IO, GOBBO INCONSOLABILE, CE L’HO CON LA NUOVA TRIADE

di PIER AUGUSTO STAGI – Da Conte a Conte, alla fine il cerchio si è chiuso e con esso anche il ciclo bianconero. Fine delle trasmissioni, anche se ai titoli di coda eravamo già arrivati tre anni fa con la partenza di Giuseppe Marotta, seguita dall’arrivo ardito, folle e irragionevole di Cristiano Ronaldo, il quale, oltre a giocare per sé e per alimentare il proprio ego, ha fatto di tutto per cavalcare il pensiero unico del 70% degli juventini, stufi di vincere senza spettacolo e dare così la spallata, il colpo di grazia definitivo a Massimiliano Allegri, l’uomo dei cinque scudetti consecutivi, delle quattro Coppe Italia, delle due Supercoppe Italiane e delle due finali di Champions League, con squadre e budget (a livello di fatturato la Juve solo decima o undicesima in Europa, ma pochi lo rammentano, pochi lo ricordano) di gran lunga superiori.

La colpa della società è stata quella di far credere che con queste squadre si sarebbe conquistata l’Europa e il mondo, e la tifoseria inetta e garrula ci ha pure creduto. Andrea Agnelli ha pensato addirittura che fosse sufficiente mettere un Ronaldo in una buona squadra per colmare il gap. Ha pensato anche di conquistare la Cina cambiando il logo, poi ci spiegheranno perché i cinesi dell’Inter invece hanno tolto due letterine per fare un piccolo e più che gradevole “rebranding”. Cina che, ironia della sorte, sta smantellando in materia di football, ma questo è un altro discorso…

Il gap invece si è acuito con una difesa fiaccata e invecchiata, un centrocampo inesistente fatto di tanti portatori d’acqua, buoni “domestique”, che si danno da fare, che recuperano palloni e che all’occorrenza li sbattono pure in tribuna, ma non creano gioco, non illuminano una squadra costantemente al buio.

Questa è la colpa di Andrea Agnelli e dei suoi due “consigliori” Nedved Pavel, da calciatore bravo a calciare tutto quello che si trovava tra i piedi, ma adesso da dirigente non proprio lo stesso fenomeno. Per non parlare di Paratici Fabio, che ha sul gobbo acquisti al limite dell’umano, a cominciare da quel Federico Bernardeschi, scarso già con Allegri, scarso con Sarri, scarso con Pirlo: insomma, costante. E quel fenomeno di Kulusevski che in tutto il campionato ha azzeccato una partita una, la prima, con il Parma, e per il resto è meglio dimenticare. Pagato a peso d’oro, 40 milioni, per ora è solo un peso.

Insomma, i primi responsabili di questa disfatta che poteva essere bellamente evitata, sono quelli del nostro triunvirato. Uno scudetto finito all’Inter di Marotta e Conte, che poteva essere però ben più combattuto. Ma se si gettano alle ortiche la bellezza di 16 punti dove vuoi andare? Ve li ricordo: Crotone-Juventus 1-1; Juventus-Verona 1-1; Benevento-Juventus 1-1; Juventus-Fiorentina 0-3; Verona-Juventus 1-1; Juventus-Benevento 0-1; Fiorentina-Juventus 1-1: totale 16 punti gettati nel water.

Con tutto il rispetto per l’Inter, che ha strameritato questo scudetto, vincendo quello che c’era da vincere, lo scudetto l’abbiamo perso noi. E la colpa non è di Pirlo, la colpa è di quei tre là che, come i precedenti tre (Moggi, Giraudo e Bettega), come dei tribuni accolsero il volere del popolo, quel 70 per cento degli juventini, che si erano stancati di vincere con Massimiliano Allegri, che colpevolmente seppe vincere l’impossibile con una squadra ritenuta da Antonio Conte bolsa e non più all’altezza (do you remember?).

È chiaro, lo avete capito, io sono uno di quelli che si definiscono orfani di Giuseppe Marotta e Massimiliano Allegri, e non me la prendo certamente con Sarri o Pirlo, ma con chi li ha scelti. Me la prendo con chi ha deciso di prendere Sarri e Pirlo e quel CR7 a quel prezzo, che ha fatto saltare i conti ben prima della pandemia e pensava che fosse sufficiente inserirlo in una squadra buona ma non di fenomeni, che tecnicamente non poteva supportarlo per spiccare il volo.

Da che mondo è mondo le partite si vincono in undici, tutti assieme, lottando e dandosi una mano, non certo cerando di far segnare quello là perché altrimenti sbuffa, gesticola e frigna come un mocciosetto qualsiasi ai giardinetti di periferia, prima di tornare a casa di corsa con il pallone sotto il braccio. È vero, Ronaldo deve anche aver pensato in più di una circostanza: ma con chi mi tocca giocare a pallone? Ma torniamo sempre là, a Paratrici Fabio, a Nedved Pavel e a quell’Agnelli Andrea, che da parte sua ha il grande merito di aver fatto cose fantastiche per otto anni otto, prima di smantellare tutto, prima di mandare via Marotta che gli faceva ombra e quell’Allegri che non sarà Guardiola, Zidane o Klopp, ma sapeva gestire da par suo gruppi di nevrotiche primedonne. E, cosa che non guasta, nei ritagli di tempo, tra un Bonucci sullo sgabello e un Bernardeschi da educare (“non sei più alla Fiorentina…”), sapeva anche vincere.

