LA BATTAGLIA DEL BOSCO CONTRO I SOLDI FACILI DELLA VITE

Il vino italiano va a gonfie vele, il vino bresciano della Franciacorta a gonfissime vele. Un mercato che naviga a livello planetario e non vorrebbe conoscere ostacoli, come è nell’indole di certa cultura nordista, ammirevole e detestabile allo stesso tempo.

A causa del clima impazzito, che nei prossimi anni difficilmente rinsavirà, alcune aziende vorrebbero accaparrarsi terreni in altura per favorire la produzione. Le uve ormai maturano troppo presto in pianura e il clima propizio può trovarsi anche a qualche centinaia di metri più su: ad esempio sul Monte Alto di Adro, in provincia di Brescia naturalmente, che è monte per modo di dire, arriva a 650 metri sul livello del mare, ma che offrirebbe terreno ideale per impiantare vigne, alla bisogna del mercato che corre e chi si ferma è perduto.

Si vorrebbero insomma disboscare almeno un paio di ettari di bosco e disegnare filari di vigne, ad uso e consumo degli investimenti e del mercato che proprio non si può fermare, costi quel che costi. Che sarà mai un po’ di bosco cancellato, se può portare “la pila”, i soldi.

Ora, quando si parla di vino la mia sensibilità è sempre alta, non bado a colore, etnia o provenienza, sono sempre accogliente, a costo di passar per beone, ma in questo caso, sapere che esiste un gruppo di cittadini e associazioni che si irrigidiscono e organizzano iniziative “contro l’attacco dell’industria del vino alle nostre montagne” non può che avere tutta la mia simpatia e il mio appoggio.

Modificare l’ambiente per favorire imprese economiche, senza badare alle conseguenze e all’impatto nel tempo, è il distruttivo principio che ha contrassegnato lo sviluppo di certa Italia per tutto il secondo novecento fino ad oggi. Ne vediamo gli effetti quando la natura si scatena e alla furia degli elementi si aggiunge l’incuria dell’uomo.

Michele Parzani, in prima linea a contrastare la nuova idea, lo dice chiaro e netto: <<Non vuole essere una battaglia contro gli imprenditori, ma devono capire che è nel loro stesso interesse preservare questo polmone verde>>.

Nel loro interesse e nell’interesse di tutti, vale come principio fondante assoluto. Vale per un cambio di pensiero, un profitto in più oggi può essere la causa di un disastro domani. Quante volte avere le tasche piene è stato sinonimo di devastazione e sciagura nella storia italiana, occorre ricordarlo? Dobbiamo rievocare esondazioni, frane e terremoti?

Lì c’è un bosco e lì un bosco dovrebbe rimanere. Se così non fosse sarebbe l’ennesima sconfitta dell’uomo che proprio non vuole capire. In attesa che la natura completi l’opera.

 

 

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