IO, INTERISTA OFFESO DA QUELLE MEDAGLIE SFREGIATE

di JOHNNY RONCALLI – Si può vincere e si può perdere, la cosa più difficile però è saper vincere e saper perdere. Questione di miseria e nobiltà anche, miseria e nobiltà umane.

Da questo punto di vista l’Inter ha un handicap insormontabile. Niente cavaliere inesistente, niente barone rampante, niente visconte dimezzato, l’Inter si deve accontentare del Conte spocchia. Quello che ‘io sono io e voi non so’. Quello che guadagna dodici milioni di euro all’anno, ma la colpa del vicino la tua la disperde: e la panchina corta e la società che non ti protegge e il calendario e il governo ladro e via andare.

Alla fine sempre lì si torna, a girovagare tra miseria e nobiltà. Una nobiltà solo onomastica, per lo più miseria.

Da interista, penso che in fondo la sconfitta nella finale di Europa League possa avere conseguenze sanificanti. Il minuscolo Conte dice che qualcosa è accaduto e lascia intendere che trattasi di frattura scomposta. Speriamo, scomposta e non ricomponibile. Almeno, così spero io, interista dall’epoca del biberon, molto prima di Conte, cioè.

Voglio, esigo qualcuno che riesca a dire È COLPA MIA, HO SBAGLIATO. L’allenatore dei miei sogni lo direbbe anche se non fosse vero.

A proposito di saper vincere e saper perdere. Della finale si guarda tutto, anche la premiazione. È un vecchio vizio, si guarda tutto, dall’inizio alla fine, anche allo stadio, anche se stai perdendo senza speranze: ricordo un Inter-Arsenal 1-5 del 2003, ‘ce ne andiamo?’, ‘no, rimaniamo’. E alla fine in piedi ad applaudire i sontuosi Henry e Pires, i quali con tutta la squadra ricambiano.

La consegna della medaglia d’argento della finale di Europa League è stato un momento di miseria assoluta. Non è la prima volta che accade, non è mai uno spettacolo edificante per quel che mi riguarda: buona parte dei giocatori dell’Inter si toglie la medaglia una frazione di secondo dopo averla ricevuta, come a liberarsi di un’onta alla quale si sentono estranei. Rivedendo le immagini mi rendo conto che sono gli italiani a liberarsene immediatamente: D’Ambrosio, Esposito, Sensi, Candreva, Gagliardini, Ranocchia, Barella.

Un gesto piccolo, da parte di uomini irrispettosi anche nei confronti degli avversari, come se non l’avessi persa tu quella partita, come se non fosse comunque un orgoglio aver giocato quella finale, come se in quel momento comunque tu non rappresentassi che te stesso, un te stesso che non vuoi macchiare col metallo meno nobile.

Anche gli uomini si misurano in lunghezza, larghezza e in altezza, in statura. Ma la statura è anche morale e qui proprio non ci siamo.

Un gesto piccolo, che può passare inosservato, per me un gesto che misura la distanza tra miseria e nobiltà.

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Un commento su “IO, INTERISTA OFFESO DA QUELLE MEDAGLIE SFREGIATE

  1. Lucio il said:

    Parole sagge. Il Roncalli ha centrato l’obiettivo. Se ci fosse lui in quelle misere trasmissioni televisive dove ospiti ben pagati sboccano castronerie sarebbero meno misere. Più nobili . Quantomeno interessanti. Chissà…comunque complimenti. E complimenti a quegli interisti sportivi che anni fa’ si alzarono per applaudire gli avversari vincenti.

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