LA MEGLIO AGRICOLTURA DEL MONDO

di PAOLO CARUSO (agronomo) – L’elenco dei prodotti agroalimentari di eccellenza in Italia è sterminato: sul sito del Ministero dell’Agricoltura se ne contano più di 5000, di cui 312 tra DOP, IGP e STG riconosciuti a livello comunitario, e 526 vini Dop/Igp. Ipoteticamente, se provassimo ad assaggiarne uno al giorno, occorrerebbero 3 lustri per degustarle tutte.

Un patrimonio di agrobiodiversità che non teme paragoni in Europa: si pensi che, ad esempio, i francesi hanno 278 varietà iscritte al registro viti, contro le nostre 526, e gli spagnoli possiedono 70 varietà di olive a fronte delle nostre 533.

Prodotti straordinari che oltre ad avere la fortuna di essere prodotti in territori caratterizzati da specifiche condizioni pedoclimatiche, si giovano di tecniche di produzione ed antichi saperi che, spesso, si tramandano da generazioni.

L’agricoltura italiana ha anche la leadership nel settore del biologico certificato con oltre 70mila aziende agricole bio, oltre al primato della sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari.

Questa incredibile serie di primati si è estrinsecata con il record storico delle esportazioni, che nel 2020 ha raggiunto la stratosferica cifra di 46,1 miliardi di euro, in netta controtendenza rispetto agli altri settori travolti dagli effetti della pandemia

Ma nonostante queste cifre da primato l’agroalimentare italiano di eccellenza vive un periodo di significativa difficoltà a causa della chiusura forzata, causa Covid, di molti ristoranti italiani: si calcola che due ristoranti su tre (66%) rimangono chiusi nelle nuove zone rosse e arancioni (dati Coldiretti).

L’apertura serale vale infatti l’80% del fatturato dei ristoranti e se a ciò si somma la serrata pressochè totale degli agriturismi, parliamo di una situazione catastrofica.

Coldiretti stima che vi sia un controvalore di vino e cibi pari a 11,5 miliardi, prodotti che nella maggior parte dei casi vengono consumati fuori casa: si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino non abbiano mai varcato l’ingresso delle cucine dei ristoranti.

Questo continuo stop and go del settore della ristorazione impedisce la programmazione degli acquisti, così decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari non possono che soffrire insieme ai ristoratori.

Purtroppo il sistema distributivo attuale è largamente dominato dalla Grande Distribuzione Organizzata, che sicuramente non mette la qualità al centro della sua “mission” e anzi favorisce un processo di livellamento verso il basso delle abitudini alimentari, mettendo in pericolo la sopravvivenza delle micro-culture e dei piccoli contadini ed allevatori, necessari per la difesa del territorio, della biodiversità e di una cultura millenaria.

Questa situazione non fa altro che acuire il problema dell’abbandono dell’attività agricola e il conseguente fenomeno dell’erosione demografica nelle zone rurali, e con essi la possibilità di produrre le straordinarie eccellenze del nostro Paese, che per sopravvivere, come dice il mio amico Giuseppe Li Rosi, devono essere mangiate.

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