LA COMUNICAZIONE NON VOLUTA DI DRAGHI E RENZI SENIOR

Con la parola “Comunicazione” s’intende, per l’enciclopedia Treccani, “Ogni processo consistente nello scambio di messaggi, attraverso un canale e secondo un codice, tra un sistema (animale, uomo, macchina ecc.) e un altro della stessa natura o di natura diversa.”

Guardando alle cronache politiche degli ultimi giorni, questo non è che emerga molto. Prendiamo ad esempio la recente esternazione del nostro premier Mario Draghi sugli aumenti spropositati ed insostenibili dei costi dell’energia e del gas: “Ce ne occuperemo la prossima settimana”. Come se i pompieri assistessero all’incendio della nostra casa, rivolgendoci la stessa frase.

Ma proprio questa frase, che fa tanto “Direttorio”, quale effetto sortirà sui cittadini che riceveranno una bolletta disumana di gas e luce, cui non riusciranno difficilmente a far fronte? E così di seguito, tutti quei locali pubblici e quelle aziende che sono costrette a chiudere perché non riescono a pagare le bollette?

So bene che la risposta potrebbe essere: “Prima di una settimana è impossibile perché abbiamo altre priorità pregresse”.

Ma purtroppo non sta in piedi. No, bisogna agire immediatamente, perché decine di migliaia di famiglie non riescono neanche a dormire. Molte aziende pensavano di essere sopravvissute alla pandemia? E invece no, ecco il colpo di mannaia che recide ogni speranza.

Ma spostiamoci su un altro fronte: sulla famosa lettera scritta dal Renzi padre al più famoso Matteo figlio, di cui alle recenti cronache, uno scritto in cui arriva a definire Banda Bassotti i più stretti e fedeli collaboratori dell’erede. Il tema sicuramente è meno coinvolgente e drammatico del tema bollette da capogiro, ma sicuramente merita una riflessione sul rapporto padre-figlio.

Come si fa ad inviare una lettera con siffatti contenuti e toni, per quanto sia depositata agli atti di un processo in corso, da un padre a un figlio? Di che razza di “…scambi di messaggi…” si tratta, tornando alla citazione iniziale della Treccani. Sento una profonda tristezza in tutto ciò, una lontananza progressiva l’uno dall’altro, la mancanza di una memoria affettiva, un dimenticarsi reciproco. Questa è la Comunicazione che passa davvero, nell’accezione più autentica ed ampia del termine.

Eppure il vento soffia ancora, cantava Pierangelo Bertoli.

 

 

 

 

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