EMERGENZA INFLUENCER

di CRISTIANO GATTI – Parliamoci chiaro: se devono essere i Fiorelli e gli Amadeus, le Selvagge Lucarelli e le Barbare D’Urso a convincerci di stare in casa, significa che non siamo messi tanto bene nemmeno a livello umano e spirituale.

Questa gente che di case ne ha come minimo tre o quattro, Milano e Roma di base, New York e Londra per gli spostamenti di lavoro, magari Cortina e Montecarlo per i momenti di svago, questa gente che oltre tutto a casa sua non ci sta mai, proprio questa bella gente chiamata modernamente influencer sarebbe ora chiamata a diffondere con le sue prerogative ieratiche i nuovi comportamenti virtuosi, basati sul minimalismo familiare, sull’intimità domestica, sulla poesia del piccolo mondo individuale.

Sinceramente: il Coronavirus ha già le sue belle complicazioni, per doverci mettere tra i banchi ad ascoltare certe lezioni di educazione civica. Al cambio dell’ora, tra l’altro, salgono in cattedra pure gli altri influencer, diciamo di estrazione istituzionale, sindaci e governatori che fino all’altro ieri ci sbattevano fuori di casa, basta con questo panico immotivato, ciascuno deve fare la propria parte al proprio posto, non possiamo fermare l’Italia per un’influenza, proprio loro sono qui adesso a dirci in tutte le salse e su tutti i canali state a casa, chiudetevi in casa, non uscite di casa.

E come panna montata sopra i pressanti inviti, degli influencer fru-fru e degli influencer serioni, l’immancabile pistolotto filosofico-morale: forza, dai, state con i vostri figli, riscoprite quant’è bello restare in famiglia. Loro, che di famiglie ne hanno quanto le case, due o tre sparse qua e là, quasi sempre tutte sfasciate perchè in famiglia non ci sono mai.

Parlo per me: grazie del gesto, ma non c’è bisogno di un’altra influenza. Tornatevene voi a riscoprire quant’è bello stare in casa e in famiglia, se le trovate ancora. Ho capito già da un po’, senza influenze di influencer, che è meglio muoversi il meno possibile. Quanto alla riscoperta della famiglia, non comprendo: io non devo riscoprire niente. L’ho scoperta al momento di allestirla e ogni giorno di più ho imparato a conoscerla, nel bene e nel male. Starci di più, adesso, non è un sacrificio. E tanto meno una scoperta. E’ il luogo dove corro sempre, a gambe levate, d’istinto, quando là fuori tira aria di naufragio.

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