Ora il silenzio, iniziato tre anni fa. Ero allo Stadium con mia moglie per Juventus-Fiorentina, partita che ci diede matematicamente l’8° scudetto consecutivo, l’ultimo dell’era Allegri. All’uscita dallo Stadium (da quando è nato, solo scudetti, ndr) sembrava di essere ad un funerale di noi stessi. Silenzio assordante, bandiere riavvolte e teste chine. Era la festa scudetto! La festa del popolo bianconero incontentabile, irriconoscente, arrivo a dire anche incompetente, che aveva trucidato qualche anno prima quel galantuomo di nome Carlo Ancelotti e ripudiato uno degli allenatori più capaci e vincenti di sempre, Massimiliano Allegri.

Poi il nono scudetto di Sarri nel silenzio del Covid e di un lockdown che ci ha tenuti lontani, ma per noi juventini non è cambiato nulla, perché lontani lo eravamo già da un anno. Poi arriviamo ai tempi nostri, a questi tempi di vacche magre che ci hanno riportato sulla terra, come in un gioco dell’oca ci ritroviamo al punto di partenza, per una ripartenza che non sarà facile, perché non si sa nemmeno con chi e come.

Un anno orribile fatto di figure barbine per il caso Suarez, che questa volta non ha morso Chiellini, ma una dirigenza allo sbando, che ha poi gestito da par suo anche l’affaire SuperLega. Mi dicono: ma c’è la famiglia Agnelli, noi bianconeri dobbiamo in ogni caso essere grati da qui in eterno, anche ad Andrea, che ha scritto la storia di una società con una storia invidiabile. Sì, certo, c’è la Famiglia Agnelli, però è giunto il momento di fare punto e a capo. Loro che sono gente di finanza, di polso, di scelte, che valutano e giudicano, non possono pretendere che noi oggi si faccia finta di niente e si abbozzi. Occorrono scelte forti e anche impopolari, ma occorrono scelte. Mi dicono: ci penserà John Elkann, il cugino saggio. Vedo come va la Ferrari e già sudo freddo.

P.S.: Mi affaccio al balcone, ho bisogno di un po’ d’aria. Il cielo è azzurro in questa Milano di primavera e sotto di me sfrecciano auto con bandiere nerazzurre sventolanti, e i clacson mi ricordano i nostri ben tempi andati, che forse non abbiamo neanche saputo apprezzare fino in fondo. Allora penso che forse è anche il caso di dire finalmente grazie. Sì, in questo momento così duro e dolente è il caso di dire a tutti, persino a Bernardeschi e Kulusevski, Paratici e Nedved e Agnelli e a chi in questi anni c’è stato, grazie. Grazie per nove anni pazzeschi. Grazie per quello che ci avete regalato. Spero che quel 70% di bianconeri viziati e sazi abbiano capito. Dicano anche loro grazie. Grazie a tutti, e forse si scusino anche con chi come il sottoscritto avrebbe voluto avere ancora Giuseppe Marotta e Massimiliano Allegri. Ma la storia fa storia e va riposta ad un certo punto nello scaffale. C’è da prendere un nuovo diario. Ha le pagine bianche. Per strada sfrecciano rombanti auto con bandiere nerazzurre al vento, cori e clacson impazzano. Chiudo lentamente la finestra. Silenzio.

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Un commento su “IO, GOBBO INCONSOLABILE, CE L’HO CON LA NUOVA TRIADE

  1. Fiorenzo Alessi il said:

    Stavolta l’incipit non può che essere…
    Caro Amico PIER Augusto Stagi,
    ti scrivo da nerazzurro datato (Sarti, Burgnic e Facchetti….e via di leggenda) , non sfegatato di certo .
    Correre dietro ad un pallone ed essere anche pagati , in termini che definire insensati è dir poco, non è che mi entusiasmi più di tanto.
    Soprattutto se penso al nostro amato Ciclismo , ed a chi ne ha fatto una ragione ed un mezzo di vita : la disciplina sportiva che davvero sta nel cuore.
    Posso definirmi un osservatore anche di quell’affare (forse ancora un pochino anche sport) che ha nome calcio. Con una datata preferenza per la Beneamata , se si definisce ancora così .
    Questa lamentazione non è da Juventino. Non è da te .
    Chi per anni ha dominato il Campionato , bene o male in maniera incontrastata, non ha titolo, ne’ diritto alcuno, di fare tanti piagnistei se , proprio una volta ogni tanto , ad essere Campione d’Italia è qualcun altro che non siano le zebre bianconere.
    I Sovrani, quelli veri, non disdegnano di elargire un tozzo di pane anche al viandante di turno.
    L’INTER ha vinto ? GLORIA ed ONORE all’INTER .
    Starvene un pochino zitti di certo male non può farvi.
    Se pensi al nostro lungo digiuno , magari trovi ragioni anche per essere contento di com’è andata a finire.
    L’umiltà è una virtù, la superbia un vizio.
    Ricordalo quando tornerete la…solita Juventus.
    Ciao , con amicizia , stavolta pure scudettata.
    FIORENZO

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