gestito male il suo ‘portafoglio globale di risorse’, testimoniando l’uso indiscriminato di risorse naturali, superiore alla loro capacità di fornire beni e servizi”.

Il Ministero del Tesoro britannico ha reagito con sorpresa alla pubblicazione del report, annunciando che esaminerà lo studio e risponderà formalmente a tempo debito, mentre il primo ministro Boris Johnson, stranamente, ha accolto con favore il rapporto dichiarando: “Chiarisce che proteggere e migliorare la natura ha bisogno più che di buone intenzioni: richiede un’azione concertata e coordinata. Quest’anno è fondamentale per determinare se possiamo fermare e invertire la tendenza preoccupante del rapido declino della biodiversità”.

La ricerca conferma il punto di non ritorno a cui è giunta questa situazione: la biodiversità sta diminuendo più velocemente che in qualsiasi momento della storia umana, si stima che un milione di specie animali e vegetali, ovvero quasi un quarto del totale globale, siano a minaccia di estinzione.

Le raccomandazioni finali del rapporto sottolineano la necessità di rendere sostenibili i sistemi alimentari ed energetici, di implementare investimenti su larga scala e diffusi in soluzioni basate sulla natura, per affrontare la perdita di biodiversità e introdurre capitale naturale nei sistemi contabili nazionali.

Grazie ad @ltroPenisero.net, ho la possibilità di raccontare in prima persona un esempio di come questi principi possano essere applicati nella nostra società. La storia proviene dalla Sicilia, dove il 16 febbraio del 2016 è stata costituita Simenza – Cumpagnia Siciliana Sementi Contadine, un’associazione che ho l’onore di presiedere e che è nata per tutelare e valorizzare la biodiversità di interesse agrario (agrobiodiversità).

Simenza è una comunità di agricoltori e allevatori siciliani, custodi, promotori e valorizzatori dell’agrobiodiversità dell’isola, che coltivano ed allevano quasi esclusivamente varietà e razze locali, partendo da un percorso legato a millenni di storia contadina, che vuole rappresentare un tentativo di recupero delle tradizioni rurali declinato però allo sviluppo imprenditoriale; quello che gli associati amano definire “retroinnovazione”.

L’input iniziale che ha portato alla genesi dell’Associazione era rappresentato dalla necessità di regolamentare l’utilizzo di risorse genetiche “locali”, che di diritto appartengono ai contadini, e di inserirle in un percorso legislativo che impedisse il loro esproprio e l’utilizzo a meri fini speculativi.

Grazie a questo impegno buona parte di questo percorso è stato compiuto, ma le insidie e i pericoli per eventuali, quanto probabili, colpi di mano, sono sempre presenti e con essi il costante impegno per evitarli.

La novità di Simenza è rappresentata dalla volontà di preservare un patrimonio naturale ed alimentare di straordinaria importanza, veicolandolo in un progetto imprenditoriale che abbia come perimetro il rispetto della sostenibilità sociale, economica, ambientale e culturale.

Purtroppo la preservazione della biodiversità diventa uno sterile, quanto meritorio, esercizio, se non è accompagnato da una dignitosa remunerazione dei contadini, gli unici custodi che possediamo

Oggi Simenza costituisce un punto di riferimento per coloro che si battono per un cibo di qualità, derivato dalla agrobiodiversità siciliana, prodotto in maniera sostenibile e distribuito privilegiando il rapporto diretto con i consumatori, riducendo la distanza fisica e intellettuale che separa produttore e cliente.

Ovviamente la realizzazione di queste prerogative passa attraverso un percorso produttivo e distributivo diverso da quello industriale, che però comporta un aggravio di costi che si traduce in prezzi di vendita superiori. I produttori di Simenza, per la distribuzione dei prodotti delle proprie merci, prediligono affidarsi alla filiera corta, ovvero un sistema che offre l’opportunità di trovare prodotti di più elevata qualità e di maggiore sicurezza alimentare a distanze ridotte in punti vendita o mercatini distanti commercialmente dalle logiche della Grande Distribuzione Organizzata.

Per perseguire tutti questi obiettivi, Simenza si è anche dotata di un Comitato tecnico scientifico formato dai migliori ricercatori e studiosi dei maggiori Enti di ricerca siciliani che mettono le loro professionalità e conoscenze a disposizione degli associati.

Sir David Attenborough, autore della prefazione alla Dasgupta Review, sostiene che: “L’economia è una disciplina che dà forma a decisioni di estrema importanza, e quindi è importante per tutti noi. La Dasgupta Review mette finalmente la biodiversità al centro. Questo rapporto completo e immensamente importante ci mostra come mettendo l’economia e l’ecologia faccia a faccia, possiamo aiutare a salvare il mondo naturale e così facendo salvare noi stessi”.

Simenza cerca, tra mille difficoltà, di far propri questi concetti, la cui concretizzazione certificherebbe come un altro modello di sviluppo sia possibile.

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