LA MEIO GGIOVENTU’

di JOHNNY RONCALLI – Innanzitutto va un plauso alla scelta della scenografia: se hai in mente un kolossal, se hai in mente uno spettacolo coi fiocchi, il fondale deve essere all’altezza.

Il fondale in questione è il parco del Pincio a Roma, dalla terrazza del quale si spiega un corso di storia lungo secoli, zeppi di malaffare, carognate, giochi di potere, ma anche e soprattutto di civiltà.

La trama è di quelle avvincenti, vero romanzo di formazione, con protagoniste le eccellenze dell’adolescenza capitolina. Due ragazze si danno appuntamento per saldare una questione d’onore – come si vede, di valori e saldi principi si parla – e presumibilmente sfidarsi a cazzottate per il ruolo di stella della serata.

Tam tam pubblicitario senza alcun risparmio sui social e, in men che non si dica, il fior fiore della gioventù accorre sul set. Ma vuoi mettere? Una volta sotto i riflettori sfido chiunque a sottrarsi, chi non vorrebbe un ruolo da star? Vuoi non spargere cazzotti a destra e a manca e possibilmente entrare anche tu nella storia de Roma? E allora capita che la sirena chiami a raccolta le gang e baby gang, ingresso libero naturalmente. Anzi, se non sei gradito meglio, un pretesto in più per alimentare la rissa, che via via diventa una valanga, fino a riversarsi in Piazza del Popolo all’arrivo delle forze dell’ordine.

Mascherine? Sì certo, alla fine se ne saranno contate svariate centinaia in terra, non si dica che non c’è stata attenzione, c’erano le mascherine. Non in faccia d’accordo, ma mica puoi presentarti all’OK Corral col bavaglio, da codardo.

Prima le cose importanti, su facebook e instagram, non è che poi la sera stiamo a parlare di Covid, di qualche centinaia di vecchi bacucchi abbattuti dal virus, no, si parla di storia. Di questa rissa epocale ne parleranno tutti. E vuoi non dire la tua? Vuoi fare la parte del poveretto che non c’era e, peggio, se c’era, aveva la mascherina e non ha menato qualche manrovescio?

Dovrei usare la parola sottocultura, ma ne ho profondo rispetto, perché in altri tempi la sottocultura ha prodotto grande arte, anche trasgressiva, certo più dei deficienti del Pincio, banali e prevedibili, al contrario. Abbiamo l’arte per non morire della verità, diceva un grande filosofo, già, perché la verità sa essere letale e talvolta non ti permette di immaginarti un futuro.

Ci diranno di adolescenti annoiati, di giovani provati da mesi di privazioni, sentiremo sociologi e psicologi dire la loro e col punteruolo cercare di scovare una ragione, un senso, una giustificazione.

Io non mi avventuro, mi limito a esprimere un desiderio. Vorrei che ognuno di loro a casa trovasse un padre e una madre impietosi, capaci di manrovesci a loro volta, ancora prima di indignarsi, prima di esprimere la vergogna di sapere che la creatura che hanno messo al mondo sia stata protagonista di un tale scempio.

Ma piove, il cielo è grigio, stelle cadenti non ne vedrò e il mio desiderio tale resterà, incompiuto.

Un pensiero su “LA MEIO GGIOVENTU’

  1. Fiorenzo Alessi dice:

    Egr.Dott. JOHNNY Roncalli,
    non disperi . Nei tempi bui (manco fosse il medioevo ) in cui ho avuto la fortuna – ripeto , la fortuna – di nascere , il concetto di educazione famigliare era quanto mai semplice, e comprensibile.
    Può ben dirsi ovviamente, poiché l’educazione era tenuta in gran conto, e la famiglia era…la famiglia.
    Tra i metodi educativi, soprattutto paterni, trovavano legittima cittadinanza anche gli scapellotti, crescendo delle indimenticabili sberle e , all’occorrenza in presenza di fughe inarrestabili, anche degli acrobatici tentativi di calci nel.
    Il tutto accompagnato da toni di voce che spaziavano dal basso minaccioso all’acuto spaccatimpani.
    Visto che con il tempo e l’arrembante signor progresso non si ha più ben chiaro cosa sia mai l’educazione, e la famiglia è andata …a donne allegre, ci ritroviamo come quel tale che è andato fiducioso da chi riteneva un medico, ed ha trovato a riceverlo un killer.
    Vorrà convenirsi sul fatto che sia naturale un minimo di sconcerto.
    L’ennesimo episodio della Capitale , dove si è avuta una cavalleresca contesa tra cretini ed imbecilli , categorie che ormai meriterebbero un albo professionale insieme ad altre parimenti indicative di come il cervello sia relegato a mero optional, non le deve però far perdere la fiducia. Soprattutto nella mejo gioventù.
    Poverini , avranno pur diritto di chiarirsi nei modi che ritengono appropriati, e confacenti alla status al quale appartengono .
    Siamo , o no , una specie ANIMALE ? Sta tutto lì. Loro , quelli lì, lo sanno bene. Ed è agevole comprenderlo. L’ANIMALE ha questa naturale condotta selvaggia. È nella sua natura , nel timore di essere altrimenti facile preda.
    Piuttosto, visto che queste creature non mi risulta siano ancora una specie protetta, quando ne verrà aperta la caccia ?
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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