LA LEZIONE DI LUCA AL SUO PROF

di JOHNNY RONCALLI – La gioventù non è sempre esistita, dice Jon Savage nel suo libro del 2007: The Creation of Youth 1875 – 1945  (L’invenzione dei giovani, Feltrinelli, 2009). Non come la intendiamo noi oggi, segmento della vita talvolta prolungato in modo telescopico, durante il quale la declinazione e il rinvio dell’assunzione delle responsabilità sono l’obiettivo primario, agevolato dalle sirene del godimento istantaneo. Fino al termine del secolo diciannovesimo, le persone anagraficamente giovani transitavano automaticamente dalla post-adolescenza all’età adulta.

La faccio breve menzionando mercato, società dei consumi, pubblicità, quali detonatori definitivi del mutamento, meno breve rievocando il mito dell’eterna giovinezza che attraversa in realtà tutta la storia dell’umanità: dalle vicende di Selene e Endimione, che scelse la giovinezza eterna per godere dell’amore con la dea, a Ganimede, al quale Zeus concesse, o impose, di essere per sempre giovane, fino a Goethe, Oscar Wilde e oltre.

Che sia la gioventù come la intendiamo noi, che sia la giovinezza della classicità, alla verde età si attribuiscono, e spesso si perdonano, volgarità, irresponsabilità, sciatteria, trasgressione, ribellione. E sia, e nessuno, tranne i vecchi bacucchi immemori, si scandalizzi o dissenta. Pochi in realtà sono i vecchi bacucchi immemori credo, i cari vecchietti che conosco io hanno tutti una memoria di ferro e confermano, malinconicamente. Le marachelle ribelli le hanno combinate tutti e chi non le ha combinate ne ha il rimpianto o se le inventa.

Da queste parti, su @ltroPensiero, nelle ultime settimane si è parlato più volte di gioventù, e non nei termini più lusinghieri. Del resto, essere giovani, e vantare il proprio diritto alla trasgressività, non fornisce il diritto acquisito di mettere in pericolo sé stessi e tantomeno il diritto di mettere in pericolo gli altri. A compensazione, a volte giungono storie speciali, che vale la pena far conoscere.

Luca è un ragazzo autistico (SUO IL DISEGNO CHE CORREDA L’ARTICOLO). Dopo l’esame di maturità, carica un video su youtube, impertinente e provocatorio, per quanto civilissimo nella forma e brevissimo nella durata – virtù di per sé venerabile -, che spiega a un suo insegnante quanto siano state per lui faticose e infruttuose le sue lezioni. Un video franco, sincero, talmente franco e sincero che non c’è nulla, com’è il nulla che gli ha passato proprio quel docente. Pochi secondi di nero. Sceneggiatura e regia perfette.

L’insegnante non la prende bene. E un poco possiamo capirlo. Però…

Così Luca mi racconta cosa il professore accigliato gli ha scritto:

1) che il video non era per niente ironico e quindi ha chiesto cortesemente di toglierlo.

2) che non gli sembrava neppure giusto fare un video ironico.

3) che mi avrebbe denunciato alle forze dell’ordine se non avessi rimosso immediatamente il video.

Ancora, Luca va avanti col suo racconto: “Da brava persona civile, io gli rispondo che: Primo, mi scuso con lui; Secondo, che come insegna il pensiero buddhista, lo “ringrazio” perché grazie a lui ho imparato che nel mondo non troveremo sempre persone come noi con cui andremo d’accordo, e che mi aveva insegnato a gestire la rabbia.

Ovviamente, il professore risponde che con me ha sempre fatto favoritismi e che lui non si meritava una risposta del genere da me, aggiungendo anche che con la mia disabilità non sarei riuscito a capire.

Ad una risposta del genere, il pensiero buddhista si frantuma e l’unica forma di meditazione è quella dell’incazzatura, sfogata grazie ai mitici e onnipotenti dèi del Metal (Judas Priest, Iron Maiden, ecc.), ma come fa un mio professore a scrivere cose così? Poi, visto che, in quanto a calma e disciplina, io sono superiore, gli ho scritto che, sì, mi scuso, ma che io mi aspetto le scuse da parte sua, altrimenti, come lui ha segnalato me, io lo segnalo alla scuola.

Per fortuna alla si è scusato per il comportamento inopportuno e per avermi aggredito in quel modo, riflettendo anche su quella cosa che mi aveva detto riguardo la mia “disabilità” (che di disabilità ce ne è zero nell’autismo). Il tutto finisce con le scuse mie ma soprattutto con le sue, perché, alla fin dei conti, è meglio vivere con la consapevolezza di essere riuscito a riappacificarsi con una persona piuttosto che vivere avendola come nemica”.

Tra le parole e i fatti qua sopra riportati c’è molta gioventù e c’è molto senno, a proposito di compensazione. Sì, Luca ha 19 anni, e ha molto senno, credo. Nonostante l’autismo, penserà il suo insegnante. Nonostante l’insegnante, penso io.

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