JILL LA MESSINESE, TUTTA UN’ALTRA FIRST LADY

di GHERARDO MAGRI – L’entourage del nuovo presidente Biden presenta molte novità, non solo la vice Harris afroamericana, prima donna nera della storia americana molto festeggiata in queste ore. Ma io punterei anche un riflettore sulla sua seconda e attuale moglie Jill Tracy Jakobs (anche lei al secondo matrimonio), di origini italiane. Anzi, siciliane.

Il cognome era Giacoppo, trasformato nel più funzionale Jacobs, anglicizzazione che sembra una traduzione maccheronica da cabarettista. Il nonno Domenico Giacoppo era originario di Gesso, una frazione di 500 abitanti in provincia di Messina, sulla strada panoramica mozzafiato con vista sulle Eolie, che sale verso i monti Peloritani. All’inizio del ‘900, quando ha appena un anno e mezzo, parte per gli Stati Uniti con la mamma Angela e suoi fratellini Antonio, Natalina e Giovannina. Raggiungeranno il papà Placido, partito prima, e sbarcheranno a Ellis Island da uno di quei transatlantici stracarichi di emigranti italiani in cerca di una vita migliore. Dominic – anche lui americanizzato – diventerà il padre di Donald che sposerà Bonny, i genitori della nuova First Lady, o meglio la First Fimmina.

Donna solare, inizia a lavorare come cameriera a quindici anni, prende due lauree e un dottorato. Diventa insegnante, scrittrice e filantropa. Tiene corsi anche per adolescenti con disabilità emotive in un ospedale psichiatrico. E’ la prima donna ad aver lavorato di suo con il marito vicepresidente degli USA.

Anche in questa occasione dice in anticipo che se arriva alla Casa Bianca non smette di insegnare, perché vuole che la gente apprezzi l’importante contributo dato dai professori alla società. C’è già una sua frase famosa in circolazione: “L’insegnamento non è quello che faccio, ma quello che sono”. Una donna tosta.

Diciamolo, è l’opposto della gatta di marmo slovena Melania, ex-first. Una mannequin che ha avuto per (troppo) tempo una ribalta mondiale in cui sfoggiare le sue mise d’alta moda. Ce la ricorderemo per le sue “famose” dichiarazioni, tra l’altro in un inglese piuttosto incerto, del 2016, accusata di plagio di un discorso dell’altra ex Michelle Obama: una figuraccia planetaria, degna di una scolaretta seduta in ultima fila. Oppure per il modesto cappottino da trentasettemila euro, comprato e sfoggiato a Taormina nel 2017 in occasione del G7. O quando fa la finta giardiniera della Casa Bianca con la vanga in mano e scarpette tacco 12 a spillo da 600 euro (così dicono gli informati) che, grottescamente, si interrano subito e la imbarazzano. Altre cose memorabili sue? Nulla risulta.

Adesso è il turno di Jill, un pezzo d’Italia nella casa ovale. Il ritrito adagio “dietro a un grande uomo-donna c’è sempre una grande donna-uomo”, può rinnovarsi ora nel cambio a valore aggiunto della nuova coppia. Una forza familiare che non verrà solo dalla loro solida educazione civica e personale, passata anche attraverso grandi dolori come la perdita di moglie e figli, ma anche dalla gustosa dieta mediterranea che Jill preparerà al nuovo presidente, già citata in varie interviste. Un’arma segreta in più, che lo farà star sempre meglio.

Ce lo immaginiamo già, un loro pranzo tipo: pasta al forno, braciole di pescespada o pesce stocco, pignolata come dessert (dolce tipico messinese), o granita al caffè con panna, e brioche e malvasia delle Lipari alla fine. Il profumo di basilico, aglio e cipolla si diffonderà allegramente nelle 132 stanze della residenza presidenziale. Casa Bianca, molto casa.

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