LA DURA QUARANTENA DEL TV-IROLOGO

di MARIO SCHIANI – Nel gergo originale delle tossicodipendenze, ormai passato di moda, si usava l’espressione “cold turkey”, tacchino freddo, per indicare la reazione dell’organismo alla cessazione improvvisa e totale dell’assunzione di droga. Invece di procedere a una graduale riduzione, il tossicodipendente cercava di “ripulirsi” tutto d’un colpo, un po’ come se volesse strapparsi di dosso un enorme cerottone: uno strappo, un urlo ed è fatta.

In realtà, non va così: il “cold turkey” è un momentaccio. Non di rado si presentano allucinazioni, irregolarità nel battito cardiaco, tremori e altre reazioni che costringono i malcapitati a frequenti incursioni al bagno.

Spiace dunque apprendere che il professor Massimo Galli, responsabile del Dipartimento malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, stia attraversando questa difficile fase. Scelta sua, peraltro. E, dobbiamo dire, coraggiosa. Naturalmente, qui droghe e alcool non c’entrano nulla: Galli sta combattendo una dipendenza molto più pericolosa, quella da “ospitata” in televisione. Resosi conto di essere diventato una delle abituali “teste parlanti” del piccolo schermo, il professore ha deciso che per 15 giorni si asterrà dal partecipare a talk show e telegiornali. L’annuncio lo ha dato in tv, il che ha sollevato molte ironie, ma d’altra parte mica poteva mandare una mail a tutti.

Dopo un anno di apparizioni televisive nel corso delle quali si è battuto per una linea di condotta nei confronti del virus incline all’estrema prudenza e all’imposizione di severe limitazioni, Galli si è reso conto che la sua opinione di clinico, in ospedale certamente considerata legge, in tv si trasforma in qualcosa di non altrettanto imperativo. Innanzitutto, si mescola alla chiacchiere di altre persone, meno preparate di lui in fatto di virus ma più esperte in apparizioni televisive. E poi la tv cerca e accoglie opinioni soltanto perché offrono l’occasione di venir contraddette. Questo accade anche nell’ambito scientifico, ma il confronto avviene su un piano omogeneo: per esempio, è normale che due o più virologi con simile preparazione, titoli accademici affini ed esperienze di ricerca diverse mettano a confronto il loro lavoro e discutano sulle conclusioni da trarre. In tv, invece, l’opinione di chiunque può venir contraddetta da chiunque altro. Galli può aspettarsi di venir attaccato da un virologo qualificatissimo, ma anche dalla Cuccarini, da un clinico di fama internazionale così come da Mal con tutti i Primitives riuniti per l’occasione.

I giornalisti, sempre presenti in queste piazze televisive, purtroppo non aiutano: tendono a semplificare e ad accogliere solo quelle parti del discorso che si incastrano con le loro tesi preconcette.

Forse Galli si è illuso che in tv a tesi e antitesi segua la sintesi. Niente affatto: segue la sigla e poi la pubblicità. E arrivederci a domani alla stessa ora quando Galli sfiderà Godzilla.

Ecco perché il professore ha deciso di sottrarsi a questa inconcludente bagarre. Solo per 15 giorni però perché, come diceva Jannacci, “la televisiun la ga na forsa de leun”. Staccare va bene, ma se dopo qualche tempo il portinaio non ti dice più “bravo professore, l’ho vista in tv l’altra sera cantargliele al Cacciari” allora la vita ha meno gusto e uno ricomincia a credere di dover tornare per forza, di essere essenziale e perfino si illude che la sua voce televisiva faccia la differenza per qualcuno diverso dal produttore del programma.

A quel punto, caro professor Galli, conviene crederci fino in fondo e diventare un personaggio televisivo a tutto tondo, con tanto di costume inconfondibile. Un Gabibbo della medicina, per dire, oppure il Mago Zurlì della microbiologia. Sarà meno dignitoso che indossare il camice bianco, ma i bambini ti riconoscono per strada e c’è tutto un business intorno fatto di serate, feste di compleanno e selfie in discoteca. Ci pensi, professore: di pandemie così ne viene una ogni cento anni.

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