IO E LE OLIMPIADI, UNA STORIA PER SEMPRE

di SILVIO MARTINELLO (oro olimpico Atlanta 96) – Los Angeles 1984, Atlanta 1996, Sydney 2000: sono le tre edizioni dei Giochi a cui ho partecipato, tre esperienze di vita e di sport che mi hanno arricchito e formato.

Quando uno sportivo ha l’opportunità di partecipare ai Giochi vive un sogno, se riesce a salire sul podio il sogno diventa una magnifica realtà.

Da Los Angeles tornai con la 4a posizione nell’inseguimento a squadre conquistata con i compagni Amadio, Brunelli e Grisandi. C’erano tutte le premesse per andare sul podio, anche per ricevere la medaglia più importante, ma non eravamo mentalmente pronti per quel genere di risultato, il sogno si materializzò in un incubo di fronte alla realtà; ovvero partire da favoriti che, addirittura, rimasero giù dal podio. Restarono il ricordo e l’amarezza, nella personale convinzione che non ci sarebbe stata un’altra opportunità: infatti ai Giochi partecipavano i dilettanti e 12 mesi dopo passai al professionismo.

Invece, quella regola anacronistica cambiò da lì a qualche anno e la porta si riaprì. Atlanta 1996 rappresentò lo stupendo sogno che si ripresenta e, magicamente, si realizza. Gradino più alto del podio: oro nella mia specialità, la corsa a punti, quella a cui rimango più legato. Prova che rappresenta il mix tra resistenza, velocità ed acume tattico, gambe e testa in preciso ordine di importanza. Senza le prime non inventi nulla, solo con le prime fai poca strada. Appuntamento preparato partendo da lontano, ovvero senza perdere una corsa a punti per due intere stagioni, 1995 e 1996. La prima in quanto stagione di qualificazione sia nazionale che internazionale, la seconda per preparare il grande giorno. L’amico compianto Candido Cannavò, allora direttore della “Gazzetta dello Sport”, il 29 luglio del 1996 sulle pagine della rosea coniò il termine “Il Professore” per commentare il mio oro, soprannome che mi portai fino al termine della carriera sportiva nel 2003. Tale fu la superiorità tecnica e tattica al cospetto dei migliori interpreti mondiali della specialità, che ancora oggi, io stesso, ricordo il tutto con immenso orgoglio.

Il risultato in quel genere di contesto non è mai frutto del caso, il lavoro fu lungo e certosino, ogni minimo dettaglio era sotto controllo, i marginal gains facevano la differenza anche allora, così come la fanno ora. Tale era la determinazione e la consapevolezza delle mie possibilità che il tutto venne con un’apparente e disarmante superiorità, indotta anche dalle particolari condizioni meteo di quel 28 luglio 1996, che imposero di imprimere fin da subito un ritmo intenso per l’alto rischio di interruzione a causa della pioggia incombente (che poi non arrivò rimanendo solo una minaccia), ma in realtà non fu così facile. Quel sogno diventò realtà, salii sul gradino più alto del podio, assaporando l’enfasi della chiamata dello speaker, la consegna della medaglia e l’emozione dell’inno nazionale. Gioia, orgoglio, forte spirito di appartenenza e, aggiungo, un gran senso di pace interiore. Quella sensazione che provi dopo aver raggiunto l’obiettivo preparato per molti mesi, quella sensazione che non mi permise di dormire a lungo il mattino dopo quando, alle 5.30, mi alzai, inforcai la mia bici ed uscii a fare una sgambata rigenerante tra le strade deserte di Stone Mountain. Ricordo ancora quella salutare pedalata come la più bella della mia vita.

Sydney, quattro anni più tardi: ci arrivai con la necessaria convinzione, con un buona condizione, ma nella gara individuale non andai oltre l’8a posizione, affidando le speranze alla neoentrata nel programma olimpico, la madison, in programma il giorno successivo. Con Marco Villa conquistammo la medaglia di bronzo, che solo a distanza di tempo realizzai rappresentare molto. Talmente grande era la volontà di riconquistare un oro, e l’amarezza che ne conseguì nel non esserci riuscito, che solo a distanza di tempo realizzai che il podio Olimpico, su qualunque gradino si salga, è un gran risultato sempre e comunque.

Raccontato delle mie esperienze olimpiche, non mi resta che augurare tanta fortuna alle nostre atlete ed ai nostri atleti, soprattutto alle titolate squadre del ciclismo che sono a Tokyo con grandi ambizioni. Un oro olimpico è per sempre.

 

Un pensiero su “IO E LE OLIMPIADI, UNA STORIA PER SEMPRE

  1. Fiorenzo Alessi dice:

    Caro (permetterai l’attributo amicale) SILVIO MARTINELLO,
    Professore emerito in Disciplina Ciclistica,
    ho letto e poi riletto il tuo Altropensiero in prospettiva Olimpica.
    Una sorta di summa dei principi e delle regole che , nonostante i tempi cambino , restano tavole della legge per chi veramente abbia a cuore il Ciclismo .
    Che , lo ripeterò all’infinito, non è un semplice Sport (si badi, tutti meritevoli di attenzione e plauso) ma un irrinunciabile vademecum per vivere al meglio.
    E Silvio Martinello, Olimpionico e tra i Maestri dell’arte sopraffina ed al contempo graffiante della Pista, ne è un carismatico esempio .
    Basta , come dicevo, leggerlo , e poi rileggerlo.
    Non certo perché espone concetti ed argomenti difficili da comprendere , ma per …gustare appieno quanto dice e scrive.
    Anche nel Ciclismo, nonostante i “fenomeni” in crescente – ed a volte desolante – presenza, …repetita iuvant.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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