JOAO PEDRO E BALO: SIAMO RIDOTTI ALL’ACCATTONAGGIO AZZURRO

Non sono bastati Amauri e poi Eder. No, dobbiamo farci del male ancora. Sempre. Adesso spuntano le voglie di Joao Pedro in nazionale azzurra. E di Balotelli, il turco.

Siamo alla ricerca dei giocatori perduti, reduci da Wembley siamo rientrati nel condominio più periferico del mondo, battaglie di quartiere, strilli, denunce anonime, affanni e paura di restare fuori dal Mondiale, però sguazzando nel mondo sguaiato di questo calcio che ha smarrito qualunque dignità.

Joao Pedro non ha colpe, è un buon calciatore di anni ventinove, fa gol per il Cagliari e questo lo ha in fondo limitato nella illustrazione della sua carriera, trascorsa tra Brasile, Palermo, Portogallo, Uruguay e l’approdo al club che fu di Giggirivva.

In assenza di campioni veri nel nostro attacco ci attacchiamo, per l’appunto, a questo ragazzo di Ipatinga che il suo lo sa fare, ma che nel totale della carriera ha realizzato 93 gol su 291 presenze, non proprio irresistibile. Ma basta e avanza per la grande illusione e la grande depressione.

Idem come sopra per Balotelli Mario che è una tassa da pagare ogni volta che spunta il problema dell’attaccante, può essere il Monza, può essere il Manchester City, il Liverpool e tutte le altre squadra nelle quali il sedicente campione ha espresso il suo repertorio.

I turchi non sono pazzi di lui ma circolano, nel Paese nostro, fanatici e nostalgici del trentunenne che, sempre come numeri, ha segnato gol 124 in 303 presenze, una media di 0,40 rispetto a 0,31 del brasiliano naturalizzato, ma con una lettura tecnica e non contabile molto diversa: Balotelli ha potuto giocare per grandi squadre, le due milanesi, le inglesi illustri, le francesi, mentre Joao Pedro ha vissuto tra club non tutti presenti nel censo mondiale.

Sono sceso nei dettagli per significare che se siamo costretti a cercare sulle bancarelle dei mercanti i pezzi per restaurare casa allora delle due l’una: o siamo dei collezionisti fantastici, capaci di trovare un Van Gogh tra croste varie, oppure ci accontentiamo di un falso d’autore esponendolo agli amici più sprovveduti.

Totale: speriamo che Immobile guarisca da Lotito, che Raspadori o Scamacca o Kean o Lucca, insomma tutta questa roba qui del convento, cresca di centimetri calcistici e lasciamo perdere il vintage farlocco.

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