LA BUONA IDEA: 15MILA EURO DI CAUZIONE PER GLI SPROVVEDUTI DELLA MONTAGNA

Nulla di più vero: andando in montagna se ne vedono di tutti i colori. Dai mutandoni che arrancano su per la “scala santa”, in evidente procinto di collassare, ai turisti indomenicati che scendono dalla funivia di Punta Helbronner in scarpette da passeggio. Di questi tempi, poi, stante la penuria di palanche, molte persone, piuttosto che sacrificare centinaia di euro per un lettino in spiagge affollate, preferiscono andarsene qualche giorno sulle Dolomiti o in Val d’Aosta.

Ma la montagna non è come Rimini: non la puoi prendere sottogamba. Ci vogliono allenamento, equipaggiamento e, soprattutto, quella prudenza che ti deriva dal buon senso. Se hai fatto il corso per principianti del CAI e hai imparato, sì e no, cos’è un friend e a cosa serve un dissipatore, non puoi andartene in gita premio sul Campanil Basso. Insomma, adelante Pedro, ma con juicio.

Viceversa, molti affrontano la Civetta come se affrontassero la rampa del loro garage e, allora, capita spesso il disastrino. Gente che s’incarta e non va più né su né giù, gente che si perde, che si fa male e, qualche volta, purtroppo, che ci lascia le penne. Per soprammercato, questi alpinisti del sabato pomeriggio rappresentano un costo non indifferente: ogni recupero effettuato con gli elicotteri del Soccorso Alpino costa un botto, senza contare il rischio degli operatori (bravissimi e cui va la nostra eterna riconoscenza) e l’usura dei mezzi. Dunque, il pressapochismo in montagna presenta un conto salatissimo, sotto tutti i punti di vista.

Per questo, il sindaco della cittadina francese di Saint Gervais, meta prediletta di chi voglia salire in vetta al Bianco dalla via normale, ha emesso un’ordinanza un tantino draconiana: vuoi salire dal Gouter fino al tetto d’Europa? Ci hai pensato bene? Guarda che è lunga, faticosa e, di questi tempi, anche piuttosto rischiosa, data la condizione di neve e ghiaccio. Sei proprio deciso? Perfetto: sganciami subito quindicimila euro di cauzione.

Orpo, direte voi: ma quindicimila euro sono un sacco di soldi! Mica tanto: è quel che costa, mediamente, andare a recuperare un alpinista in alta quota. O, meglio, diecimila euro sono i soldi che ci vogliono per il recupero: gli altri cinquemila vanno a coprire le eventuali spese di inumazione dello sprovveduto che sia morto nell’impresa.

So che molti di voi staranno toccando ferro: perfetto. Va da sé, infatti, che un’idea del genere non miri a rimpinguare le finanze comunali, quanto a dissuadere i mascabroni improvvisati dall’affrontare un azzardo che, come si diceva, oggi rasenta davvero il rischio mortale. Ed è una buona idea: se la gente non la capisce con le buone, in certi casi, ci vogliono le cattive.

Così, suggerisco ai sindaci italiani di fare altrettanto e ai Messner di casa nostra di cominciare a farsi le ossa andando per rifugi o per facili ferrate, anziché pensare alla nord dell’Eiger. La montagna non è come il mare, dico il mare da spiaggia: bisogna meritarsela, in un certo senso.

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