LA DIFFERENZA TRA LA SEGRE E I PIANO-RUBBIA

Liliana Segre

di CRISTIANO GATTI – La Segre è una ragazza molto stanca, preferisce non muoversi più da casa, dopo una vita a dir poco movimentata. Eppure la Segre, senatrice a vita, prende su di sé le sue stanchezze e va a Roma per votare. Non importa cosa voterà, in questo caso: importa solo il gesto. Nominata senatrice a vita, già si sapeva che non avrebbe partecipato a tutte le sedute parlamentari: fa parte del ruolo, in un certo senso, fa parte di una figura più onoraria e simbolica che operativa. Però, in certi momenti, le Segre sentono l’importanza del momento, le urgenze del proprio Paese, e vanno a sedersi là dov’è il loro posto.

Poi ci sono i Renzo Piano e i Carlo Rubbia, figure di altissimo profilo, orgoglio del genio italiano, uno archistar, l’altro fisico di razza. Premi Nobel e premi di qualunque tipo. Anch’essi nominati senatori a vita. Come la Segre. Rispetto a lei, però, non pervenuti. Nessuna notizia. Neppure stavolta. In Senato non ci vanno mai, tanto meno ci vanno stavolta, nei giorni estremi di una crisi decisiva. Non importa cosa avrebbero votato: importa che non voteranno. Persino stavolta, i loro posti restano vuoti.

Non vado oltre. Vale sempre la frase scolpita nella pietra: chi sono io per giudicare. Nessuno, non sono nessuno. Ognuno risponde alla propria coscienza. Però non va bene neppure il silenzio, sempre e comunque. Proprio parlando di coscienza, queste illustri figure vengono nominate esattamente perchè rappresentano la coscienza migliore della collettività. E allora è solo per questo che mi sento in dovere, da italiano, di dire grazie alla signora Segre, signora per davvero, signora in tutto e per tutto. La sua vita è portata ad esempio per la prigionia tra le sgrinfie dei nazisti, ma per me andrà sempre portata ad esempio anche per questa seconda o terza vita della sua vita.

Ai Piano e ai Rubbia non mi viene così spontaneo dire grazie. Mi viene da dire che forse, quando si nominano senatori a vita della repubblica italiana, bisognerebbe chiedersi quanto di italiano c’è davvero nei prescelti. A livello ideale sono raccontati come l’orgoglio della nazione. Ma in questo momento io mi sento orgoglioso davvero, pienamente, senza se e senza ma, solo della signora Segre. Il resto è imbarazzo.

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