LA GIOCONDA FINISCE SUL MARCIAPIEDE

di MARIO SCHIANI – Pezzo unico. Buono stato di conservazione. Spedizioni in tutto il mondo, isole comprese. Trattativa privata. Su eBay il governo francese rischia di fare il botto. Ma solo se deciderà di seguire il pubblico consiglio dell’imprenditore Stéphane Distinguin: “Vendere la Gioconda”.

Mentre due tizi in camice bianco già bussavano alla sua porta, Distinguin si è affrettato a spiegare: “Cultura e turismo sono i tra i settori più colpiti dalla pandemia. Per rilanciarli occorre un’azione decisa e soprattutto tanti soldi”. Tanti quanti ne può raccogliere solo la vendita dell’opera d’arte più famosa nel mondo.

L’imprenditore dice che, comunque, per meno di 50 miliardi di euro non se ne parla, inutile tirare sul prezzo. Con 50 miliardi, la Francia sarebbe in grado di rimettere in sesto due travi portanti della sua economia e assicurarsi scorte di camembert sufficienti almeno fino a giovedì prossimo.

Distinguin non è proprio l’ultimo arrivato, la sua società di consulenze sull’innovazione digitale – Fabernovel – conta un ricco portafoglio di clienti. Dunque, è abituato a vendere idee e sa benissimo che per piazzare questa idea in particolare non gli basterà trattarla come una boutade qualunque.

La vendita della Gioconda, specifica Distinguin, aiuterebbe la cultura in due modi: in primis fornendo i soldi necessari a finanziare musei e istituzioni in genere, poi togliendo di mezzo un’opera che da troppo tempo fa ombre alle altre: “Un oggetto alto 79,4 centimetri, largo 54,4 e profondo solo 14 millimetri” che attrae attenzione solo e soltanto su di sé, annichilendo i portentosi capolavori che gli stanno a fianco, un po’ come ha fatto Fiorello con Amadeus a Sanremo. Tagliato l’ingombrante, in senso figurato, albero di Leonardo da Vinci, ecco dunque che il giardino della cultura francese, e per induzione anche quello di tutto il mondo, rifiorirebbe.

Resta il problema dell’acquirente. Trattandosi un un “oggetto” di famiglia al quale siamo affezionati, vorremmo vederlo finire in buone mani. Se causa pandemia se lo assicurassero i cinesi, sarebbe l’ironia definitiva. A questo punto, guardiamo al solito principe arabo, che potrebbe tuttavia essere indotto a coprire la scollatura della signora, un crimine non solo nei confronti dell’arte, oppure ai mega-ricchi rimasti in Occidente: Bezos, per esempio, o Bill Gates.

In ogni caso, la Gioconda, lasciate le solenni, e anche un po’ polverose, stanze del Louvre si ritroverebbe in un contesto ben diverso: un palazzo in vetrocemento, probabilmente, opera di qualche architetto scapigliato in dolcevita nera, oppure al centro di un parco a tema, affiancata da una copia digitale dotata di un software capace di garantirle un cameo nel prossimo film Avengers. Una Gioconda-Disney insomma, una Monna Lisa-Pixar pronta a flirtare con un Chris a scelta – Hemsworth o Pratt – come una Jennifer Lawrence qualunque.

Sarebbe in fondo l’ultima, estrema, conseguenza del trend, ormai di lunga percorrenza, che vede il privato occuparsi di cultura, sponsorizzando mostre e concerti, teatri e restauri. La Gioconda, che per tanto tempo ha goduto di fama immensa e di protezione pubblica, si renda dunque utile: qui bisogna riprendere a fatturare, come dice il Milanese Imbruttito.

Senonché, da strenui difensori del diritto di proprietà privata, dovremmo riconoscere all’eventuale acquirente il diritto di fare quel che gli pare della “merce” che ha comprato. Anche se decidesse di metterla sotto chiave, per esempio, di sottrarla allo studio e ai restauri, e perfino se volesse a sua volta rivenderla a qualche anonimo spendaccione. Non avremmo più possibilità, insomma, di rivendicare alcun diritto, anche sentimentale, nei confronti di un capolavoro che come nessun altro è sinonimo di arte, un volto che per tantissimi rappresenta uno dei pochi tasselli riconoscibili nel mosaico della bellezza prodotta dall’uomo.

Da italiani pregare la Francia perché si tenga la Gioconda suona un po’ stridente, però al momento 50 miliardi di euro pronto cash non è che ci venga facile racimolarli.

Ultima possibilità, dovesse mettersi male, spedire Di Maio a Parigi: lui ce la riporta a casa di sicuro, la Gioconda, a costo di avvolgerla in un burqa.

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